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La transizione alla democrazia delle Repubbliche baltiche: dalla fine del sistema sovietico all'ingresso nell'Unione Europea. Processi e prospettive del consolidamento democratico.

Informazioni tesi

  Autore: Roberto De Girolamo
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Politiche, Sociologia, Comunicazione
  Corso: Relazioni Internazionali (LM-52)
  Relatore: Maria Cristina Marchetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 349

Il lavoro che si è voluto sviluppare in questa tesi riguarda l’analisi del processo di transizione democratica avvenuto nei tre Paesi baltici di Estonia, Lettonia e Lituania dalla fine del sistema sovietico nel 1991, del quale i tre Paesi erano parte integrante, all’ingresso nelle maggiori istituzioni e fora internazionali, in primis l’Unione Europea e l’Alleanza Atlantica.
Nel corso dell’Anno Accademico 2010-2011, avendo avuto la piacevole occasione di approfondire il tema delle transizioni democratiche nell’Europa post-comunista, si è deciso di dedicarsi precipuamente all’analisi del processo di transizione alla democrazia nei tre Paesi Baltici di Estonia, Lettonia e Lituania. Questi tre piccoli paesi, dei quali all’inizio avevamo una conoscenza per lo più legata ai loro attuali alti tassi di informatizzazione della vita pubblica e politica, sorpresero fin da subito la nostra attenzione per la loro lunga storia di dominazioni straniere ma anche per le loro fiere e spiccate identità nazionali e culturali che tanto ruolo ricoprirono nel loro processo di affrancamento dal giogo sovietico. Tra l’altro un dato storico troppo spesso dimenticato è la constatazione di come i tre Paesi baltici non facessero solamente parte della zona di influenza sovietica (i cosiddetti Sojuzniky, ossia i paesi aderenti al Patto di Varsavia) ma fossero parte integrante dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche; Estonia, Lettonia e Lituania erano tre delle quindici RSS di cui si componeva l’Urss. Come ricordato poc’anzi la storia dei tre Paesi baltici è stata contraddistinta sin dal XIII secolo da numerose invasioni e dominazioni straniere (svedesi, danesi, polacchi, tedeschi) ma anche da espressioni statuali mature ed al tempo potenti come evidenzia il caso del Granducato di Lituania che tra il XII il XVIII secolo si estendeva in gran parte dell’Europa orientale dal Mar Baltico al Mar Nero. È dall’Ottocento, tuttavia, che la storia dei tre Paesi baltici prende le forme di un destino storico comune: per duecento anni, fino al 1917, fecero parte dell'Impero zarista come governatorati del Baltico. In seguito alla Rivoluzione Russa ed alle vicende della prima guerra mondiale i tre stati ottennero l'indipendenza nel 1918 che riuscirono a conservare sino al 23 agosto del 1939, fatidico giorno in cui venne firmato il Patto Molotov-Ribbentrop che di fatto sancì per esse l’inizio di un cinquantennio di occupazione sovietica, con una breve ma non meno dura parentesi di dominazione nazista dal 1941 al 1944, e di un processo di sovietizzazione politica e di russificazione linguistica e culturale che è perdurato ininterrottamente sino all’estate del 1991.
Pertanto l’interesse primario verso quest’area geografica alla “periferia dell’Europa” è derivato dalla constatazione del ricco bagaglio storico e culturale dei tre Paesi baltici, fortemente interrelato con la stessa storia, non solo novecentesca, dell’Europa. La motivazione principale che ci ha spinto pertanto ad occuparci della transizione alla democrazia delle tre Repubbliche baltiche è derivata essenzialmente dalla curiosità verso un’area geografica, quella del Baltico, non sufficientemente analizzata e studiata nelle sue diversificate ma allo stesso tempo comuni caratteristiche europee.
Il lavoro di tesi che si è svolto si compone di quattro capitoli. Il primo capitolo costituisce un quadro storico dei tre Paesi baltici che si dipana dal primo periodo di indipendenza (1918-1939) alle occupazioni sovietica e nazista susseguenti la firma del Patto Molotov-Ribbentrop; dal successivo dominio cinquantennale sovietico sino alla riconquista dell’indipendenza nazionale, con uno sguardo al ruolo svolto dalle politiche gorbacioviane delle perestrojka e della glasnost’ e all’azione dei Fronti popolari baltici nella marcia di avvicinamento all’indipendenza.

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Introduzione Il lavoro che si è voluto sviluppare in questa tesi riguarda l’analisi del processo di transizione democratica avvenuto nei tre Paesi baltici di Estonia, Lettonia e Lituania dalla fine del sistema sovietico nel 1991, del quale i tre Paesi erano parte integrante, all’ingresso nelle maggiori istituzioni e fora internazionali, in primis l’Unione Europea e l’Alleanza Atlantica. Nel corso dell’Anno Accademico 2010-2011, avendo avuto la piacevole occasione di approfondire il tema delle transizioni democratiche nell’Europa post-comunista, si è deciso di dedicarsi precipuamente all’analisi del processo di transizione alla democrazia nei tre Paesi Baltici di Estonia, Lettonia e Lituania. Questi tre piccoli paesi, dei quali all’inizio avevamo una conoscenza per lo più legata ai loro attuali alti tassi di informatizzazione della vita pubblica e politica, sorpresero fin da subito la nostra attenzione per la loro lunga storia di dominazioni straniere ma anche per le loro fiere e spiccate identità nazionali e culturali che tanto ruolo ricoprirono nel loro processo di affrancamento dal giogo sovietico. Tra l’altro un dato storico troppo spesso dimenticato è la constatazione di come i tre Paesi baltici non facessero solamente parte della zona di influenza sovietica (i cosiddetti Sojuzniky, ossia i paesi aderenti al Patto di Varsavia) ma fossero parte integrante dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche; Estonia, Lettonia e Lituania erano tre delle quindici RSS di cui si componeva l’Urss. Come ricordato poc’anzi la storia dei tre Paesi baltici è stata contraddistinta sin dal XIII secolo da numerose invasioni e dominazioni straniere (svedesi, danesi, polacchi, tedeschi) ma anche da espressioni statuali mature ed al tempo potenti come evidenzia il caso del Granducato di Lituania che tra il XII il XVIII secolo si estendeva in gran parte dell’Europa orientale dal Mar Baltico al Mar Nero. È dall’Ottocento, tuttavia, che la storia dei tre Paesi baltici prende le forme di un destino storico comune: per duecento anni, fino al 1917, fecero parte dell'Impero

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