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L'importanza di Firenze e dell'Italia in "A Room with a View" di E.M. Forster

Informazioni tesi

  Autore: Daniele Rinaldi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue e letterature straniere
  Relatore: Cecilia Pietropoli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 45

Il capolavoro di E.M Forster, "Camera con Vista", (A Room with a View), del 1908, è suddiviso in due parti: nella prima i protagonisti sono in viaggio a Firenze, nella seconda si ritrovano tutti nella campagna inglese. L’Italia, tuttavia, non svolge solo un mero ruolo di background, ma gioca una parte attiva all’interno del romanzo. La protagonista, Lucy Honeychurch, infatti è proprio in Italia che decide di cambiare vita, o meglio di riappropriarsi della propria sotto la guida costante della sua famiglia e della chaperon, Miss Bartlett. La città di Firenze gioca, quindi, un ruolo fondamentale nel romanzo: culla della civiltà rinascimentale, segna definitivamente anche il “Rinascimento” della protagonista che decide di uscire dal Medioevo in cui era rinchiusa ed decidere autonomamente: per questo motivo lascia il fidanzato Cecil, scelto dalla sua famiglia, per George Emerson, un bel gentiluomo inglese conosciuto proprio a Firenze.
L’opera intende, quindi, sottolineare il ruolo giocato da Firenze e, in generale dall’Italia, nel romanzo di Forster e contrapporre le idee e i comportamenti dei personaggi “italiani” a quelli “inglesi”. È anche un’ottima opportunità per capire quale visione avevano gli Inglesi dell’Italia all’inizio del secolo scorso.

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3 INTRODUZIONE Già nel Seicento, Bacone definiva il viaggio in Italia “esperienza importante nel processo di formazione” 1 , ma è soprattutto dal Settecento che il “Gran Tour” (come verrà definito successivamente) diventa un fenomeno sempre più diffuso all’interno della nobiltà e dell’alta borghesia. I conflitti che scoppiano in questo secolo determinano una maggiore o minore affluenza di stranieri desiderosi di venire a studiare in Italia: per esempio, le guerre di secessione austriache (1700 - 1748) impediscono la partenza di numerosi abitanti del Sacro Romano Impero e dell’Impero austriaco. Più tardi, a seguito dello scoppio della rivoluzione francese nel 1789, l’Italia prima diventa meta di numerosi tedeschi che vedono nel nostro Paese “un rifugio di bucolica serenità ancora al riparo - e salvaguardia - dalla tempesta che si stava abbattendo sull’Europa settentrionale” 2 ; poi, in seguito all’invasione di Napoleone (1796), il viaggio verso la nostra penisola subisce una battuta d’arresto. Per tutto l’Ottocento e fino agli inizi del secolo scorso il “Gran Tour” continua ad avere il suo fascino, che, tuttavia, dopo la prima guerra mondiale, a causa dell’ascesa al potere di Mussolini, volge al termine: lo stesso Forster per tutto il Ventennio non viene in Italia. Sono soprattutto i membri maschi delle famiglie aristocratiche a recarsi in Italia, “ritenuta indispensabile, in particolar modo dall’insulare Inghilterra, nell’educazione di un giovane di buona famiglia. Dovere intellettuale prima ancora che piacere [….] (che) ha come fine principale l’approfondimento della cultura classica e rinascimentale, ritenute fondamentali nel sapere di un uomo di rango. 3 Oltre a questa motivazione, le altre ragioni che spingono gli stranieri a recarsi in Italia sono l’interesse commerciale e professionale da una parte, 1 C. Consolini, Viaggiatori tedeschi, in Viaggi e viaggiatori del Settecento in Emilia e Romagna, a c. di G. Cusatelli, Il Mulino, 1986, vol. II, pag 559 2 Ibid, pag 574 3 Cecilia Pietropoli, Viaggio, natura, in Lettere dall’Europa. Un secolo di corrispondenza femminile, a cura di Franca Zanelli, Sellerio editore, Palermo, 2004, pag 447

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