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I media autoctoni come opportunità di interconnessione fra tradizione,comunicazione e tecnologia audiovisuale

Informazioni tesi

  Autore: Federica Colucci
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Alberto Baldi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 214

L’identità moderna e post-moderna dell’uomo è paragonabile ad un costrutto sia sociale che tecnologico: ogni cultura fornisce una propria immagine dell’uomo, veicolata da norme, valori e modelli di riferimento. Con i mass media emergono nuovi ambienti in cui l’identità si costruisce attraverso la tecnologia.Le nuove tecnologie della comunicazione permettono all’uomo di scindere dallo spazio geometrico/fisico per entrare a far parte del “villaggio globale”, che unifica l’esperienza della localizzazione con quella della globalizzazione.L’antropologia dei media (o antropologia visuale) si profila come nuovo quadro antropologico per lo studio del rapporto esistente fra la realtà locale e i fenomeni globali. Attualmente,popolazioni indigene di tutto il mondo,dopo un lungo processo di significazione e acquisizione tecnologica, dispongono di multiformi modalità di accesso ai media:le comunità native devono relazionarsi al mutamento sociale che coinvolge tutto il mondo, entrando a far parte del villaggio globale salvaguardando però la cultura emica.È insito un meccanismo di riscatto nel legame fra tecnologia audio visuale e partecipazione indigena alla produzione mediatica: tali popolazioni sono state da sempre vessate dagli attacchi degli Imperi Coloniali, perciò vittime di soprusi politici,fisici e psicologici. Oggi, grazie ai processi di modernizzazione e di globalizzazione, anche le comunità più “remote” possono far sentire la propria voce preservando e proteggendo la cultura locale altrimenti obliata.Le popolazioni autoctone diventano parte attiva nella produzione di documentari, film, video musicali e siti internet; questi prodotti rafforzano l’identità dei popoli indigeni tramite un progetto collettivo di auto rappresentazione e informazione dell’opinione pubblica mondiale dell’esistenza del nativo e della sua lotta per il riconoscimento dei diritti. (Solo nel 2007 è stata adottata dalla comunità internazionale la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni).In numerosi casi il web si è rivelato uno strumento di autodeterminazione,occasione di rilancio e evoluzione culturale. Ad esempio,i Maori attualizzano le proprie tradizioni attraverso la rete: internet è così diventato scenario della presenza delle minoranze linguistiche-culturali, poiché vengono abbattute le barriere fisiche per entrare a far parte pienamente del villaggio globale. Invece, i Quechua riescono ad abbattere barriere sociali e discriminatorie comunicando con il mondo grazie all’alfabetizzazione informatica. Tali popolazioni hanno in comune la necessità di diffondere e condividere la propria memoria collettiva per ritagliarsi un posto nell’era digitale, operazione questa che nasconde una profonda necessità di adattarsi ai tempi e di integrare la propria cultura al fine di ritagliarsi un posto nel mondo globalizzato.Questi processi di rinnovamento culturale, sostenuti dal processo di globalizzazione e di diffusione dei media, rendono tangibile l’esistenza di un Villaggio Globale nel quale ci si può confrontare con popolazioni appartenenti a tutto il mondo. La società odierna è di natura multietnica, ossia caratterizzata dalla coesistenza di persone di numerose etnie diverse. Appare evidente la necessità di una consapevole educazione alla comunicazione multiculturale: in questo interscambio culturale e sociale fra etnie diverse occorre promuovere l’uguaglianza intrasociale e intersociale, al fine di rispettare e tutelare le peculiarità culturali proprie di ogni gruppo emico.

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1 Introduzione I mezzi di comunicazione di massa come cinema, televisione, radio, internet, sapientemente indottrinati, gestiti e canalizzati trasmettono e spesso impongono immagini e modelli culturali, aggredendo e penetrando la sfera dei processi cognitivi. La conseguenza prima e più tangibile è che il corollario dell’esperienza umana ne risulta interamente filtrato. Nello specifico, estrapolando fra i vari media il messaggio visuale, si potrebbe dire che questo trasforma l’Homo Sapiens, prodotto dalla cultura orale e scritta, in Homo Videns, ossia manipolato dal primato dell’iconorrea, cioè del prevalere del visibile sull’intelligibile. L’acquisizione visiva diventa allora strumento antropogenetico poiché trasforma il modo in cui l’uomo realizza una concreta esperienza della realtà. L’effetto di tale esposizione si riscontra nell’ idolatria dello strumento: tutto ciò che passa attraverso la percezione visiva viene più facilmente considerato come veritiero. La tecnologia visuale diviene il centro della conoscenza e dell’esperienza dell’ambiente circostante, creando una con-fusione fra realtà e rappresentazione, nascondendo messaggi latenti dietro immagini apparentemente innocenti. Ogni cultura esplica, in base agli strumenti tecnologici di cui dispone, una determinata immagine dell’uomo, accompagnata da un insieme di valori e rappresentazioni: le tecnologie dei media generano nuovi ambienti dove diffondere l’icona identitaria in base a sfaccettature immaginifiche. L’identità del’uomo moderno e post moderno è quindi paragonabile, in quanto costrutto sociale, ad uno strumento tecnologico: è così che il medium diventa il messaggio, e l’identità che ne consegue dipende strettamente da quello che le immagini veicolano.

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