Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Oggetti, aneddoti, sineddochi. Figure dell'emigrazione nella ''Valigia'' di Sergej Dovlatov

Sergej Dovlatov (1941- 1990) è uno degli autori contemporanei più popolari in Russia, ma nonostante le sue opere maggiori siano state tradotte da Laura Salmon per la casa editrice Sellerio, è ancora molto poco noto al pubblico italiano. Questo lavoro si pone l’obiettivo di mettere in luce due aspetti in particolare: quello di Dovlatov come scrittore dell’emigrazione e quello del significato degli oggetti all’interno del suo libro La Valigia.
La tesi è strutturata in tre capitoli: nel primo si introducono la letteratura d’emigrazione, le tre ondate dell’emigrazione russa e la vita e l’opera di Dovlatov in Russia e in America; nel secondo si presenta il testo La Valigia con le sue componenti aneddotiche, si affronta il suo rapporto con la tradizione e si riconosce nella Valigia il momento centrale del percorso di ricerca dello scrittore che viene individuato nella stesura dei tre testi consecutivi Noialtri (1983), La Valigia (1986) e Il Frigorifero (1990, incompiuto); nel terzo si assimila La Valigia ad una sineddoche della patria e si analizza il significato degli oggetti sia attraverso un percorso all’interno della cultura russa classica e sovietica che attraverso un’analisi più dettagliata del testo in lingua originale.
L’argomentazione che viene proposta è che Dovlatov sia passato, negli ultimi anni della sua vita, dalla scrittura aneddotica alla forma particolare della scrittura per sineddochi, e che questo passaggio non sia da considerarsi casuale. All’interno di questo lavoro si riconosce nella sineddoche un “processo produttivo” sia nella storia della letteratura russa che nella letteratura d’emigrazione e si evidenzia il significato degli oggetti come unità di misura: attraverso di essi vengono messi su una bilancia l’Occidente e il mondo sovietico ed emerge non soltanto il rapporto dell’uomo sovietico con i beni di consumo, ma in generale quello dell’uomo con i beni materiali. Dovlatov sembra suggerire un’analogia tra questo tipo di rapporti e la nostalgia della patria, che costituisce il tema di fondo della Valigia.

Mostra/Nascondi contenuto.
Sydney Vicidomini - Oggetti, aneddoti, sineddochi. Figure dell’emigrazione nella Valigia di Sergej Dovlatov. 5 Introduzione L’opera di Sergej Dovlatov (Ufa, 1941- New York, 1990), autore di origini per metà armene e per metà ebree, emigrato a New York nel 1979 e diventato un autore di successo soltanto dopo aver lasciato il paese d’origine, ha affascinato i lettori della Russia post-sovietica negli ultimi vent’anni. A proposito di questo particolare periodo storico, Aleksandr Genis scrive che, mentre una volta lo scopo delle memorie era quello di valutare il passato, adesso si tratta invece di convincersi di ciò che è stato e di affermare l’esistenza di una storia propria, individuale 1 . All’indomani della caduta dell’Unione Sovietica, infatti, è proliferata una letteratura memorialistica che si è occupata principalmente di raccontare come era la stata la vita in Russia nei settantaquattro anni che avevano seguito la rivoluzione, e in particolare come era stata durante la Guerra Fredda, negli anni in cui l’Occidente viveva, attraverso il filtro della cultura americana, la rivoluzione studentesca, quella sessuale, e la diffusione del capitalismo come sistema economico con un conseguente aumento dell’importanza dei beni di consumo. All’interno di questa letteratura memorialistica diversi testi, tra cui Dovlatov i okrestnosti, appena citato, sono stati dedicati alla vita di Sergej Dovlatov e al suo rapporto con la scrittura. Il successo dell’opera di Dovlatov all’indomani della caduta dell’Unione Sovietica è attribuibile, oltre che allo stile memorialistico che si confaceva con i gusti del momento, alla forte polifonicità, in senso Bachtiniano, dei suoi scritti. Per quanto riprendano modelli narrativi che sono propri anche di altre culture (l’aneddoto, la raccolta di novelle, la procrastinazione dell’azione) 2 , i testi di Dovlatov risultano comunque profondamente “russi”, ovvero il suono della loro polifonicità è più forte, quanto più si ascolta questi testi con la consapevolezza della cultura russa e dei suoi segni. A cavallo degli gli anni ’90 e 2000, Laura Salmon ha tradotto Dovlatov per la casa editrice Sellerio, contribuendo alla 1 Aleksandr Genis, Dovlatov i okrestnosti, Mosca, Vagrius, 2004, p. 8. 2 Vedi Viktor Šlovskij, “La struttura della novella e del romanzo”, in Tzvetan Todorov ed., I formalisti russi. Teoria della letteratura e metodo critico, Torino, Einaudi, 1968, pp. 205-230, passim.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Sydney Vicidomini Contatta »

Composta da 85 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1880 click dal 04/06/2012.

 

Consultata integralmente 3 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.