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La perquisizione e il rispetto dei diritti umani

Informazioni tesi

  Autore: Alessia Minora
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Giulio Illuminati
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 213

La dissertazione analizza, partendo dal testo della Costituzione e della duplice garanzia della riserva di legalità e di giurisdizione ivi prevista, dapprima la disciplina codicistica e, infine, quella dettata dalla cd legislazione dell' "emergenza". Lo scopo della tesi esaminata è quello di ribadire che il principio di legalità è valido in ogni fase del procedimento, a prescindere del contesto in cui l’atto si inserisce: anche la fase delle indagini preliminari è una parte del procedimento e in quanto tale subordinata a delle precise regole. Il conoscere giudiziario non è privo di limiti: in quanto estrinsecazione di un potere non è certamente equiparabile ad un mero conoscere intellettivo. L’attività investigativa in quanto finalizzata alla ricostruzione dei fatti di reato deve avvenire entro determinati limiti, espressione di diritti ed interessi meritevoli di tutela secondo l’ordinamento. Nell’esecuzione delle perquisizioni, in quanto estrinsecazione di un potere coercitivo che si compie in genere nella fase preliminare, molto delicata sotto il profilo dei diritti umani, è di vitale importanza il rispetto delle regole procedimentali proprie di uno “Stato di diritto”. La tesi analizza i limiti posti dalla disciplina della Costituzione e del codice di procedura penale all’esecuzione della perquisizione e come tali limiti siano stati a volte, “minacciati” dalle legislazioni speciali, le quali nell’“ansia” di inseguire le cosiddette emergenze, poco si sono curate di rispettare il progetto complessivo e hanno finito spesso per creare eccezioni o veri e propri sottosistemi, se non addirittura per intaccare direttamente tale progetto.Analizzata la disciplina legale delle perquisizioni, si è infine affrontato il tema della loro valenza probatoria nelle dinamiche del giudizio dibattimentale.

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6 INTRODUZIONE Le perquisizioni sono mezzi di ricerca della prova che possono essere disposti in qualsiasi fase del procedimento penale. Tuttavia la fase in cui con maggiore frequenza si ricorre a tale strumento è senza dubbio, quella delle indagini preliminari: è in tale fase, infatti, che l’atto esplica tutta la sua potenziale utilità. Si tratta di uno strumento fondamentale per gli organi inquirenti perché consente di acquisire elementi di prova “materiali” concernenti la commissione di un reato esplicando il proprio contributo probatorio verso una duplice direzione: da un lato, come atto utile ad indirizzare l’attività di indagine; dall’altro, in quanto atto non ripetibile, come strumento di prova, utilizzabile ai fini del giudizio. La circostanza di essere un atto tipico della fase delle indagini preliminari e di poter essere utilizzato ai fini della decisione dibattimentale rende la perquisizione un atto delicato dal punto di vista dei diritti del destinatario. La fase delle indagini è connotata infatti, da una posizione di preminenza del pubblico ministero, il quale gode della facoltà di scegliere la strategia inquirente. Egli, in particolare, si muove lungo i binari di una logica volta alla ricostruzione del concreto fatto di reato. Si parla al riguardo dell’unidirezionalità delle attività del pubblico ministero, per alludere a tale profilo, cioè dell’essere il pubblico ministero il dominus della fase delle indagine preliminare. Il che non desta alcuna perplessità ove si consideri che la fase delle indagini preliminari è, almeno per regola generale fine a sé stessa, nel senso che è strumentale a raccogliere il materiale probatorio necessario a maturare la decisione circa l’esercizio o meno dell’azione penale. Ma le perquisizioni, così come gli altri mezzi di ricerca della prova, scavalcano la barriera della separazione tra le fasi del procedimento, permettendo di acquisire elementi direttamente utilizzabili dal giudice del dibattimento ai fini del giudizio. E’ questa la peculiarità di fondo di tali mezzi di ricerca della prova, quella di poter esplicare la loro potenziale valenza probatoria al di fuori della fase in cui viene prodotta. A ciò si aggiunga il carattere coercitivo della perquisizione, in quanto attività che può essere compiuta a prescindere dalla volontà del suo destinatario. Pur non presentando il carattere dell’insidiosità -tipico invece dell’intercettazioni telefoniche, le quali vengono compiute all’insaputa del destinatario- indubbiamente essa costituisce un mezzo notevolmente

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