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L'evoluzione del sistema bancario italiano e dualismo territoriale.

Scopo del presente lavoro è quello di analizzare l’evoluzione del sistema bancario nazionale e il dualismo territoriale nel corso degli ultimi anni. Il lavoro è suddiviso principalmente in due parti; la prima formata dal primo e dal secondo capitolo, fondamentalmente più teorici.

In essi sono esposte tutte le riforme istituzionali del sistema bancario che si sono verificate nel corso del secolo scorso in Italia e, s’illustra il rapporto banca – impresa sempre nel nostro Paese e si chiariscono, i punti fondamentali riguardanti il rischio, la regolamentazione e la vigilanza. Nel primo capitolo, si parte dalla legge bancaria del 1936 (formulata subito dopo la Grande Depressione) con la quale sono affermati: il principio della specializzazione temporale del credito, il principio del pluralismo istituzionale e il principio della separatezza tra banca e industria; si arriva alla legge Amato - Carli del 1990 riguardante, le disposizioni in materia di ristrutturazione e integrazione patrimoniale degli Istituti di credito di diritto pubblico e con la quale sono state introdotte le fondazioni bancarie. Ultima ma non meno importante riforma istituzionale arriva con il d.lgs. 385/1993 meglio conosciuto come Testo Unico delle leggi in materia bancaria creditizia.
Il d. lgs 385/1993 (tub) stabilisce: quali sono i criteri necessari per ottenere l’autorizzazione da parte della Banca d’Italia, affinché una banca possa iniziare la propria attività; da una definizione precisa di attività bancaria; determina quali sono le attività ammesse al mutuo riconoscimento.

Nel secondo capitolo viene analizzato e approfondito il rapporto banca – impresa nel nostro Paese evidenziando le caratteristiche salienti di tale rapporto. Si analizzano in seguito i possibili rischi dell’attività bancaria distinguendoli fra: rischi connessi all’attività di intermediazione creditizia e mobiliare. Per poter gestire al meglio questi rischi sono previste diverse autorità di controllo che svolgono anche attività di vigilanza.
Al fine di poter meglio stabilire le linee guida dei requisiti patrimoniali delle banche vengono esposte le innovazioni e le modifiche apportate da Basilea I e Basilea II che hanno cercato di: estendere la vigilanza a tutte le istituzioni bancarie; coordinare le autorità di vigilanza nazionali e rendere più efficace la regolamentazione di vigilanza. Basilea II inoltre rivisita i requisiti patrimoniali minimi delle banche cercando di renderli più sensibili al rischio dei singoli prestiti e introduce nuovi sistemi di misurazione del rischio degli investimenti bancari.

La seconda parte del lavoro è formata dal terzo capitolo riguardante le banche e il Mezzogiorno e di conseguenza il dualismo territoriale che si presenta nella realtà italiana. È illustrato il contributo della teoria economica soffermandosi sulla convinzione diffusa che i problemi delle imprese italiane siano riconducibili all’incapacità del sistema bancario nazionale di offrire i servizi adeguati e di stimolare la competitività. Si passa successivamente ad affrontare il problema del Mezzogiorno in sé, soffermandosi sugli aspetti riguardanti il sistema bancario meridionale nel corso degli anni Novanta. Il lavoro si chiude con una breve analisi del sistema bancario meridionale nelle recenti valutazioni della SVIMEZ (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno).

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CAPITOLO PRIMO RIFORME ISTITUZIONALI DEL SISTEMA BANCARIO IN ITALIA 1.1 La legge bancaria del 1936 Le trasformazioni che il sistema bancario italiano ha visto imporsi negli ultimi vent’anni sono state profonde e la sua riorganizzazione ha reso possibile alle banche italiane di cominciare a reggere il passo con le grandi “concorrenti” del mercato europeo e internazionale, che con i processi di globalizzazione ormai avanzati sono il vero campo d’azione su cui confrontarsi. Negli anni Trenta l’economia Italiana risentì fortemente del propagarsi della crisi del mercato mondiale. A pagarne gli effetti fu soprattutto il mercato industriale e quello borsistico, in cui si verificò il crollo dei corsi azionari. Le principali Banche miste italiane (Comit e Credito Italiano), che controllavano direttamente o indirettamente gran parte dei pacchetti azionari delle imprese in crisi, si trovarono in serie difficoltà:  Precarietà dei fidi concessi alle imprese industriali.  Ulteriore acquisto dei propri titoli nel tentativo di difenderne la quotazione. 4

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Erika Nugnes Contatta »

Composta da 72 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.