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Olocausto - Hate crimes: un continuum dell’intolleranza?

In questo lavoro ho cercato di mettere a confronto le persecuzioni omosessuali durante il nazismo e le discriminazioni sessuali che caratterizzano gli Hate crimes di oggi, sia in termini di legislazione,che di metodologie e approccio all’omosessualità stessa.
Partiamo dalla Germania dove il paragrafo 175 puniva con la reclusione l’omosessualità in tutte le sue forme, ovvero anche in termini di gesti o semplicemente atteggiamenti sospetti.
L’omosessualità veniva vista come un problema, una malattia che minava la stabilità e la possibilità di progredire della Germania, era necessario perciò trovare una soluzione, magari drastica e definitiva.
Molti furono i metodi, crudeli e disumani, utilizzati nei campi di concentramento dove i prigionieri condannati appunto in base all’articolo 175 venivano inviati dopo essere già stati in carcere.
Vi furono diversi tentativi di guarigione degli omosessuali:
• Castrazione
• Inserimento capsula ormonale
• Rapporti sessuali coatti con prostitute
• Sterminio attraverso il lavoro
• Cavie umane
Come si comportava invece l’Italia nei confronti dell’omosessualità?
Diciamo che si dimostrò più tollerante dato che non esistevano né leggi specifiche che punivano questo tipo di relazione né soluzioni a un problema che in realtà non veniva neppure percepito, anzi proprio per questa volontà di non percepirlo non se ne parlava nemmeno e gli omosessuali che venivano scoperti venivano mandati al confino politico: allontanati quindi dalla vita sociale normale per poi essere rilasciati dopo poco tempo, magari quando le acque si erano un po’ calmate. Potevano avere relazioni ma senza troppa pubblicità, senza ostentare i propri sentimenti, come un sottobosco diciamo. L’Italia diventò quindi il regno del non detto, degli eufemismi, dei sussurri.
Si è cercato di trovare delle spiegazioni alle atrocità dell’olocausto infatti da ricerche ed esperimenti è emerso che il contesto culturale, le influenze sociali e alcune caratteristiche della personalità possono indurre gli individui a compiere atti criminali contro specifici gruppi di individui.
Questi risultati possono essere estesi anche al caso dei crimini d’odio dei nostri giorni, e questo può essere visto come punto d’incontro tra questi due fenomeni storicamente e culturalmente distanti, almeno apparentemente.
Infatti a tutt’oggi ancora in molti paesi l’omosessualità o il semplice sospetto sono puniti con l’arresto, la tortura o addirittura la pena di morte. Solo in dieci paesi nel mondo la discriminazione da pregiudizio antiomosessuale viene considerata un’aggravante dei crimini violenti.
In Italia purtroppo vi è una carenza di dati statistici che riguardano i crimini d’odio in particolare, poiché non vengono raccolti sistematicamente i dati come ad esempio negli Stati Uniti, per questo motivo mi sono basata su statistiche americane, dalle quali emerge, per esempio, che gli aggressori sono spesso soggetti giovani, maschi che agiscono spesso in coppia o gruppo: questo potrebbe indicare la loro debolezza e il loro bisogno di sentirsi potenti ma allo stesso coalizzarsi, per riuscire a compiere atti criminali dettati dal pregiudizio. Come nel caso di Mattew Shepard.
Quali misure si possono prendere per arginare il fenomeno?
• Raccolta di dati per far emergere il problema
• Educazione e prevenzione all’interno della comunità LGBTQI stessa
• Corsi di autodifesa
• Tutela dei diritti attraverso associazioni ed enti (Movimento Gay)
Cosa fa l’Italia?
Solo dal 2003 esiste una vera legge che vieta le discriminazioni sessuale, il movimento gay si batte quotidianamente nella lotta per la parità dei diritti.
A proposito di movimento per la liberazione omosessuale, il 17 maggio si è celebrata la giornata mondiale contro l’omofobia, il 27 giugno a Genova si è svolto il gay pride…come mai nessun telegiornale ne ha dato notizia? Questo silenzio non ricorda l’Italia del non detto e degli eufemismi dei tempi del confino?
Si auspica che un paese che si ritiene moderno e civilizzato progredisca in direzione di una sempre più diffusa tolleranza.

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4 Introduzione Questo lavoro si propone di comprendere quali siano state alcune cause, sia dal punto vista psicologico che sociologico, delle persecuzioni omosessuali durante il nazismo e se tali motivazioni continuino tuttora a generare la violenza caratterizzante i crimini d’odio sulla base del pregiudizio antiomosessuale. La scelta di questo argomento, forse non considerato sufficientemente rilevante da potergli dedicare attenzione in quello che viene celebrato ogni anno come il giorno della memoria, è dettata dalla curiosità di scoprire da dove sia partito l’accanimento verso persone anche solo ritenute omosessuali perché caratterizzate da atteggiamenti non conformi ai tradizionali schemi e standard di genere, e capire se bisogna aver paura che l’intolleranza di oggi possa diffondersi ulteriormente. L’elaborato introduce il discorso descrivendo il rapporto tra nazismo e omosessualità e i tentativi di tale regime di fornire una definizione di questa “gravissima malattia” in termini biologici ed evoluzionistici. L’obiettivo di “guarire” gran parte della popolazione tedesca venne perseguito adottando leggi e metodologie indiscutibilmente disumani, riservando agli omosessuali le brutalità più atroci, le più vili umiliazioni e le sevizie più tormentose. I testimoni di un massacro che ha avuto poca eco nella letteratura ufficiale dedicata all’olocausto raccontano le torture subìte e le loro strategie di sopravvivenza. Tuttavia l’intolleranza non appartiene solo al passato, l’aumento dei casi di violenza verso gli omosessuali rende il fenomeno degli hate crimes un problema esistente da non sottovalutare e del quale occuparsi sia dal punto di vista crimonologico, giuridico che in termini di diritti umani. I risultati di alcune ricerche ed esperimenti condotti da diversi autori possono rientrare in quel filone di studi che hanno tentato di spiegare i

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Silvia Cesario Contatta »

Composta da 65 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 775 click dal 09/10/2012.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.