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L’Istituto del concordato preventivo

Informazioni tesi

  Autore: Alberto Pellizzari
  Tipo: Tesi di Master
Master in Diritto Tributario
Anno: 2012
Docente/Relatore: Gianfranco Ferranti
Istituito da: SSEF (Scuola Superiore dell'economia e delle Finanze)
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 48

Il breve elaborato descrive un’idea personale per promuovere la crescita economica del Paese utilizzando la leva fiscale. Lo strumento scelto, cioè il concordato preventivo, è stato già impiegato in passato (e pertanto già normato) ma con scarso successo, a causa dei vincoli presenti nella versione sperimentale biennale.
Partendo dal presupposto che in questo particolare momento di crisi, per far ripartire l’economia nazionale non possano trovare impiego metodi di stimolo classici, per mancanza di risorse (non mi riferisco solo alle teorie keynesiane o alla riduzione delle imposte tout court ma anche all’aumento dei salari e delle pensioni, degli incentivi o contributi statali al consumo o di aiuti economici alle imprese, ecc.), si è cercato di sviluppare un modo alternativo per indurre la collaborazione tra i principali attori economici nazionali e uscire da questo stato di empasse, in cui tutti aspettano l’intervento degli altri (le imprese attendono l’intervento dello Stato con il pagamento dei crediti arretrati, sgravi fiscali e contributi, lo Stato quello delle Banche (che dovrebbero erogare il credito necessario alle imprese per investire) e le banche quello delle imprese per ottenere il rimborso dei finanziamenti già erogati, riducendone l’esposizione).
Un modo che consenta allo Stato di incamerare nuove risorse, per far fronte agli impegni europei, senza alimentare la recessione in atto.

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4 INTRODUZIONE Il presente lavoro si propone di illustrare sinteticamente la disciplina del concordato preventivo biennale, versione “sperimentale” di quello triennale ma applicato, descrivendone le peculiarità e le possibili cause all’origine dello scarso successo ottenuto tra i contribuenti, proponendo alcuni spunti in grado di modificarne parzialmente la struttura per trasformarlo in uno strumento fiscale di promozione economica. In tempi difficili come quelli che il nostro Paese sta attraversando si rendono necessarie misure straordinarie per rimediare ai danni del passato e assicurare condizioni politiche, economiche e sociali accettabili. Per farlo bisogna coordinare e sostenere le forze in grado di cambiare lo stato delle cose permettendo a tutti gli attori in gioco di fare bene quello che sanno fare meglio, ognuno nello specifico settore, senza intralci, ma unanime sostegno reciproco. Agire anche in materia fiscale è auspicabile ma con interventi particolari, diversi da quelli che inducono soltanto aumenti generalizzati dei tributi, in grado di creare condizioni fiscali migliori e più eque, in particolar modo nei confronti di quelle categorie di contribuenti che rivestono un ruolo vitale nello sviluppo economico e sociale del Paese. Partendo dall’idea iniziale del legislatore e conservandone intatta l’originalità che connotava l’Istituto del concordato preventivo triennale, è possibile proporre la particolare agevolazione a una platea meno vasta di contribuenti, allo scopo di stimolarne l’attività. Ovviamente, le modifiche suggerite sono soltanto indicative e tracciano la direzione per “aggiungere” al particolare strumento un valore finanziario ed economico, per tentare di rispondere alla pressante richiesta del Governo di risorse “fresche”, da investire nella crescita. Il concordato preventivo fiscale è stato una novità nel panorama tributario poco conosciuta. L’esordio iniziale di questa nuova idea di fiscalità suscitò subito molta curiosità e aspettativa di cambiamento che, però, una serie di interventi legislativi ridimensionarono con obblighi e garanzie erariali tali da renderla poco attraente per il contribuente, tradizionalmente diffidente nei confronti del Fisco italiano. Per questo motivo ho scelto di capirne meglio la natura e il funzionamento, evidenziando pregi e difetti, per comprendere se sia possibile definire uno strumento fiscale simile, derivato dal precedente, in grado di rispondere attivamente ed efficacemente alle esigenze dei diversi soggetti economici coinvolti, al fine di migliorarne il rapporto attraverso

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