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La Shoah e l'eclissi della morale: uno studio sulla reificazione della coscienza e sulla possibilità di una Bildung dopo Auschwitz

Informazioni tesi

  Autore: Teresa Galise
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Scienze dell'Educazione
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: Maria Benedetta Saponaro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 205

Il presente elaborato è frutto di un’accorta e costante ricerca in merito al tema del disimpegno morale, inteso come perdita della responsabilità morale e negazione del senso di colpa.
[...] L’intento di questo lavoro è di analizzare le possibili cause del collasso morale avvenuto soprattutto in Germania durante il regime nazista, e in seguito di individuare un possibile percorso formativo volto alla formazione di un uomo in grado di autodeterminarsi.
Per tal ragione, il primo capitolo si apre con un’attenta e minuziosa definizione del concetto di responsabilità morale, enfatizzando la differenza tra essa e la mera imputazione, pervenendo alla conclusione che l’imputabilità leghi in termini causativi il soggetto all’evento, mentre la responsabilità richiami l’elemento spirituale e la previsione degli effetti dell’azione posta in essere dal singolo.
[...]Una volta definito il comportamento responsabile dal punto di vista morale, l’analisi si sposata sugli avvenimenti accaduti, incentrandosi dapprima sulla definizione e sul significato della Shoah, per poi passare alla descrizione dei fatti accaduti.
L’attenzione si focalizza sul ruolo che hanno avuto i medici nella Shoah, e il loro venir meno al giuramento ippocratico, rendendosi protagonisti dapprima del programma di sterilizzazione, per poi passare all’eutanasia e in fine alle operazioni e alla sperimentazione nei campi.
In seconda analisi, l’attenzione si concentra sul ruolo che ha avuto Adolf Eichmann, il grande coordinatore e responsabile delle macchina delle deportazioni, emblema dell’uomo figlio del suo triste tempo, il quale ebbe un ruolo notevole nell’ottenere la collaborazione delle vittime.
L’attenzione, in seguito, viene infatti rivolta al ruolo che hanno avuto le vittime, e dunque sulla loro innegabile collaborazione. Tra le vittime collaboratrici sono stati annoverati i leader della comunità ebraica e i medici prigionieri. Per quanto concerne i consigli ebraici, essi eseguirono gran parte del lavoro burocratico (consistente nel fornire i dati ai nazisti di tutte le potenziali vittime) e le attività di polizia volte a mantenere l’ordine. Tutto questo non gravò sui persecutori che furono facilitati nel compiere lo sterminio nelle sue fasi progressive. Essi non provarono rimorsi, senso di colpa, ma riteneva di compiere semplicemente il proprio dovere.
I medici collaborazionisti, invece, collaborarono con i persecutori durante le operazioni volte all’incremento delle conoscenze scientifiche e al progresso della scienza.
Il capitolo si chiude con l’analisi del caso degli spettatori passivi che con il loro silenzio hanno favorito l’avanzare dello sterminio, anziché opporsi alle atrocità che si stavano verificando in quel momento storico.
Nel secondo capitolo l’attenzione è incentrata sulle possibili cause del collasso morale.
In prima analisi l’analisi si incentra sui fattori sociali che hanno facilitato il venir meno di un agire responsabile del soggetto, tra cui è importante annoverare, innanzitutto, il sistema politico operante in quel momento storico in Germania: il totalitarismo.
[...]L’analisi, poi si sposta su tre meccanismi sociali in grado di rendere il singolo artefice delle più grandi atrocità, pur mantenendo intatta la propria coscienza. Tali meccanismi sono: l’autorizzazione, ovvero quando vi è un’autorità legittima che concede il permesso di compiere tali atti (idea supportata dai risultati degli esperimenti condotti da Milgram); la routinizzazione, ovvero il porre in essere in maniera continua, costante e ripetitiva le medesime azioni; la de-umanizzazione, ovvero le persone vengono reificate e ritenute essere delle cose.
Il capitolo si conclude con il riferimento a Lifton e a quello che lui chiama sdoppiamento del sé, ossia la divisione del sé in due sé funzionanti così che un sé parziale si trovasse ad agire come un sé intero. Ciò permise agli esecutori di adattarsi alle situazioni estreme senza entrare in conflitto con se stessi, e continuare a vivere una vita normale come padre affettuoso di famiglia, in concomitanza ad un lavoro sporco e macabro come l’annientamento freddo e sistematico di milioni di persone, tra cui anche bambini.
Nell’ultimo capitolo, l’argomento é affrontato da un punto di vista prettamente pedagogico, cercando di individuare il comportamento e lo stile educativo che un educatore dovrebbe seguire in modo da scongiurare un possibile ritorno di Auschwitz.
Il capitolo si apre con la definizione del concetto di Bildung, sino a giungere all’affermare la necessità di un’educazione che interessi tutte le dimensioni dell’uomo, e non solo la sfera intellettiva, ma anche quella affettiva, emotiva.
Infine vi sono alcuni suggerimenti didattici volti a favorire un clima in grado di formare un soggetto autonomo, integrale, multidimensionale ed ecologico; autonomo perché non dipendente da nessun ente esterno; integrale e multidimensionale perché senza mutilazioni, in quanto tutte le sue dimensioni devo essere formate, ma non secondo una forma imposta dall’esterno, ma devono assumere una propria forma; ecologica perché in equilibrio con se stessa e con l’ambiente in cui vive.

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1 INTRODUZIONE Il presente elaborato è frutto di un’accorta e costante ricerca in merito al tema del disimpegno morale, inteso come perdita della responsabilità morale e negazione del senso di colpa. Il disimpegno morale consiste, infatti, nel disinvestimento della morale che si ottiene operando una disattivazione selettiva del giudizio morale. Normalmente gli individui non sono soliti adottare una condotta riprovevole, poiché, hanno bisogno di giustificare a se stessi la correttezza delle proprie azioni monitorando le proprie condotte e valutandole in base ai propri standard morali e regolandole in base alle conseguenze che si possono prevedere sia a breve che a lungo termine. La storia, però, ha dimostrato come in particolari situazioni (che andremo tra poco ad analizzare), l’uomo perda questa capacità e si renda autore di azioni disumane. E’ il caso della Shoah, che ha visto l’uccisione di milioni di persone innocenti.

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