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Le variazioni stabilometriche nel trattamento del paziente con disfunzione dell’ATM

Informazioni tesi

  Autore: Marco Maccheroni
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Medicina e chirurgia
  Relatore: Carlo Di Paolo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 57

Presso il Servizio di Gnatologia Clinica del Dipartimento di Discipline Odontostomatologiche e Maxillo-Facciali dell’Università “Sapienza” di Roma vengono trattati ogni anno oltre 300 pazienti con disfunzioni dell’ATM (DTM). Questi pazienti vengono studiati seguendo un protocollo clinico-anamnestico e strumentale codificato in linea con il modello internazionale DC/TMD. Un campione selezionato di 30 pazienti è stato sottoposto ad esame mediante pedana stabilometrica prima della terapia e controllato a distanza di un anno dopo il trattamento conservativo analizzando le variazioni delle interferenze oculare, indice di Romberg, occlusale e cervicale. Lo scopo della raccolta dei dati ha seguito su due direzioni: valutare l’affidabilità del mezzo in fase diagnostica nel controllo delle diverse interferenze, fornire, dal confronto dei diversi indici, una verifica dell’efficacia dei risultati terapeutici. I dati sono stati analizzati mediante analisi statistica descrittiva di base. I risultati emersi hanno evidenziato che i valori di media e mediana dell’indice di Romberg tendono ad aumentare allontanandosi dal range di significatività e quindi risultano migliori nel secondo controllo, infatti, su 30 pazienti 10 risultano migliorare, 5 peggiorare, 3 rimangono stabili mentre 12 possono essere considerati guariti. L’indice Occlusale vede i valori di media e mediana allontanarsi anch’essi in modo positivo dal range di significatività, dimostrando anche in questa prova un miglioramento, su 30 pazienti 11 sono migliorati, 1 peggiorato, 2 sono stabili mentre 16 vengono considerati guariti. L’indice cervicale risulta migliorare nella seconda prova riportando valori in alcuni casi ancora significativi rispetto alla norma, ma comunque meno alterati e scostanti da essi rispetto ad inizio terapia, su 30 pazienti 8 risultano migliorare, 3 peggiorare, mentre 19 possono essere considerati guariti. Inoltre il confronto effettuato tra i dati statistici e quelli clinici, indicando una significativa concordanza, sembra avvalorare l’utilizzo della pedana stabilometrica come esame strumentale complementare in fase diagnostica e di controllo dei risultati terapeutici.

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1 1. ANATOMIA - LA COLONNA VERTEBRALE La colonna vertebrale (o rachide) è l'asse di sostegno del nostro corpo ed il mezzo di protezione del midollo spinale; è costituita da una serie di elementi ossei sovrapposti seguendo linee di forza e forme ben definite, le vertebre, che in numero di 33-34 sono raggruppate in 7 cervicali, 12 dorsali o toraciche, 5 lombari, 5 sacrali e 4-5 coccigee. Nella porzione cervicale, il rachide sorregge la testa e quindi deve essere il più vicino al centro di gravità del cranio. Nella porzione toracica invece è spostato indietro dagli organi mediastinici, in particolare il cuore. Per contro a livello lombare il rachide, che sopporta il peso di tutta la parte superiore del tronco, ritorna in una posizione più centrata, sporgendo nella cavità addominale. La colonna vertebrale si presenta sul piano frontale come un segmento rettilineo che può in alcuni individui presentare lievi curvature, che se rientrano nei limiti della norma non costituiscono una patologia. Sul piano sagittale si presenta con 4 curvature che elencate dall'alto verso il basso sono: - cifosi cervicale a concavità posteriore; - cifosi dorsale a convessità posteriore; - lordosi lombare a concavità posteriore; - curva sacrale fissa per la fusione delle vertebre sacrali con la curva a concavità anteriore. Fig. 1

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