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La condizione giuridica dello schiavo dalle origini di Roma al tardo impero

Informazioni tesi

  Autore: Daniele Tirimagni
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università Telematica Pegaso
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Claudia Iodice
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 112

Il lavoro svolto in questa sede prenderà in considerazione i principali elementi che caratterizzano la figura dello schiavo nel diritto romano seguendone l’evoluzione nel corso dei secoli. Si analizzerà come alla schiavitù pur importando l’equiparazione giuridica del soggetto alle cose non disconoscesse il fatto che lo schiavo stesso fosse allo stesso tempo un uomo. Il primo capitolo del lavoro è incentrato sull’individuazione dei c.d. soggetti di diritto e, quindi, sul discrimen del possesso della capacità giuridica e sulla contrapposizione tra individui liberi muniti di una capacità giuridica piena e soggetti in condizione servile, dotati di una capacità limitata o addirittura assente. Il secondo capitolo è incentrato sulla condizione giuridica degli schiavi. Al suo interno vengono esaminate le cause della schiavitù; il trattamento di cui gli schiavi erano oggetto; le conseguenze connesse alla loro uccisione, anteriormente e posteriormente all’Epitome Gai, nell’ambito della quale la dottrina ritiene che sia stato, per la prima volta, previsto un vero e proprio crimen occisio servi. Nel terzo capitolo sono quindi esaminate tutte le attività (negoziali e non) consentite agli schiavi; verrà indicato quale fosse la natura delle relative obbligazioni e l’eventuale responsabilità del dominus per i negozi compiuti dai propri schiavi. L’ultimo paragrafo, invece, è dedicato al peculio ossia alla forma giuridica rivestita, secondo alcuni autori, dal patrimonio degli schiavi. Nel quarto capitolo vengono ripercorse le tappe e verranno indicate le cause della crisi del fenomeno schiavile che in molti imputano all’influsso del pensiero cristiano e prima ancora di quello stoico, ma a cui sono in realtà sottese cause anche economiche e politiche ben più complesse, legate alla diversa politica imperiale che, da una certa fase in avanti, smise di essere orientata alla conquista di nuovi territori ed iniziò a preoccuparsi, piuttosto, della difesa dei confini dell’impero ed al declino del sistema di produzione schiavistico, sostituito da altri sistemi, incentrati sul lavoro libero.

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3 CAPITOLO PRIMO LA SUMMA DIVISIO TRA LIBERI E SCHIAVI NELLA SOCIETÀ ROMANA 1.1 Precisazioni terminologiche La mancanza nel diritto romano di una definizione di capacità giuridica in termini sia astratti che generali, trova fondamento nella tendenza dei giuristi romani a fuggire dalle teorizzazioni. La ricerca di parole che presentano una qualche assonanza terminologica o un qualche riferimento concettuale con i termini moderni di capacità e di personalità giuridica, ci porta all’analisi di alcuni vocaboli. Con il termine persona si indica oggi il soggetto di diritti, cioè l’individuo (persona fisica) o l’ente astratto (c.d. persona giuridica) cui la legge attribuisce la possibilità di agire nell’ordinamento giuridico per la realizzazione e la difesa dei propri interessi. A questi soggetti viene riconosciuta la capacità giuridica e la capacità di agire. Dato che la terminologia finora utilizzata appartiene al diritto moderno, sembra opportuno soffermarsi ad analizzare i significati delle espressioni del linguaggio giuridico romano che presentano una terminologia simile sia con i concetti che con i termini moderni di persona, personalità giuridica, capacità giuridica e di agire. L’idea moderna del soggetto di diritti non è resa dal termine latino “persona”, avente significato originario di “maschera teatrale che amplifica la voce dell’attore”, infatti in breve

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Parole chiave

condizione giuridica dello schiavo
la summa divisio tra liberi e schiavi nella societ
uccisione degli schiavi
attività consentite agli schiavi
obligationes servorum
schiavi
antica roma
schiavo

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