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La disoccupazione involontaria nei modelli imperfettamente concorrenziali

Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Virzì
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze dell'economia
  Relatore: Davide Fiaschi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 121

Nel dibattito teorico degli ultimi decenni ha assunto una notevole rilevanza il tentativo di spiegare la persistenza e l'isteresi del tasso di disoccupazione nelle economie avanzate. Collegato a questi fenomeni vi è inoltre l'analisi del declino del ruolo dei sindacati nell'ambito della contrattazione salariale.
Il risultato comune a questa letteratura è la presenza di disoccupazione involontaria, che trova diverse spiegazioni. L'attenzione, in particolare, è rivolta al tentativo di spiegare come mai, sebbene gran parte dei disoccupati sia disposta a lavorare con salari inferiori a quelli pagati dalle aziende, queste non li assumano.
In sintesi, le domande chiave sono:
1. Perché le aziende non hanno incentivo ad assumere lavoratori che richiedono salari minori rispetto a quelli che attualmente pagano ai lavoratori attualmente occupati?
2. Perché i lavoratori rinunciano alla ricerca di un posto di lavoro, sebbene sarebbero disposti ad accettarlo qualora gli venisse offerto?
La letteratura, in particolare, si concentra in tre filoni:
1. la teoria dei salari di efficienza (ad esempio Akerlof, 1982; Bulow-Summers, 1986; Shapiro-Stiglitz, 1984, etc.), la quale tenta di rispondere alla prima domanda;
2. la teoria dei modelli insider-outsider (Lindbeck e Snower, 1987 e successivi), basata sul tentativo di dare un approccio razionale a quelle che molti riconoscono come norme sociali non scritte;
3. la teoria dei sindacati (McDonald-Solow, 1981; Oswald, 1982; etc.), che tenta di rispondere alla seconda domanda.

La presente tesi, composta di cinque capitoli, si focalizza sugli ultimi due filoni di ricerca.
Il primo capitolo introduce i concetti principali inerenti la disoccupazione involontaria, la sua teorizzazione negli anni '30 dello scorso secolo, nonché i successivi sviluppi del dibattito.
Nel secondo capitolo verranno discussi i modelli insider-outsider, al fine di introdurre il lettore al fenomeno dell' isteresi nel tasso di disoccupazione, che sarà trattato nel capitolo successivo.
Nel terzo capitolo si farà riferimento alla principale conseguenza macroeconomica derivabile dai modelli insider-outsider: l'isteresi nei tassi di disoccupazione. Si vedrà come un ruolo fondamentale nel meccanismo di trasmissione degli shock venga svolto dall'entrata e dall'uscita delle imprese nel mercato del lavoro. In quest'ottica si spiega quindi la diversa dinamica del mercato del lavoro degli Stati Uniti rispetto a quello europeo, dovuto principalmente al fatto che il primo presenta minori barriere all'entrata. Questa è una delle ragioni per cui gli Stati Uniti hanno accusato molto meno gli shock degli anni '70 rispetto all'Europa in termini occupazionali. Nell'analisi si evidenzia come tema centrale la modalità di contrattazione salariale, in relazione specialmente ai luoghi della contrattazione.
Nel quarto capitolo vengono presentati i modelli di contrattazione salariale, al fine di introdurre uno degli effetti più rilevanti nel quadro macroeconomico degli ultimi decenni, ossia il presunto declino del ruolo dei sindacati nella contrattazione salariale.
Gli sviluppi più recenti del dibattito verranno trattati nell'ultimo capitolo.
Il quinto capitolo, infine, analizza nel dettaglio il declino del ruolo dei sindacati, con particolare riferimento al contesto europeo. I dati sembrano confermare una notevole crisi degli stessi, ad eccezione di quei paesi che hanno adottato il modello di Ghent, in cui il sindacato svolge un ruolo chiave nell'assegnazione dei sussidi di disoccupazione. Si evidenzia come le cause principali del calo del tasso di sindacalizzazione risiedano in effetti aggregati (aumento della disoccupazione) ed effetti di composizione (femminilizzazione, scolarizzazione, terziarizzazione e diffusione del lavoro a tempo determinato, etc.), nonché nell'influenza esercitata dai cambiamenti tecnologici negli ultimi decenni. Tutti i dati analizzati suggeriscono che sarebbe necessario un radicale ripensamento del ruolo del sindacato stesso rispetto alla funzione storica che ha svolto finora.

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