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Spontaneo, cesareo in anestesia loco-regionale o generale: 160 donne raccontano il proprio vissuto materno del parto

La donna che affronta il parto vive uno dei momenti più delicati e intensi della propria vita, caratterizzato spesso da profondi cambiamenti e intensi vissuti emotivi nel già complesso percorso della gravidanza.
I momenti di gioia e le intense positive emozioni che sottolineano questo evento, si alternano a preoccupazioni, paure, senso di smarrimento e sconforto: aspetti anche dolorosi e traumatici, sia sul piano fisico che psichico.
L’aspetto meno piacevole del parto spontaneo, del dolore e delle preoccupazioni, assume probabilmente nello stato emotivo della partoriente, una duplice funzione: quella di favorire il distacco dal proprio figlio, verso il quale non andrebbe mai volontariamente, concentrando tutta l’attenzione sul parto stesso, e quella di consentire uno “sfogo” alla sofferenza emotiva data dalla separazione.
Il dover affrontare questo dolore, la capacità di far fronte a questo difficile momento significa mettere a dura prova tutte le proprie forze, mobilitare senza risparmio le risorse personali disponibili fino al superamento dei limiti più estremi che il parto impone e a cui non è possibile sottrarsi.
E’ proprio nel superamento di questi limiti che le madri vedono attivarsi nuove risorse, nuovi potenziali e una rinata forza grazie alla quale riescono a dar vita al proprio figlio.
Ecco che il parto spontaneo nella sua complessità diventa, quindi, un evento che porta linfa vitale alla propria autostima, accrescendo notevolmente la fiducia in se stesse e creando terreno fertile per quel corretto e solido rapporto con il proprio bambino che inizia immediatamente dopo il parto, quando la madre e il piccolo si “incontrano” per la prima volta dando vita a quei legami affettivi che saranno alla base della futura relazione madre-figlio.
Non sempre, però, le gravide possono vivere questo tipo di esperienza.
Numerose condizioni possono infatti imporre il ricorso al taglio cesareo: una via non “naturale” per partorire. Mi sono chiesta come queste donne vivano questo tipo di esperienza, se lo stato emotivo è lo stesso di coloro che effettuano un parto spontaneo o se il ricorso al cesareo può avere risvolti negativi.
Sulla base di questi dubbi/domande, a cui ho trovato in seguito a ricerca bibliografica varie risposte, ho iniziato a indagare l’argomento della mia tesi.

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1 INTRODUZIONE La donna che affronta il parto, caratterizzato spesso da profondi cambiamenti e intense emozioni, vive uno dei momenti più delicati della propria vita. Ai momenti di gioia si contrappongono preoccupazioni, paure, senso di smarrimento e sconforto: eventi dolorosi e traumatici. Probabilmente, il dolore e le preoccupazioni assumono per la partoriente una duplice funzione:  favorire il distacco dal proprio figlio - verso il quale non andrebbe mai volontariamente - concentrando tutta l’attenzione sul parto stesso;  consentire uno “sfogo” alla sofferenza emotiva data dalla separazione. Il dover affrontare il dolore e la capacità di far fronte a questo difficile momento, significa mettere a dura prova tutte le forze disponibili, fino al superamento dei limiti più estremi perché il parto lo impone e non è possibile sottrarsi. Ed é proprio nell’affrontare la prova che le madri vedono attivarsi nuove risorse, nuovi potenziali e una rinata forza grazie ai quali riescono a dar vita al proprio figlio. Ecco che il parto spontaneo, nella sua complessità, diventa un evento che porta linfa vitale alla propria autostima, accresce notevolmente la fiducia in se stesse e crea terreno fertile per quel corretto e solido rapporto con il proprio bambino che inizia immediatamente dopo il parto, quando la madre e il piccolo si “incontrano” per la prima volta, dando vita a quei legami affettivi che saranno alla base della loro futura relazione. Non sempre, però, le gravide possono vivere questo tipo di esperienza.

Laurea liv.I

Facoltà: Medicina e Chirurgia

Autore: Elena Mastriforti Contatta »

Composta da 177 pagine.

 

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