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Il rito abbreviato. Evoluzione dalla legge Carotti ad oggi

Informazioni tesi

  Autore: Filippo Marchetti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Enrico Marzaduri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 176

Il legislatore italiano ha introdotto la disciplina dei procedimenti speciali nel libro VI del codice di rito penale, prevedendone cinque tipi, ossia giudizio abbreviato, giudizio immediato, giudizio direttissimo, procedimento per decreto e applicazione della pena su richiesta dell’imputato, distinguibili e catalogabili in tre gruppi: riti speciali soggettivi fondati in altre parole sulla scelta volontaria di una o entrambe le parti( tra questi, giudizio abbreviato e patteggiamento); riti speciali oggettivi fondati in altre parole su una scelta iniziale imperativa del magistrato penale combinata col consenso dell’imputato o con l’accordo di questo e pubblico ministero e, soprattutto, fondati su elementi obiettivi come la facilità dell’accertamento probatorio(giudizio direttissimo ed immediato);infine riti speciali misti fondati su una scelta del magistrato accompagnata da un atto volontario delle parti(procedimento per decreto).
Il connotato originale ed unificante di tali riti, altrimenti definiti “differenziati” o “alternativi”, consiste nella loro irriducibilità allo schema tipico del procedimento ordinario. Infatti se quest’ultimo si snoda lungo una linea composta da tre segmenti principali, vale a dire indagini preliminari, udienza preliminare e giudizio, i procedimenti speciali si caratterizzano per l’assenza di almeno uno di quei segmenti.
Affinché l’esigenza, propria di un ordinamento democratico, di assicurare a ciascun individuo pari diritti e garanzie in relazione alla propria responsabilità penale, non sia scalfita da questi procedimenti alternativi, è comunque necessario che la compressione di questi diritti sia espressamente autorizzata dalla legge e risulti ragionevole alla luce di un adeguato bilanciamento tra l’efficienza e l’economia del sistema processuale e la protezione delle garanzie individuali.
Ed è sulla base di questo bilanciamento e sulla volontà politica del legislatore di offrire sul piano processuale una varietà di strumenti di accertamento e di giudizio misurati sulle diversità di ogni illecito criminoso, che siamo arrivati all’introduzione e al rafforzamento dei riti alternativi. Se infatti, nel sistema penale del 1930, a causa della presenza dello stato autoritario e assistenziale, si ammetteva una soluzione patrizia o consensuale della causa penale, esclusivamente di fronte ai reati cd bagatellari 1, con la riforma del 1989, avvenuta con d.P.R. 22 settembre 1988 n. 447, il legislatore ha assegnato grande spazio alla cd giustizia negoziata ampliando notevolmente il dominio delle parti sulle situazioni processuali. In particolare ha esteso l’ambito di applicazione dei già presenti patteggiamento2 e procedimento per decreto ed ha soprattutto introdotto un nuovo rito speciale deflativo del dibattimento: il giudizio abbreviato.

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3 CAPITOLO I Evoluzione storica del rito abbreviato SOMMARIO: 1. Il giudizio abbreviato originario. — 2. Il rito abbreviato tipico ed il rito abbreviato pretorile. — 3. Primi interventi avversi al rito della Corte costituzionale. — 4. Riforma del giudizio abbreviato e primi dubbi di legittimità costituzionale della legge 16 dicembre 1999 n. 479. 1. — Tra i procedimenti speciali, il rito abbreviato costituisce l’istituto del tutto nuovo ed originale del riformato codice di rito del 1988 che, pur discostandosene significativamente, prende l’ispirazione dai modelli di semplificazione processuale tipici degli ordinamenti stranieri di common law, ossia il modello inglese e quello americano 1 . La particolarità di fondo di questo nuovo codice di procedura penale sta nella espressa volontà del legislatore, ben desumibile già dall’articolo 2 1 Per quanto attiene al modello britannico si veda P. TONINI, I procedimenti semplificati, in Le nuove disposizioni sul processo penale, Padova, 1989, p. 106-107, dove si ricorda che il rito abbreviato è assimilabile al summary trial inglese ossia al rito davanti a una magistrate’court senza la partecipazione della giuria. In questo procedimento (esperibile normalmente per i reati minori, ma con il consenso dell’imputato, anche per reati più gravi) si ha una sorta di anticipazione del dibattimento all’interno dell’udienza preliminare entro la quale l’imputato può chiedere ed ottenere di esser giudicato solo se la pubblica accusa presta il suo consenso e il giudice accoglie l’istanza. La procedura segue poi il modello accusatorio in quanto viene rispettato il principio del contraddittorio e consentito l’esame incrociato. Per un confronto, invece, del nostro ordinamento con quello statunitense, si veda E. SELVAGGI, Voce Giudizio abbreviato in Digesto Discipline Penalistiche, Torino, 1991, vol. V, p. 513 per il quale il nostro rito abbreviato può essere ricollegato al bench trial, cioè il dibattimento senza giuria davanti ad un giudice togato, la cui celebrazione è subordinata all’assenso del prosecutor e all’approvazione del giudice. Questo è un procedimento più agile e rapido di quello ordinario (jury trial) caratterizzato da un affievolimento delle regole probatorie, dall’eliminazione della giuria e, di converso, da uno sconto della pena per l’imputato valutato colpevole.

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Parole chiave

riti alternativi
rito abbreviato
condizionato e sempplice
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