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Il distacco dei lavoratori per la prestazione di servizi alla luce del diritto internazionale privato europeo

In un mercato interno sempre più integrato si è sviluppata una nuova forma di mobilità transnazionale dei lavoratori, diversa da quella tradizionale legata ai fenomeni migratori, alla quale è stato attribuito il nome di «distacco temporaneo». Si tratta di una mobilità che avviene su iniziativa e nell’interesse del datore di lavoro, allo scopo di effettuare una prestazione di servizi in uno Stato membro diverso da quello nel quale egli è stabilito; è una mobilità di carattere temporaneo perché i lavoratori ritornano nello Stato membro di provenienza una volta terminati i lavori. Al fine di sopperire alle incertezze giuridiche derivanti dalle carenze della Convenzione di Roma nel disciplinare il rapporto di lavoro svolto temporaneamente in uno Stato membro diverso da quello nel quale il lavoratore svolge abitualmente la sua attività, le istituzioni comunitarie hanno adottato la direttiva 96/71. Essa individua con precisione le norme dello Stato membro di destinazione del servizio le quali definiscono il «nocciolo duro» di tutele che l’impresa deve garantire al lavoratore ivi distaccato, indipendentemente dalla legge applicabile al rapporto di lavoro.

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9 INTRODUZIONE Sezione prima. La libertà di prestazione di servizi 1. Il settore dei servizi “Il settore dei servizi costituisce un elemento chiave del funzionamento del mercato interno”. 1 Con questa affermazione si apre la Comunicazione interpretativa concernente la libera circolazione di servizi elaborata dalla Commissione nel 1993, con la quale quest’ultima fa propria la giurisprudenza della Corte di Giustizia, evolutasi a partire dagli anni ’70 2 , per realizzare una effettiva libertà di circolazione di servizi in ambito comunitario. Come prevede l’art. 3 del Trattato istitutivo della Comunità Europea (d’ora innanzi il Trattato), l’azione della Comunità comporta tra l’altro, allo scopo di realizzare gli obiettivi previsti all’art. 2 del Trattato, “un mercato interno caratterizzato dalla eliminazione, fra gli Stati membri, degli ostacoli alla libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi, dei capitali” 3 . La disciplina della libertà di prestazione di servizi è contenuta negli artt. da 59 a 66 del Trattato; in virtù del richiamo fatto dall’art. 66, sono tuttavia applicabili alla materia dei servizi anche gli artt. da 55 a 58, che sono situati nel capo relativo al diritto di stabilimento. Ai sensi dell’art. 60 comma 1, “sono considerati come servizi le prestazioni fornite normalmente dietro retribuzione, 1 Comunicazione interpretativa della Commissione 93/C, in GUCE C-334 del 9/12/93, pag. 3. 2 Sent. CGCE del 3/12/74, C-33/74 van Binsbergen, Racc., pag. 1299. 3 Ai sensi dell’art. 2 del Trattato “La Comunità ha il compito di promuovere,..., uno sviluppo armonioso ed equilibrato delle attività economiche nell’insieme della Comunità, una crescita sostenibile, non inflazionistica e che rispetti l’ambiente, un elevato grado di convergenza dei risultati economici, un elevato livello di occupazione e di protezione sociale, il miglioramento del tenore e della qualità della vita, la coesione economica e sociale e la solidarietà tra gli Stati membri”.

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Federico Toffano Contatta »

Composta da 210 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.