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La comunicazione non verbale in carcere. Il caso dei mafiosi

Ho tentato di ricostruire brevemente e storicamente la storia della mafia con attenzione sociologica e antropologica, per poi soffermarmi sull’oggetto comunicazione.
Lo scopo di questo lavoro è rendere evidente quanto sia difficile in un’istituzione come il carcere delineare una prognosi delinquenziale. Nei contatti che gli operatori hanno con i detenuti, possono sorgere e mostrarsi quei comportamenti sia verbali che non verbali, dai quali carpire informazioni preziose riguardo la condotta deviante. L’osservazione è una indagine sulla condizione della persona, sulla struttura psicofisica e sui motivi personali e sociali che hanno condotto al reato. Nel carcere sembra apparentemente meno problematica la gestione del detenuto mafioso, in quanto il suo comportamento è lineare, rispettoso, ciò allontana la pressione e l’attenzione del personale penitenziario. Nel carcere è presente una “subcultura penitenziaria”, che è una branca della cultura delinquenziale. La subcultura tende ad esprimere regole rigide di condotta, idonee a coesistere con la regolamentazione statale, attraverso un processo di sostanziale annullamento, e la subcultura adotta intenti sanzionatori aggiuntivi a quelli degli organi pubblici. La mafia, pertanto, non è solo un comportamento, ma è proprio una “cultura”, cultura mafiosa; cultura nella accezione antropologica, come maniera di sentire, pensare, agire.

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CAPITOLO I I FENOMENI DELLA DEVIANZA E DELLA MARGINALITA’ NELLA SOCIETA’ 1.1 SENZA REAZIONE NON C’ DEVIANZA La socializzazione è una caratteristica ontologica, ossia connaturata alla condizione umana, essendo l’uomo un animale sociale. Questo concetto è noto alla filosofia fin dai tempi di Aristotele cui si deve la definizione dell’uomo come “animale sociale”, nel senso che acquista la sua individualità attraverso la relazione. L’influenza sociale, l’attrazione sociale, la comunicazione, la coesione, il cambiamento, sono alla base delle dinamiche che regolano la vita dei gruppi, delle organizzazioni e delle istituzioni. 3 All’interno dei moderni sistemi sociali complessi, la comunicazione è stata determinante per permettere agli individui di acquisire e interiorizzare quelle stesse norme, quegli stessi valori e modelli di comportamento indispensabili per l’integrazione e la coesione sociale. 4 Negli Stati Uniti, dalla prima metà del Novecento, si afferma nell'ambito della sociologia e psicologia sociale l'interazionismo simbolico. Il termine fu coniato da Herbert Blumer 5 nel senso che il comportamento umano è il mero prodotto dell'interazione sociale ossia le azioni umane si fondano sui significati che gli attori sociali attribuiscono alle cose. Essi arrivano a definire se stessi e gli altri, attraverso il processo comunicativo e di simbolizzazione, partendo dall’idea basilare che la mente e il sé non sono elementi innati, bensì costruiti dall’ambiente sociale. Gli individui apprendono identità e valori nel corso della socializzazione, mentre imparano a conoscere il significato sociale assegnato ai vari comportamenti. I significati vengono modificati costantemente, dall'azione che gli esseri umani esercitano nel loro contesto sociale. 6 3 Cfr. La voce “Socializzazione ”in U. Galimberti., Dizionario di psicologia, L'Espresso, Novara, 2006, p.231. 4 Cfr. P. Dominici., La comunicazione nella società ipercomplessa, Aracne, Roma 2005, p.27. 5 Cfr. H. Blumer, (1968), Symbolic Interactionism: Perspective and Method, op.cit. in R. Cavallaro, Lexikòn. Lessico per l'analisi qualitativa nella ricerca sociale, CieRre, Roma, 2006, pp. 270-274. 6 Ibidem, pp. 270-274. 8

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Aurora Pierro Contatta »

Composta da 125 pagine.

 

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