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Libero in catene: La figura dell'interprete secondo Nelson Goodman e Glenn Gould.

Oggetto della tesi è la figura dell'interprete e la difficoltà nel rimanere in equilibrio tra tradizione e libertà. Il filosofo del linguaggio Nelson Goodman e il pianista canadese Glenn Gould riassumono due delle principali posizioni al riguardo, il primo con l'esposizione di una rigida teoria che prende le mosse dal carattere notazionale del linguaggio musicale, il secondo con le sue scelte estreme nell'esecuzione. Le domande che emergono dal testo e alle quali si tenta di dare una risposta sono fondamentalmente due: qual è l'identità di un brano musicale? Teoria e prassi in musica possono collaborare?

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INTRODUZIONE Il concetto di interpretazione viene impiegato in molte discipline ed aree del sapere con numerose varianti di significato delle quali il termine si è arricchito nella sua storia. In ambito giuridico si occupa dell'attuazione di un atto normativo, in matematica ha a che fare con sistemi formali sintattici cui vengono applicate regole semantiche, nel campo psicanalitico l'interpretazione coinvolge il contenuto inconscio della mente del paziente, e così via. L'intento del presente elaborato è prendere in considerazione le caratteristiche dell'interpretazione in altri due settori: la filosofia, in particolare gli studi filosofici sul linguaggio, e il sistema musicale. La prima parte (§ 1) è interamente dedicata alla teoria notazionale del filosofo Nelson Goodman (1906-1998) con particolare riguardo all’a- spetto che concerne la notazione musicale (§ 1.3) come esempio di linguaggio regolato da norme rigide. Il margine di libertà che da queste regole viene concesso costituisce il campo d’azione dell’interprete musicale, figura della quale il pianista canadese Glenn Gould (1932-1982) è esempio tra i più caratteristici. Lo sviluppo del suo pensiero e l’applicazione nella pratica strumentale sono materia della seconda parte dell’elaborato (§ 2). Nella sezione conclusiva (§ 3) si cercherà di capire se un confronto tra le due po- stazioni, esterna ed interna, possa dare risultati interessanti e proficui al fine di uno svi- luppo della teoria e della pratica, il tutto cercando di mantenere al centro del discorso l’interprete e i suoi diritti-doveri. Si può considerare l'atto di interpretare come il «[...] risalire da un segno al suo significato» 1 , ma, come accennato, l'evoluzione del termine è complessa e merita un ac- cenno. Platone usa il termine e(rmhnei/a in vari dialoghi e lo intende come rilevamento da parte dell'intelletto di stimoli distintivi che provengono dall'esterno (così è, per esem- pio, in Teeteto, 209) o come interpretazione del messaggio divino da parte dei poeti, a loro volta interpretati dai rapsodi (Ione, 535). Aristotele applica e(rmhnei/a all'ambito linguistico, intendendola come la capacità di esprimersi (L'anima, 420b). Con la patristi- ca latina l'ermeneutica diventa una branca fondamentale dell'esegesi biblica e questo ac- 1 EFG, p. 555. 1

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Caterina Moruzzi Contatta »

Composta da 56 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.