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Considerazioni su: strumenti di pagamento in Internet e riciclaggio di capitali illeciti

Informazioni tesi

  Autore: Simona Mulinari
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Trieste
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Internazionali e Diplomatiche
  Relatore: Vincenzo Porcasi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 300

Questo lavoro si propone di analizzare la vulnerabilità delle nuove tecnologie informatiche alla criminalità organizzata e ai rischi di riciclaggio di capitali illeciti. A tal fine, esamina le tecniche e la strumentazione reperibile in rete per il perseguimento di obiettivi di anonimato (remailer sites, tunnelling, spoofing...), operatività finanziaria e movimentazione di capitali, in particolare per quanto concerne i mezzi di pagamento card e network based, anche in rapporto all'accessibilità a paradisi fiscali on-line.
Viene così tracciato il profilo operativo di un potenziale soggetto criminale, contrapposto alle metodologie e strategie di prevenzione/repressione sviluppate dalle agenzie di law enforcement, in rapporto alle problematiche di regolamentazione della rete e di concreta applicazione degli strumenti di indagine internazionale.
La ricerca evidenzia le potenziali ricadute negative di una non adeguata considerazione dei rischi di riciclaggio rispetto ad un ottimale e trasparente sviluppo del commercio elettronico, che trovi fondamento nella diffusione e credibilità dei nuovi strumenti di pagamento.

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pag. 2 Introduzione Il Duemila avrebbe dovuto essere l’anno dello sradicamento definitivo della mafia secondo l’indicazione fatta nei primi anni Ottanta dall’Alto Commissario Anti-Mafia Emanuele De Francesco: una data che avrebbe dovuto essere simbolo e preludio di “catarsi purificatrice e di forza risolutrice” 1 . Ma, come sottolinea Centorrino, non potremmo essere più lontani da tale realtà. Al contrario: “costrette ad abbandonare la strategia del corpo a corpo con lo Stato, [le organizzazioni criminali] si sono immerse nel territorio, per sfruttarne le ricadute economiche” 2 e “attenuando riti, superflue ostentazioni di potere, tradizioni identificanti e aggreganti 3 ” finiscono per sovrapporsi e quasi identificarsi con la criminalità economica dei “colletti bianchi”: “una mafia, insomma, con meno Riina e più tecnologia 4 ”. Uno degli allarmi lanciati con più forza dalla comunità internazionale in questi ultimi anni denuncia il rischio di infiltrazione della criminalità organizzata proprio là dove pulsa il nuovo cuore degli affari e della vitalità economica mondiale: la rete delle reti. La dirompente esplosione del commercio elettronico e della new economy, che sta rivoluzionando le strategie imprenditoriali su scala mondiale, sulla scia dell’esempio americano, sta registrando crescenti consensi anche nel contesto europeo ed italiano. Per quanto inizialmente partita da posizioni arretrate, l’Italia sta progressivamente guadagnando posizioni sul fronte del mercato digitale, come confermato da una recente indagine di At-Kearney 5 sulla diffusione del commercio elettronico e sembra cominci ad allinearsi sull’onda espansiva che prevede il raggiungimento di trecento milioni di utenti a livello mondiale, nei primi anni del Duemila, a fronte dei soli cinque milioni scarsi che si contavano nel non molto lontano 1991. 1 Cfr, Centorrino, Mario Lavora in rete la mafia del Duemila , Il Sole-24 Ore, Milano, 8 Gennaio 2000, n. 7, p.4 2 Cfr. Centorrino, Mario - ibidem 3 Cfr. Centorrino, Mario - ibidem 4 Cfr. Centorrino, Mario - ibidem 5 Guerci, Carlo Mario, Internet, modello per poche imprese , Il Sole 24 Ore , 5 Aprile 2000, n. 94, p. 7

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