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Le agenzie di rating. Aspetti critici e prospettive di riforma

Informazioni tesi

  Autore: Maura Frescurato
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Giuseppina Chesini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 215

La crisi economico-finanziaria e i recenti declassamenti dei debiti sovrani hanno portato alla ribalta vecchie e nuove critiche relative alle agenzie di rating.
Le agenzie di rating svolgono un ruolo cruciale nei mercati finanziari perché, fornendo una valutazione professionale, sintetica e motivata sull’affidabilità di emittenti e prodotti finanziari, influiscono sulle scelte di investimento. Il loro ruolo di intermediari è inoltre aumentato negli anni a seguito della crescita della distanza tra investitore ed emittente nell’ambito di portafogli sempre più internazionalizzati e a seguito dell’innovazione finanziaria che ha reso i prodotti finanziari sempre più complessi, marginalizzando l’investimento fai da te.
Proprio per questa importante influenza esercitata dalle agenzie di rating nei mercati internazionali dei capitali, a seguito della recente crisi finanziaria, si è riproposta la necessità di nuove regolamentazioni che assicurino trasparenza e accuratezza nella procedura di assegnazione del credit rating.
In particolare le questioni sulle quali le autorità nazionali e internazionali hanno posto la loro attenzione sono la qualità delle opinioni espresse dalle agenzie di rating, l’indipendenza di queste rispetto agli emittenti valutati, l’assenza di una qualsiasi responsabilità delle agenzie per le valutazioni pubblicate e l’opportunità di favorire la concorrenza in un settore fortemente concentrato.

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1 Introduzione La crisi economico-finanziaria e i recenti declassamenti dei debiti sovrani hanno portato alla ribalta vecchie e nuove critiche relative alle agenzie di rating. Con la crisi dei mercati finanziari tali agenzie sono state criticate per aver valutato come investimenti sicuri, perfino con il massimo della scala di valutazione, i cd. junk bond ovvero titoli spazzatura caratterizzati da un elevato rischio di insolvenza dell’emittente che avrebbero di lì a poco a tempo innescato la crisi, e per non avere modificato in tempo utile le loro valutazioni su tali prodotti finanziari e sugli emittenti. Le agenzie di rating non avrebbero quindi segnalato agli investitori la rischiosità dei portafogli delle istituzioni finanziarie, non svolgendo in tal modo il principale compito a cui sono preposte. La reazione a tali critiche è stata quella di adottare un approccio eccessivamente severo nel declassamento dei rating 1 , dapprima dei titoli legati ai mutui subprime e infine dei debiti sovrani di molteplici paesi, prima fra tutti la Grecia. 2 Il comportamento delle agenzie di rating negli ultimi quattro anni ha diversi punti in comune con la condotta che esse hanno tenuto nelle crisi finanziarie del Messico nel 1994 e del Sud Est Asiatico nel 1997. In tali occasioni infatti le agenzie mantennero elevato il rating fino allo scoppio delle crisi per poi reagire declassando a cascata i rating di banche, stati e imprese, rendendo l’accesso ai mercati finanziari internazionali più gravoso di quanto giustificato dal deterioramento dei fondamentali economici. 3 Come affermato dal Fondo Monetario Internazionale, questi declassamenti a cascata così forti non sono un segnale di rigore, bensì un segnale di acuti problemi nei meccanismi di rating. Elementi comuni si possono riscontrare anche nei casi Enron, WorldCom e Parmalat. In tali circostanze le agenzie di rating hanno valutato la situazione con deciso ottimismo, mettendo in discussione la credibilità delle società con grande ritardo e 1 INTERNATIONAL MONETARY FUND, Sovereigns, Funding and Systemic Liquidity, in Global Financial Stability Report, ottobre 2010. 2 Forti declassamenti hanno riguardato anche Irlanda, Portogallo e Spagna. Su questo punto si veda il capitolo 6, par. 2. 3 G. KAMINSKY e S. L. SCHMUKLER, Emerging Market Instability: Do Sovereign Ratings Affect Country Risk and stock returns?, in World Bank Economic Review, 2002, p. 171-195.

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