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L'intervista alla persona informata sui fatti nella disciplina dell'indagine difensiva

Disciplina delle indagini difensive. Realizzazione, documentazione, utilizzazione

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IV Introduzione NONOSTANTE SIANO GIÀ PASSATI DIECI ANNI DALL’ENTRATA IN VIGORE DEGLI ARTT. 38 E 222 DELLE DISPOSIZIONI DI ATTUAZIONE, COORDINAMENTO E TRANSITORIE DEL NUOVO CODICE DI PROCEDURA PENALE, È A TUTT’OGGI PIÙ CHE MAI EVIDENTE COME IL DIBATTITO , I PROBLEMI, E ANCHE LE POLEMICHE, SUSCITATI DALLA NORMATIVA SULLE INDAGINI DIFENSIVE SIANO BEN LUNGI DAL SOPIRSI. Ciò va certamente ricondotto alle lacune di una legislazione nata in modo a dir poco <<frettoloso>>, al di fuori del corpus codicistico e che ha taciuto, anche dopo l’intervento della legge 332/95, su tutte le questioni più spinose e problematiche dell’istituto. Una legislazione, è vero, che era stata prevista come provvisoria ma che, di fronte al mancato sopraggiungere di specificazioni di dettaglio, ha fatalmente rivelato le sue manchevolezze. Non possiamo, peraltro, nascondere che quelle che nel 1989 passarono per semplici difficoltà tecniche, legate alle scadenze previste per la promulgazione delle disposizioni di attuazione e di quelle di coordinamento, altro non erano, e ancor oggi restano, lo specchio di nodi di fondo tuttora irrisolti che toccano le questioni più scottanti del processo penale degli ultimi anni. Tra queste, sicuramente, si segnalano il ruolo del difensore e la difficile collocazione del pubblico ministero <<parte imparziale>>, il problema della parità accusa-difesa e la ricerca di un difficile equilibrio nella fase delle indagini preliminari: il tutto nella cornice di quello che è stato definito, felicemente, come modello accusatorio <<all’italiana>>. Questo lavoro di ricerca si compone di una prima parte di carattere generale, tesa ad evidenziare origini, vicende e problemi attuali dell’istituto; dai precedenti storici nella dottrina italiana ad alcuni cenni comparatis tici, dai lavori preparatori dell’art. 38 alla prassi giurisprudenziale limitatrice, dalla legge 332/1995 alle recenti proposte di riforma: è il tentativo di proporre una visione d’insieme per non perdere di vista importanti profili teorici e sistematici. La seconda parte, più tecnica e specifica, analizza quello che è, senza dubbio, il più importante atto di investigazione difensiva: la richiesta di informazioni al terzo in grado di riferire circostanze utili ai fini delle indagini stesse. Si è cercato, alla luce della attuale disciplina (in)esistente, di metterne in risalto le caratteristiche tipiche secondo una tripartizione delle tematiche che ad esso si ricollegano: realizzazione, documentazione ed utilizzazione. Il profilo esecutivo ha posto in rilievo delicati problemi relativi ai soggetti legittimati attivi e passivi, all’oggetto, al tempo ed al luogo dell’intervista, comportando necessariamente osservazioni relative ai confini penalistici dell’attività di indagine difensiva (si pensi al reato di subornazione), nonché alla deontologia professionale degli avvocati-difensori. Ancor più complicato il tentativo di stabilire, da un lato, le forme e le modalità di raccolta e documentazione del colloquio, e, dall’altro, il valore probatorio e le concrete opportunità di spendibilità procedimentale e processuale delle risultanze stesse. L’eccezionale importanza dell’intervista alla persona informata, soprattutto nella prospettiva della preparazione della cross-examination, è emblematicamente posta in evidenza dall’incidenza specifica sulla stessa dei vari progetti di riforma legislativa; ognuno di essi infatti, proponendo un autonomo modello di

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Stefano Maffei Contatta »

Composta da 215 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.