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Fenomenologia del delitto di mafia: analisi criminologica

Informazioni tesi

  Autore: Simone Faldetta
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2008-09
  Università: LUMSA - Palermo
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Angelo Mangione
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 110

Lo studio del delitto di mafia, così come un qualunque studio su ambiti del fenomeno mafioso, implica e necessita l’utilizzo di vari strumenti. Non si può infatti analizzare un fenomeno tanto articolato e complesso con i soli mezzi offerti dalla giurisprudenza o da quelli offerti da una singola disciplina o scienza.
Non si può pensare di analizzare il fenomeno mafioso senza tener conto della sua storicità piuttosto che della sua ramificazione in vari rami della società civile, dell’economia,della finanza e della politica. Non si può non tener conto della necessaria interpretazione dei mezzi, intimidatori o violenti, che la mafia utilizza per raggiungere i propri scopi.
Il tentacolare sviluppo della mafia e le manifestazioni della sua plurima identità devono essere affrontate con strumenti adeguati che tengano conto di questa sua peculiare natura.
Ed è seguendo questa intuizione che il nostro studio trova nella criminologia uno strumento adeguato, essendo quest’ultima la scienza che studia la fenomenologia dei reati e le cause della criminalità e delle condizioni (biopsichiche e sociali) che fanno dell’«uomo delinquente» un individuo diverso dai cittadini che rispettano la legge.
Nel corso di questa analisi dovremo dunque decifrare gli aspetti del delitto di mafia e le sue fasi. Passeremo dallo studio sulla “nascita” del delitto al manifestarsi dello stesso nella realtà sociale siciliana.
Per far sì che questa analisi sia il più possibile accurata dobbiamo preliminarmente definire in maniera chiara il fenomeno di cui tratteremo dato che, in ambito mafioso, le parole hanno un valore che va al di la del mero significato letterale.

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1.1 Mafia: stereotipi e paradigmi La problematica sopra una possibile definizione di mafia desume un rapido excursus sopra le differenti opinioni che fanno parte dell’immaginario collettivo. Per avere un’idea adeguata della mafia bisogna in primo luogo valutare le idee correnti e vedere se esse siano valide o meno. Per questo motivo faremo riferimento, prima di arrivare alla definizione vera e propria di mafia, alla distinzione fra stereotipi e paradigmi. II Chiamiamo stereotipi le idee correnti molto diffuse, i luoghi comuni formatisi senza un riscontro documentale, recepiti per pigrizia mentale e trasmessi per abitudine. Il vaglio di queste idee consiste nella loro demistificazione, attraverso la messa a confronto con una rappresentazione adeguata della realtà. Chiamiamo paradigmi le idee che presentano un certo carattere di scientificità, nel senso che esse vengono elaborate in base a un criterio e si basano sulla raccolta e interpretazione di una certa massa di dati. Il più grande problema dei paradigmi è che colgono solo alcuni aspetti del fenomeno mafioso senza integrarli con i restanti aspetti che vengono considerati marginalmente. 1.1.1 Stereotipi: emergenza, antistato, dalla mafia alla delinquenza Lo stereotipo della mafia come emergenza si basa sull’idea che la mafia sia essenzialmente o prevalentemente una fabbrica di omicidi. Se i delitti sono molti e soprattutto se colpiscono personaggi conosciuti, allora si parla di “emergenza”. In base a questa visione la mafia se non uccide non c’è, o è come se non esistesse e non fosse meritevole di attenzione; se non colpisce in alto è solo un fenomeno locale che non desta preoccupazione. Questo stereotipo è sicuramente il più diffuso ed è condiviso dal legislatore. Tutte le leggi antimafia sono state approvate in seguito a grandi delitti e alle stragi che hanno coinvolto l’attenzione dell’opinione pubblica: dieci giorni dopo l’assassinio del generale-prefetto Dalla Chiesa III , dopo II . cfr. Umberto Santino, Breve storia della mafia e dell’antimafia, Trapani, Di Girolamo, 2008. III . L. n° 646 13 Settembre 1982, che introduce l’art. 416 bis del codice penale che definisce per la prima volta l’associazione di tipo mafioso: L’associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e delle condizioni di assoggettamento e di omertà che ne deriva per 4

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