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La comunicazione delle organizzazioni di volontariato: il caso del Banco Alimentare nel panorama del non profit italiano

Obiettivo di questa tesi è mettere in evidenza come le associazioni di volontariato creino coesione fra i diversi attori sociali e quindi contribuiscano alla costruzione di una società del benessere. L’azione comunicativa è uno fra i tanti strumenti utilizzati per raggiungere questo obiettivo, la quale si basa principalmente sulle attività di relazione che l’organizzazione di volontariato instaura con le diverse parti sociali.
In seconda istanza, si vuole fornire a un lettore non esperto o che si avvicina per la prima volta all’universo del volontariato, una visione chiara e sintetica del settore non-profit, evidenziando anche i problemi e le contraddizioni giuridiche e culturali di non facile risolvibilità.
Partendo da una prima parte in cui si sviluppa un’analisi sincronica e diacronica dei rapporti che il volontariato crea con i principali attori sociali, quali lo stato e il mercato, viene quindi analizzato, nella seconda parte della tesi, il caso della Fondazione Banco Alimentare, quale esempio evidente della capacità di un’organizzazione non profit di creare spazi comunicativi e reti sociali in cui sia possibile progettare un’azione comune ai fini del benessere collettivo.
La collaborazione fra il Banco Alimentare, lo stato, il mercato e gli stessi volontari provenienti da un quarto settore, detto informale, è dunque la dimostrazione di come sia possibile realizzare concretamente la welfare society, modello societario più accreditato dai sociologi del Terzo settore e anche il più realistico per uno scenario futuro che si sviluppa a partire dalle varie forme di aggregazione della società civile, presenti da secoli nella tradizione del non profit italiano.
La comunicazione viene vista in questo contesto, come il motore principale dell’associazionismo a livello microsociologico, e societario a livello macrosociologico. Essa è la base per la costruzione di una società civile fondata sulla solidarietà. La capacità naturale delle organizzazioni di volontariato di creare comunicazione sociale e quindi pubblica, d’interesse collettivo, può essere quindi un oggetto di studio interessante per capire come viene costruita questa cittadinanza solidale.
La comunicazione delle organizzazioni non profit è una costante che assume però modalità diverse a seconda degli strumenti comunicativi adottati, per il resto uguali a quelli utilizzati dagli enti pubblici e soprattutto dalle organizzazioni for profit. E’ con la logica economica di queste ultime che verranno analizzati gli strumenti di comunicazione adottati dal Banco Alimentare. Ciò ad ulteriore dimostrazione della conciliabilità, all’interno del sistema economico-sociale, degli obiettivi della solidarietà e dell’efficienza, necessari per evitare che la nuova “società del benessere” ricada negli squilibri provocati sia dallo stato assistenzialistico, sia dal mercato. D’altra parte, il valore economico che legittima l’esistenza e l’attività di un’organizzazione non profit come il Banco Alimentare, sta proprio nella sua capacità di creare relazioni sociali efficienti, non solo ai fini della coesione sociale ma anche ai fini del benessere collettivo.

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9 CAPITOLO I Caratteristiche del volontariato 1. PRECISAZIONI TERMINOLOGICHE Occuparsi oggi delle associazioni di volontariato vuol dire avventurarsi in un ambito ancora poco strutturato, sia dal punto di vista legislativo, sia da quello organizzativo. Solo nell’ultimo decennio si è avvertita l’esigenza di porre dei fondamenti cardine che diano certezze e sviluppino forme di sostegno e di coordinamento unitario. E’ necessario perciò fare un po’ di chiarezza su alcuni termini che vengono usati in questo campo, per non cadere in equivoci. Le organizzazioni cui specificatamente ci riferiamo in questa tesi, sono soggetti associativi di natura privata, a diverso grado di formalizzazione e istituzionalizzazione, che secondo alcuni sociologi si situano nello spazio fra lo Stato e il mercato, mentre secondo altri, si situano all’interno di quello spazio del privato sociale 1 , costituito dalla società civile. Ora questo spazio viene indifferentemente denominato nell’uso comune come Terzo settore, terzo sistema, terza dimensione, non profit. 1.1 Il concetto di Terzo settore, terzo sistema, terza dimensione Condividendo le considerazioni di Carlo Borzaga 2 sulla definizione di Terzo settore, possiamo affermare che in Italia questo concetto non è ancora stato del tutto chiarito. Importato letteralmente dall’americano Third Sector, 1 Per privato sociale s’intende << ogni ambito di gestione autonoma di chi vi lavora e di chi vi partecipa, garantita pubblicamente e controllata nelle sue risorse e nei suoi esiti sociali secondo criteri stabiliti come bene comune nel momento pubblico universalistico >> P. Donati in Achille Ardigò (a cura di), Per una rifondazione del welfare state, Franco Angeli, Milano, 1984. 2 C. Borzaga, in Rivista del volontariato, n. 2/99, pagg. 27 – 38.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Giuseppina Bagnarola Contatta »

Composta da 341 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.