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Istituzioni ed interessi nel policy making europeo: l'advocacy coalition nell'evoluzione della politica energetico-climatica

Partendo dalla definizione di un approccio teorico ispirato all'Advocacy Coalition Framework di Sabatier, il lavoro analizza le modalità di interazione tra istituzioni e stakeholders nell'arena politica europea: la politica presa in esame a tal fine è quella energetico- climatica. Dopo una dettagliata esposizione dell'evoluzione e della definizione dell'interest representation presso le istituzioni europee, lo studio verte sull'attivazione di una advocacy a sostegno della formulazione ed implementazione di singole policy quali Emission Trading Scheme, politica di promozione delle energie rinnovabili (inter alia Direttiva RES) e processo di costituzione e liberalizzazione del Mercato Interno dell'Energia. La tesi principale del lavoro è l'esistenza di una coalizione tra attori di ispirazione ambientalista ed industria delle energie rinnovabili operanti in maniera razionale e congiunta nel processo di policy making in termini di lobbying. La ricerca empirica svoltasi attraverso una serie di interviste ai principali stakeholders ha tuttavia invalidato parzialmente tale tesi, in quanto non risulta appropriato parlare di una vera e propria coalizione tra attori: si tratterebbe piuttosto di una interazione non coordinata in origine, dove le modalità di raggiungimento dei fini -siano essi condivisi o meno- variano sia in base all'attore che alla tematica. Inoltre, data la natura trasversale della politica in esame nonché la sua ampia esposizione a fattori esogeni, l'approccio strettamente razionale utilizzato risulta inadeguato nel cogliere la caoticità del suo processo di policy making.
Metodologia seguita: Raccolta, studio ed analisi di letteratura specialistica, documenti ufficiali, roadmap e position paper dei maggiori attori coinvolti. In secondo luogo, raccolta di dati qualitativi tramite ampie interviste a soggetti afferenti ad istituzioni e stakeholders svolte durante il mese di luglio 2011 a Bruxelles.
Principali risultati raggiunti: Inestistenza di una coalizione "ambientalisti – industria delle energie rinnovabili" stabile; grande instabilità ed imprevedibilità del processo di policy making in ambito energetico-climatico europeo e conseguente inadeguatezza di un approccio puramente razionale per la sua analisi.

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INTRODUZIONE Il presente lavoro intende ricostruire ed analizzare i processi e le dinamiche attraverso cui differenti gruppi di interesse sono stati in grado di influenzare l’evoluzione della Politica energetica europea indirizzandone gli sviluppi recenti verso una politica delle energie rinnovabili ed in particolare delineando un nuovo programma di policy, noto per l'obiettivo che si propone - “20-20- 20 per il 2020” – e che consiste in un approccio olistico alla politica energetica volto all'inclusione di concetti di sostenibilità e sicurezza degli approvvigionamenti a fianco di quello di competitività. Se il Climate and Energy Package 1 rappresenta l'espressione più evidente di questa nuova politica energetico-climatica, altri fattori come il processo di liberalizzazione del Mercato energetico e la sua connessione con la questione infrastrutturale sono fondamentali al fine di comprendere la nascita e l'evoluzione di questa nuova politica. Con riferimento alla struttura del lavoro, nel primo capitolo viene illustrato l'approccio teorico utilizzato per analizzare l'influenza dei gruppi d'interesse nell'introduzione del tema delle energie rinnovabili nell'agenda europea. Negli studi di policy, che rappresentano il filone disciplinare di riferimento, l'individuazione degli attori coinvolti risulta indispensabile per evidenziare le dinamiche effettive della politica pubblica; nel caso specifico della politica energetica mirata alle fonti rinnovabili è proprio il formarsi di una nuova coalizione di attori a dare vita ai nuovi sviluppi di policy: la commistione di interessi tra i produttori di energie rinnovabili ed i gruppi ambientalisti ha portato ad una condivisione di obiettivi comuni in grado di agire sia a livello nazionale che europeo. L'azione di lobbying si è svolta sia nelle sede nazionali e comunitarie competenti sia tramite mobilitazioni pubbliche -nel caso delle tematiche ambientaliste-. Ciò ha portato ad una politicizzazione della tematica in alcuni Stati membri come Germania e Danimarca, (ma anche la Spagna, i paesi del Nord Europa), dove i policy makers hanno riconosciuto l’importanza della doppia questione energetico-climatica e l’hanno inserita nell'agenda politica interna. In virtù di ciò, questi Stati membri che possiamo considerare first-runners (first comers) sono oggi attori particolarmente sensibili alle tematiche dell'energia rinnovabile, aspetto molto importante in quanto fa sì che i gruppi d'interesse nazionali - come ad esempio gli operatori e gli investitori nel settore 1 Tale atto punta a ridurre del 20% delle emissioni di gas serra, ad aumentare l'efficienza energetica del 20% ed a raggiungere la quota del 20% di fonti da energia rinnovabile nel mix energetico dell'Unione Europea, il tutto entro il 2020. 5

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Federico Giavardi Contatta »

Composta da 151 pagine.

 

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