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L'editoria italiana per stranieri. Alma, Edilingua, Guerra e Bonacci

La pubblicazione del Quadro Comune Europeo di Riferimento per la Conoscenza delle Lingue ha segnato un importante punto di svolta nell’ambito dell’insegnamento L2 ed LS. Creando una base ufficiale e largamente riconosciuta, ha posto le basi per una ristrutturazione generale di tutto quanto riguardasse i corsi di lingua e il loro contesto applicativo. Grazie alla rigida formulazione e organizzazione dei sei livelli di competenza linguistica, il QCER ha fornito la normativa generale cui attenersi per la programmazione didattica. Oltre a regolamentare la progressione lessicale e grammaticale, il QCER ha fornito due grandi novità: l’importanza degli aspetti socioculturali e le caratteristiche dei partecipanti ai corsi di lingua. Le componenti fondamentali dell’atto didattico sono quindi tre: il soggetto (studente), l’agente (insegnante) e l’oggetto (lingua e cultura). Attorno a questi tre elementi ruotano e interagiscono i bisogni dei discenti, le mete educative e gli obiettivi glottodidattici, i metodi d’insegnamento, la valutazione e la gestione del processo di apprendimento. Qualunque classe ci si trovi di fronte, che sia composta da principianti assoluti o da studenti intermedi, adolescenti o adulti, il docente deve per prima cosa identificare i bisogni comunicativi dei propri allievi. Solamente ponendo l’apprendente al centro delle scelte che determinano gli obiettivi glottodidattici da raggiungere si potrà creare un percorso didattico funzionale e produttivo. Le mete comunicative possono essere invece distinte in quattro tipologie: la socializzazione, ovvero le mete generali finalizzate alla formazione dello studente nei suoi rapporti con gli altri; l’autopromozione, che riguarda la crescita e il miglioramento personale; la culturalizzazione, quindi la percezione del mondo come rete di rapporti intrinseci; il relativismo culturale, aspetto proprio dell’insegnamento di una lingua straniera, che riguarda i molteplici e variegati rapporti che si possono riscontrare tra le lingue e le culture. Attraverso il raggiungimento delle quattro tipologie comunicative lo studente potrà conseguire la competenza comunicativa. Per ogni livello di competenza raggiunto egli sarà in grado di soddisfare le triplici necessità che la compongono: saper fare lingua, ovvero padroneggiare le abilità linguistiche; saper fare con la lingua, cioè utilizzarla come strumento di azione; sapere la lingua e saperla integrare con altri linguaggi non verbali; al termine del percorso di studio, possiede quindi una competenza sia linguistica sia extralinguistica. Il docente guida i suoi studenti al raggiungimento degli obiettivi, il suo ruolo è quello di un facilitatore, non solamente di un formatore, che non deve mai porsi totalmente al centro della scena. Il buon insegnante sa proporre senza imporre, non è il protagonista ma la voce narrante. Un corso di lingua non si può però svolgere senza un copione, che è in questo caso il manuale di classe. Un volume appositamente creato per soddisfare tutti i bisogni dei suoi utilizzatori: spiega la grammatica e offre i mezzi per applicarla, fornisce il nuovo lessico e ne suggerisce gli utilizzi, parla della cultura di quel Paese in modo tale da informare lo studente sulla realtà che si appresta a conoscere. Avvalendosi sempre più spesso dell’approccio comunicativo, indifferentemente se con metodo nozional-funzionale o situazionale, il manuale dispone di tutte le nozioni necessarie al raggiungimento delle competenze relative al livello QCER che si propone di raggiungere, offrendo anche tanti elementi socioculturali utili alla reale ed effettiva comprensione del Paese di cui spiega la lingua. Laddove il manuale non presenti sufficienti stimoli culturali, è il docente a proporre ulteriori materiali didattici, preferibilmente autentici, che completino la descrizione dell’argomento trattato. Riuscirà così a soddisfare le curiosità dei propri allievi e ad arricchire le loro competenze linguistiche: proporre testi tipologicamente differenti, infatti, non può che aggiungere nuove conoscenze morfosintattiche. Essere in grado di comprendere forme testuali di differente tipologia non può che accentuare la padronanza comunicativa dello studente. Offrire materiali che raccontino un aspetto culturale che è stato suggerito dagli allievi fa apparire il docente aperto e disponibile, crea un rapporto di scambio e di fiducia con la classe. Lo studente che vede il proprio docente pronto ad ascoltare le sue richieste e a proporne le soluzioni si sentirà maggiormente apprezzato e considerato, vedrà nel suo insegnante una persona non solo interessata a fornire regole e nozioni, ma una persona che vuole far conoscere l’Italia oltre che l’italiano. Insegnare una lingua oggi vuol dire insegnare anche una cultura, significa porsi come guida di questo percorso e riconoscere lo studente come elemento attivo e centrale del processo didattico.

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4 Introduzione Gli ultimi dati relativi alla diffusione dell’italiano nel mondo mostrano un crescente e vasto interesse verso lo studio della lingua e della cultura italiana da parte di diverse ed estese fasce della popolazione di moltissime nazioni. La Società Dante Alighieri, fondata nel 1889 da un’ampia schiera di intellettuali guidati da Giosuè Carducci, ha stimato che nell’anno 2008 sono stati attivati 6.103 corsi di lingua e cultura italiana, ai quali hanno partecipato 203.000 studenti 1 . Uno dei dati più rilevanti riguarda la composizione dei partecipanti ai corsi: se fino a pochi decenni fa l’avvicinamento alla lingua e alla letteratura italiana era maggiormente di origine accademica, o comunque da parte di persone appartenenti a una classe sociale e culturale medio-alta, ci troviamo invece oggi di fronte a una crescente richiesta da parte di persone che decidono di iniziare lo studio dell’italiano sulla spinta di una fascinazione per l’Italia e tutto ciò che la riguarda. Abbiamo quindi un pubblico ampio ed eterogeneo, che va dallo studente universitario di letteratura alla ragazza innamorata della moda italiana, dal giovane designer che sogna di lavorare in Italia a chi è “semplicemente” curioso, passando per la folta schiera degli oriundi italiani, che continuano a costituire un’alta percentuale di coloro che partecipano ai corsi di lingua e cultura. Nei suoi 123 anni di attività la Società Dante Alighieri ha aperto le sue sedi in tutto il mondo, creando così una fitta rete di strutture dedicate alla conoscenza della lingua e della cultura, composta da un totale di 500 sedi e Comitati. Come recita l’articolo 1 del suo Statuto, lo scopo principale è «tutelare e diffondere la lingua e la cultura italiane nel mondo, ravvivando i legami spirituali dei 1 Rapporto italiani nel mondo, Roma, Fondazione Migrantes, 2009, pp. 156-157.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Livia Rossi Massimi Contatta »

Composta da 134 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.