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La nozione di prototipo e le sue applicazioni linguistiche

La tesi è rivolta al chiarimento dell'utilizzo della nozione di protipo in linguistica. Questo concetto si è sviluppato all'inizio degli anni Settanta del secolo passato a seguito di alcune ricerche di antropologia sul lessico di colore nelle lingue umane (Berlin e Kay, Rosch): nel corso di alcuni test cognitivi su soggetti parlanti diverse lingue si sono riscontrate alcune asimmetrie categoriali (alcuni membri di categoria sono giudicati dai soggetti "migliori esempi" rispetto ad altri). La nozione di prototipo è stata a partire da allora utilizzata per trattare non solo categorie del mondo reale, ma anche quelle linguistiche (Soggetto, Nome, Verbo, Aggettivo..): la tesi chiarisce come si possano riscontrare effetti prototipici anche nel linguaggio. Si è fatto uso di bibliografia straniera: Lakoff (1987), Taylor (1995), Dixon (2006), Hopper e Thompson (1980) e (1984), Croft (1991) e (2001), Keenan (1976).

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4 Introduzione La questione della categorizzazione ha caratterizzato buona parte del corso della storia del pensiero occidentale, dall’età classica fino a oggi. Allora e per secoli fu la filosofia a scomporre le entità reali e concettuali nei nuclei di significato che le costituiscono. Oggi il testimone è passato in mano a una pluralità di discipline, fra cui psicologia, antropologia e linguistica. Vedremo in questa tesi come negli anni Settanta del secolo passato, a partire da studi sperimentali sulla terminologia di colore, la psicologa Eleanor Rosch abbia riscontrato la presenza di effetti prototipici nelle categorie, ossia un’asimmetria delle categorie stesse tale per cui alcuni membri di esse vengono giudicati dai parlanti “migliori esempi” rispetto ad altri. Questi giudizi di asimmetria chiaramente scuotono le basi della nozione classica di categoria, basata sulla presenza di condizioni necessarie e sufficienti che fanno sì che tutti i membri abbiano lo stesso status. Questo lavoro è diviso in due parti. Il primo capitolo partirà proprio da una panoramica sugli studi sui termini di colore. Partiremo da una pietra miliare della letteratura antropologica, la monografia di Berlin e Kay (1969): i due studiosi, alla ricerca di un pattern di universalità nella categorizzazione e quindi nell’etichettamento del colore nelle lingue umane, svilupparono una metodologia sperimentale di interrogazione dei soggetti basata sulla richiesta di individuazione del “migliore esempio” di ciascuna categoria di colore. Vedremo come Eleanor Rosch, con i suoi studi sul lessico di colore presso la popolazione neo-guineana dei Dani, e con ulteriori lavori sulle categorie del mondo reale, abbia perfezionato questa metodologia di indagine, al punto da porre al centro della sua ricerca proprio i giudizi di prototipicità espressi dai parlanti. Osserveremo come ci siano state nel corso del decennio ‘70 varie fasi nella sua elaborazione delle ricerche sul campo, una delle quali vide la studiosa

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Gaia Carfora Contatta »

Composta da 63 pagine.

 

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