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Michael Haneke. La perversione delle immagini

Un excursus attraverso i film di questo grande regista.
Il senso dell’immagine nel cinema di Michael Haneke è un concetto estremamente dinamico che si regge su un equilibrio instabile fatto di percezioni e di piccoli e invisibili spostamenti dello sguardo. Il fluire interminabile di immagini che avvolge la vita dell’uomo contemporaneo offusca la percezione e annulla il senso critico delle singole persone , le quali sotto l’incessante bombardamento di pixel televisivi vivono in una realtà aliena e virtuale.
Si può dire che Haneke individui nella manipolazione dell’immagine, e nell’impossibilità umana di contenere il dolore, l’origine scatenante di questo ritorno al primitivismo e cerca di costruire le sue immagini prevalentemente attorno a due elementi: il tempo e lo stacco in nero. Il tempo dilatato delle scene porta lo spettatore a non vedere semplicemente la scena, ma ad osservarla. L’inquadratura monocroma successiva alle immagini invita lo spettatore a riflettere, a ritrovare magari dentro di se un momento simile della sua esistenza. Tale scelta espressiva, può metaforicamente indicare un‘assenza, una mancanza di senso, la vanità dell’esistere.

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3  Introduzione “Non ci ho capito nulla. Ma come finisce? Chi mandava le videocassette?“ E’ stato questo il pensiero che mi è subito passato per la mente al termine della visione di Niente da nascondere, vincitore del premio alla regia nel 2005 al festival di Cannes, regia appunto di Michel Haneke. Da tempo un film non m’incollava cosi al grande schermo, ma, soprattutto, non mi faceva sentire cosi “impotente” di fronte alla voglia di capire cosa il film volesse dirmi. L’unica cosa che avevo capito era che il film andava rivisto e che bisognava cercare di individuare elementi che magari erano sfuggiti a una prima visione. Ma una seconda visione non basta a capire dove sia il bandolo della matassa che imprigiona Anne e Georges Laurent, nomi ricorrenti nei film di Haneke. “ Nel corso delle due ore di proiezione, Haneke riflette (e ci fa riflettere) sul presente e sul passato, sull’impossibilità di dimenticare e di espiare le proprie colpe. Tanto meno nasconderle. E’ un film sulla Verità e sulla Menzogna. E’ un film in cui qualcuno mente, forse più d’uno, forse tutti. Tranne il regista.” 1 Il film Niente da nascondere raccoglie gran parte dei temi cari ad Haneke , regista controverso che si è guadagnato spazio tra i grandi nomi con un cinema che parla di noi, un cinema non di genere, ma un cinema che ci guarda dentro. Usa la macchina da presa come un chirurgo usa il suo bisturi, e ci mostra (o non ci mostra e attraverso ciò ci fa capire) le leggi che regolano la nostra vita, ci svela ciò che forse cerchiamo di non vedere, ci parla di dolore e morte che tendiamo di solito a nascondere, e nasconde invece il lato bello della vita. “Autore controcorrente, spiazzante per la violenza estrema dei suoi film e sorprendente per l'originalità delle storie che racconta. Affronta la categoria della famiglia borghese smontandone tutte le apparenze, la sensualità e i pregiudizi sono sviscerati in modo profondo. Una carriera cinematografica intellettuale che stringe le inquadrature su temi scottanti, diventando un vero maestro della negazione, un autore che non lascia mai indifferenti.” 2

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Gabriele Foralosso Contatta »

Composta da 60 pagine.

 

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