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Le determinanti delle bolle speculative

Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Cappabianca
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli studi di Napoli "Parthenope"
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze dell'economia e della gestione aziendale
  Relatore: Gabriele Sampagnaro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 87

L’elaborato è centrato su un particolare fenomeno che ha luogo principalmente, ma non solo, nei mercati finanziari: la bolla speculativa. Con tale termine, gli economisti indicano l’aumento repentino della domanda di un determinato asset che conduce i prezzi dello stesso ad un livello non giustificato dai suoi fondamentali. Il prezzo non essendo veritiero, cioè non rispecchiando il valore reale dello stesso, non può salire all’infinito e basta il verificarsi di una qualsiasi causa, all’interno del mercato di riferimento, a portare un senso di sfiducia verso l’asset. In tal caso gli insider, spesso investitori, iniziano a disinvestire, escono dal mercato, e i prezzi del bene percorrono una discesa molto più rapida della salita, fino ad assumere il corrispondente valore reale. Questa fase del fenomeno viene chiamata comunemente “scoppio della bolla”. Numerosi sono i fattori che determinano la formazione di queste fiammate speculative nei diversi mercati (finanziari, valutari, immobiliari); tra questi: l’introduzione di un’innovazione tecnologica che rivoluziona il mercato; un elevato senso di fiducia, un’euforia generale dovuta, ad esempio, dal pensiero di trovarsi in una “nuova era” economica, di ricchezza, prosperità; oppure, l’introduzione nel mercato finanziario di un nuovo strumento di speculazione che attira l’attenzione degli investitori. Qualsiasi sia la causa, gli effetti delle bolle speculative sono quasi sempre deterioranti per il settore in cui si verificano. Effettuando un’analisi storica delle diverse bolle speculative verificatesi negli anni, si riscontra una certa relazione causa-effetto tra la formazione delle bolle e le crisi finanziarie. Partendo dalla prima bolla speculativa della storia moderna, la “bolla dei tulipani”, che condusse l’economia olandese, una delle più floride del 1600, in una profonda recessione; passando per il crollo di Wall Street del 1929, successivo ad un boom borsistico protratto per tutti gli anni Venti, che portò gli Stati Uniti d’America alla più grave depressione di sempre negli anni Trenta; fino ad arrivare alla bolla immobiliare statunitense scoppiata nel biennio 2007-2008 che ha condotto l’intero sistema finanziario statunitense al collasso, con il default di una delle istituzioni finanziarie più importanti, la Lehman Brothers, e passando da “semplice” crisi immobiliare negli Stati Uniti a crisi economico-finanziaria globale. In virtù di questo stretto legame tra le bolle speculative e le crisi finanziarie la finanza, così come la conosciamo, necessita di una maggiore regolamentazione per evitare che singole fiammate speculative possano propagarsi in un ormai così interconnesso sistema finanziario globale. Per tale ragione ho dedicato l’ultima parte del mio elaborato alle possibili soluzioni per contrastare le bolle speculative, analizzandone pregi e difetti. Qualsiasi sia la soluzione che intendano adottare i policy maker nel periodo post-crisi per scongiurare il ritorno di una Grande Depressione come negli anni Trenta, la finanza globale deve ritornare a svolgere la sua funzione principale di aiuto all’ economia reale ed evitare che continui ad essere unicamente un tavolo di gioco d’azzardo dove si scommette con i soldi altrui e, soprattutto, contro l’interesse della comunità.

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