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Fisiopatologia e aspetto immunoistochimico della mola vescicolare

Informazioni tesi

  Autore: Filomena Storino
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Scienze Biologiche
  Relatore: Guglielmo Martino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 81

La mola idatiforme, per criteri morfologici e citogenetici, è suddivisa in mola idatiforme parziale e mola idatiforme completa. Questa suddivisione non è puramente accademica, ma implica risvolti clinico-terapeutici importanti perché circa il 25% delle mole complete ha un alto rischio di sviluppare corio carcinoma e malattia trofoblastica gestazionale persistente, mentre per la mola parziale questo rischio è estremamente basso . La diagnosi differenziale di questi due sottogruppi, talvolta può essere difficile perché i criteri diagnostici morfologici, soprattutto in fasi precoci di malattia, possono risentire della soggettività dell’istopatologo. Lo studio della ploidia e tecniche di biologia molecolare possono essere di enorme aiuto nella diagnosi differenziale tra mola parziale e completa, perché sono in grado di distinguere il pattern diploide di origine paterna tipico della mola completa dal pattern triploide o tetraploide della mola parziale.

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4 CAPITOLO 1 LA PLACENTA 1.1 Sviluppo embrionale della placenta La placenta è l’organo che consente al feto, per tutta la durata della vita intrauterina, di nutrirsi, di respirare e di depurarsi delle scorie metaboliche; essa costituisce con il feto un’unità funzionale molto stretta: nutritiva, endocrina e immunitaria. Il suo sviluppo avviene nel seguente modo: Avvenuta la fecondazione, che di solito ha luogo a livello della tuba uterina (fig.1), lo zigote inizia una serie di rapide divisioni cellulari che portano alla formazione, all’incirca tre giorni dopo la fecondazione, di una massa di cellule detta morula. Questa all’interno dell’utero continua a dividersi e si forma la blastocisti, distinta in due tipi di cellule: uno strato esterno, detto trofoblasto, che andrà a formare la parte fetale della placenta, e una massa cellulare interna, detto blastocele, da cui si svilupperà l’embrione (fig.2). Circa sette giorni dopo la fecondazione, in altre parole tre settimane di età gestazionale, la blastocisti s’impianta nell’endometrio, e dal trofoblasto originano due gruppi cellulari: il cito-trofoblasto, più interno, e il sincizio-trofoblasto, più esterno (1) (fig.3). L’epitelio uterino, a contatto con il sincizio- trofoblasto, prolifera formando uno strato cellulare che prende il nome di decidua. All’interazione tra queste due formazioni (rispettivamente d’origine trofoblastica ed endometriale) è legato il processo d’impianto della blastocisti nella mucosa uterina.

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Parole chiave

immunoistochimica
placenta
mola vescicolare
mola parziale
circolazione fetale
il gene p57
mola invasiva
coriocarcinoma

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