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Smart Cities. Definizioni e confronti

In una situazione in cui la crisi economica, la crescita smisurata della popolazione nelle aree urbane e l’aumento del consumo di risorse naturali hanno raggiunto ormai livelli inaccettabili, è stato introdotto il concetto di Smart Cities per rispondere a tutte quelle sfide sociali, ambientali ed economiche che le città non sono più in grado di affrontare con metodi tradizionali, ma alle quali devono trovare una risposta attraverso nuove soluzioni intelligenti al fine di preservare la propria sostenibilità.
Il termine “Smart Cities” è stato coniato per la prima volta nei primi anni Novanta per indicare uno sviluppo urbano che iniziava a gravitare verso la tecnologia, l’innovazione e la globalizzazione. Questo nuovo approccio di sviluppo consisteva nel collegare la commercializzazione della tecnologia a efficaci iniziative del settore pubblico e del settore privato, con la finalità di creare nuove infrastrutture per la crescita economica, la diversificazione e la competitività globale. Dagli anni Novanta fino ad oggi, al concetto di Smart Cities non è ancora stata attribuita una precisa definizione tuttavia l’interesse prevalente è rivolto alla nascita di nuove tecnologie per il miglioramento della vita dei cittadini e alla preoccupazione per la sostenibilità.
Nell’arena politica, l’etichetta, viene spesso utilizzata in maniera frivola minimizzando i reali problemi presenti nel contesto urbano ed assumendo un atteggiamento positivo e piuttosto acritico verso lo sviluppo urbano. Nella maggior parte dei progetti Smart Cities al centro dell’idea di sviluppo intelligente vi sono l’aspetto tecnologico e quello imprenditoriale, ritenuti gli elementi guida per una città sostenibile e competitività a livello internazionale. Tuttavia sotto la superficie di autocompiacimento delle Smart Cities che hanno considerato solo questi aspetti, permangono alcuni problemi fondamentali, in quanto, continuano a essere ignorati: effetti di polarizzazione sociale dovuti alla rapida e male organizzata diffusione della tecnologia ICT, aumento delle disuguaglianze generate dall’avvento della classe creativa e conflitto tra la sostenibilità ambientale e la crescita economica.
Il fine del concetto di Smart Cities, come sostengono gli studiosi Holland, Streitz e Paquet, deve essere sia economico che sociale. Secondo questa visione, gli elementi primari per una vera strategia Smart sono il benessere dei cittadino e la coesione sociale.
Date le differenti peculiarità di ogni realtà urbana, gli obiettivi e le strategie che mettono in campo le città per perseguire uno sviluppo intelligente, sono molto diversi tra loro e variano da Paese a Paese.
La distinzione più marcata si nota confrontando progetti Smart che si attuano su città già esistenti e quelli invece che vengono realizzati in città di nuova costruzione. In quest’ultima categoria rientrano principalmente le città che stanno sorgendo in Medio Oriente e che sono il prodotto di un avanzatissimo sistema tecnologico (Masdar City file JPG). Sebbene queste città siano costruite con l’obiettivo di diventare città a zero emissioni di CO2, suscitano molte polemiche sull’effettiva sostenibilità ambientale. In questi progetti si è osservato come uno sviluppo guidato dalle sole idee imprenditoriali non può realmente essere intelligente.
Alcuni progetti Smart Cities, come per esempio Amsterdam e Singapore, hanno dimostrato, invece, di saper utilizzare le risorse private in modo lungimirante, attraverso la stipulazione di partenariati pubblico-privato molto vantaggiosi per l’ente pubblico, l’impresa e la collettività.
Il successo di un intervento può generarsi semplicemente dal saggio coinvolgimento delle parti interessate. È il caso di Amsterdam, in particolare, che, spicca per la sua capacità nell’aver intrapreso una perspicace governance multilivello che ha accompagnato tutti i progetti attuati sul territorio urbano.

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4 ex sindaco di Denver, Colorado INTRODUZIONE Le città sono il prodotto di una trasformazione e sedimentazione storica genera- ta principalmente dai fenomeni antropici. A partire dalle prime forme di urbaniz- zazione, le città sono la dimostrazione esemplare dell’organizzazione sociale, ne l- le quali si concentrano il maggior numero di funzioni umane. Le città contemporanee stanno crescendo sia come numero e sia come popola- zione. Chi avesse osservato la Terra dallo spazio, due secoli fa, avrebbe visto le luci di due soli centri abitati da un milione di persone: Londra e Pechino, mentre oggi, quel numero è salito a 450. La luce è l’at tività umana più visibile dallo spa- zio ed è quella, che più di ogni altra, dimostra l’impatto dell’uomo sulla terra. Le aree che mostrano il maggiore impatto luminoso sono quelle più urbanizzate e corrispondo agli Stati Unici occidentali, il sud e l’o vest del Canada, l’Europa occ i- dentale e alcune aree del Sudest Asiatico. Già negli anni ‘ 60 il sociologo e urbanista Lewis Mumford 1 citava “Ieri la città era un mondo, oggi il mondo è diventato una città”. Figura 1: La luce dell’uomo sulla Terra. Fonte: Defense Meteorological Satellite Program, NASA, Earth's city lights, 2000. Nel 1900, solo il 13% della popolazione mondiale abitava in città. Questa percen- tuale è salita notevolmente negli anni successivi tanto è vero che nel 2008, per la prima volta nella storia umana, la maggioranza della popolazione mondiale vive- va in città. Nell’immediato futuro, gli abitanti delle città continueranno a crescere 1 MUMFORD L. (1961), The City in History. Its Origins, its Transformations and its prospects, New York .

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Architettura

Autore: Alessandra Pandini Contatta »

Composta da 109 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.