Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

L'impatto della green economy in Italia: un'economia alternativa è davvero possibile?

L'economia italiana sta subendo sempre più gli influssi benefici della green economy. E' uno sviluppo virtuoso che prema le aziende che innovano, creano ricchezza e occupazione. L'ambiente diventa un capitale che va difeso e protetto, e che può creare ricchezza. La green economy è un fenomeno a tutto campo che sta interessando la vita di tutti i giorni, a partire dal lavoro fino alle nostre abitazioni. Il settore del verde vede pure l'influenza della mafia, che non si è lasciata sfuggire le ghiotte opportunità di guadagno. Il lavoro si pone lo scopo di analizzare i cambiamenti in atto assieme alle prospettive future.

Mostra/Nascondi contenuto.
5 Introduzione L’Italia sta vivendo una fase di grandi cambiamenti e termini come “green economy”, “energie alternative” o “green jobs” ci fanno vedere una luce nuova e particolare in fondo al buio della crisi che ci sta attanagliando. Si sta rimettendo in discussione l’assioma del capitalismo che vede nello sfruttamento dell’ambiente l’unica occasione per creare profitto. L’ambiente sta correndo seri pericoli: l’ingente quantità di gas serra nell’atmosfera (specialmente CO2) sta accelerando il processo dei cambiamenti climatici, che potrebbero avere conseguenze disastrose per il globo. Diventa necessario, quindi, ridurre le emissioni, diminuendo la produzione di beni e convertendo i settori produttivi esistenti. E’ assolutamente prioritario considerare l’ambiente come un capitale e, come ci insegna l’economia di mercato, i capitali non vanno sprecati ma aumentati. Ma quando è nata l’esigenza di mettere in atto uno sviluppo considerato sostenibile? Siamo nel 1973 e scoppia il cosiddetto shock petrolifero in seguito alla guerra tra Israele e Paesi Arabi: il prezzo del barile sale alle stelle e i governi dell’Occidente varano pesanti misure d’austerità. La crisi petrolifera rappresentò per i Paesi occidentali un’occasione per riflettere sull’uso delle fonti rinnovabili che vennero per la prima volta prese in considerazione, in alternativa ai combustibili fossili come il petrolio. La definizione oggi ampiamente condivisa di sviluppo sostenibile è quella contenuta nel rapporto Brundtland, elaborato nel 1987 dalla Commissione Mondiale sull'Ambiente e lo Sviluppo e che prende il nome dall'allora premier norvegese che presiedeva tale Commissione. Il testo elaborato recita ”Lo sviluppo sostenibile, lungi dall’essere una definitiva condizione di armonia, è piuttosto un processo di cambiamento tale per cui lo sfruttamento delle risorse, la direzione degli investimenti, l’orientamento dello sviluppo tecnologico e i cambiamenti istituzionali siano resi coerenti con i bisogni futuri oltre che con gli attuali”. Con questa affermazione Bruntland lancia un allarme relativo al consumo senza freni delle risorse, che avrebbe potuto lasciare “affamate” le generazioni future. Tornava così a confermarsi l’esigenza di ridurre i consumi insieme alla necessità di ricercare fonti energetiche che avrebbero potuto ridurre la schiavitù dal petrolio. Il concetto di “sostenibile” si è poi evoluto, mentre le energie rinnovabili hanno cominciato a fare timidamente capolino nel panorama energetico globale. Man mano si è giunti al concetto rivoluzionario di “green economy”, ovvero un’economia il cui impatto ambientale sia minimo. In questo nuovo contesto diventano allora primari l’innovazione tecnologica e le conoscenze scientifiche.

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Mattia Borsini Contatta »

Composta da 50 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3153 click dal 28/02/2013.

 

Consultata integralmente 4 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.