Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

I centri sociali a Napoli: analisi di uno spazio pubblico

La presente ricerca si focalizza sui centri sociali occupati autogestiti a Napoli. Per trattare questa tematica, su cui non moltissimo è stato scritto, ho adottato un approccio geografico. L'obiettivo è stato quello di comprendere se, e in che termini, la fattispecie del centro sociale si possa considerare uno spazio pubblico. La tesi muove da una duplice analisi: teorica e pratica. La prima parte, teorica, si basa sull'approfondimento di alcuni concetti geografici essenziali. La seconda parte, di natura più pratica, si fonda, invece, su una ricerca sul campo. Inevitabilmente, a questa seconda parte appartiene l’analisi dei centri sociali a Napoli. Ho partecipato agli incontri e alle manifestazioni organizzate nei centri sociali e ho, così, avuto la possibilità di parlare con diverse persone da anni impegnate nella gestione di questi spazi. Se uno studio bibliografico è stato essenziale per contestualizzare la mia ricerca, questa non sarebbe stata possibile senza un'attività sul campo. Nell'analisi dei diversi casi di studio, i tre centri sociali napoletani, Officina 99, D.A.M.M. e L.O.Ska, sono evidenziate alcune caratteristiche che li possono connotare come spazi pubblici.

Mostra/Nascondi contenuto.
7 Introduzione Il presente lavoro di tesi è stato ispirato da due constatazioni principali. La prima è di ordine pratico, la seconda di ordine teorico, ma entrambe attengono, in qualche modo, all'esperienza personale dell'autore. La prima constatazione è legata alla mia partecipazione diretta alle attività di un centro sociale in particolare, il L.O.Ska, a Napoli. E, per essere ancora più precisi, alla Squola (sic) popolare d'italiano dello Ska. In questa scuola dei volontari insegnano i rudimenti dell'italiano a immigrati, molto spesso privi di permesso di soggiorno e delle condizioni necessarie a legalizzare la propria presenza in Italia. Partecipando alle attività di questa scuola, che si svolgono nei locali occupati del centro sociale, in Calata Trinità Maggiore n.15, mi sono reso conto di come questi stessi locali acquisissero le caratteristiche di spazi pubblici. Le aule del centro sociale, aperte a tutti, senza alcuna forma di discriminazione né di selezione all'ingresso, erano vissute da questi individui che se ne appropriavano momentaneamente. Spesso dubbiosi e talvolta anche diffidenti in partenza, i migranti consideravano (considerano) le strutture del centro sociale con un certo distacco: sono strutture vecchie e certo non soggette a manutenzione costante (gli unici a prendersene cura sono gli occupanti, con i fondi di volta in volta derivanti dall'autofinanziamento). Eppure ne fanno un punto di incontro, gradualmente si affezionano, persino, a quei locali che finiscono per considerare come propri. Vivono lo spazio del centro sociale come uno spazio pubblico, laddove gli spazi pubblici tradizionali sono loro negati. Se la prima constatazione era di ordine pratico, la seconda è invece di ordine teorico. Ricercando, infatti, materiale bibliografico sui centri sociali a Napoli mi sono imbattuto in una fondamentale carenza di informazioni. L'argomento dei centri sociali non è più all'ordine del giorno: si tratta in fondo di forme sperimentali di autorganizzazione nate in Italia circa quarant'anni fa e a Napoli circa trent’anni fa. Nel tempo diversi centri sociali si sono susseguiti in più punti della città, e solo pochi sono durati a lungo. Se dei primi, quelli scomparsi, è naturale che non ci siano molte tracce, l'assenza di informazioni riguardo ai secondi è invece più rilevante: indica che ci si trova davanti ad un argomento piuttosto sfuggente e su cui gli studi non sono mai stati abbondanti. Si tratta, infatti, di una materia rilevante soprattutto al livello locale, dunque potrebbe sembrare che non rivesta un interesse che vada oltre la scala del quartiere o al

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Riccardo Cavaliere Contatta »

Composta da 131 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2716 click dal 24/10/2012.

 

Consultata integralmente una volta.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.