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Questioni controverse in tema di impresa familiare

Con l'inserimento nel codice civile italiano dell'istituto dell'impresa familiare, grazie alla riforma del diritto di famiglia del 1975, sono stati attuati una serie di principi fondamentali che l'ordinamento giuridico italiano riconosce anche nell'ambito del nucleo familiare.

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4 Capitolo 1 La riforma del diritto di famiglia e la novità all’art. 230 bis c.c.: l’impresa familiare Paragrafo 1 Il nuovo istituto come prodotto della legge 151/75 ed elemento di rottura col passato. I modelli di “impresa a spiccata caratterizzazione familiare” precedenti la riforma e la comunione tacita familiare Con la legge 19 maggio 1975, n. 151 il Parlamento Italiano ha approvato quella che a tutt’oggi rappresenta la legge di riforma del diritto di famiglia vigente nello Stato Italiano. Scopo precipuo della novella fu innovare i regimi patrimoniali della famiglia, rendendo legale, e quindi prioritario, salva la possibilità della “diversa convenzione”, il regime di comunione dei beni dei coniugi, rimettendo ad una scelta consapevole dell’autonomia privata il regolamento patrimoniale dei propri rapporti, secondo quella parità sostanziale garantita dagli artt. 2, 3 e 29 Cost.. Ma non solo. A riprova di questa esigenza così fortemente sentita dal legislatore, questi ha creato degli ulteriori meccanismi di regolazione dei rapporti economici (il fondo patrimoniale, costituito da terzi, e l’impresa familiare), facendo peraltro salve le consuetudini della comunione tacita familiare. Questa legge, figlia dell’ideologia propria di una società che vede nella famiglia “un ente regolato per la vita e lo sviluppo dei suoi membri”1 si è però trovata ad operare in un’epoca, comunemente indicata come post-industriale, di profondi mutamenti nei rapporti sociali, in un’era di transizione, in attesa di un nuovo referente sociale dopo quello agricolo e quello industriale. Mutando le fattispecie sociali e quindi anche i modelli e le tecniche di individuazione e di tutela, l’unitarietà delle categorie giuridiche tradizionali -proprietà, impresa, famiglia e responsabilità- si è inevitabilmente attenuata. La pluralizzazione dei genus ha così investito anche la famiglia, che non è più una, ma plurima, nel senso che ne esiste una pluralità di immagini e dimensioni: anche in questo settore il processo storico-sociale si è evoluto dunque dalla “famiglia” alle “famiglie”. Di conseguenza, quelle regole e categorie giuridiche cui si rinviava generalmente non rappresentano più un criterio diretto di valutazione della medesima realtà sociale, e la regola della libertà personale dei singoli membri, tutelata col potenziamento dell’autonomia privata, funge ora da elemento centrifugo nei confronti delle regole dell’unità e dell’uguaglianza, funzionali in passato alla stabilità della famiglia legittima. La l. 151/75 appare, quindi, una presa d’atto dei vistosi mutamenti in itinere nella realtà sociale dei rapporti familiari ma, allo stesso modo, l’indicazione precisa del “dover essere”2 dei rapporti personali e patrimoniali, per un assetto ideale paritetico ed egualitario della famiglia moderna. L’art. 230 bis, che con la novella è stato introdotto nel codice civile, non rappresenta che un aspetto di tale adeguamento del diritto alla mutata realtà, quello che riguarda le conseguenze di una prestazione di lavoro avvenuta fra appartenenti al medesimo nucleo, con una accentuazione contemporanea dei profili della solidarietà e dell’uguaglianza fra familiari. 1 A. TRABUCCHI, Natura, legge, famiglia, in Rivista di Diritto Civile, 1977, I , pag. 14. 2 M.C. ANDRINI, Azienda coniugale e impresa familiare, in Trattato di Diritto Commerciale e Pubblico dell’Economia, F. Galgano, XI, Cedam, 1989, pag. 53.

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Maria Michela Chiarandini Contatta »

Composta da 185 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3783 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 12 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.