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Ultras e mezzi di comunicazione: un'analisi sociologica

Quale rapporto esiste tra il tifo organizzato e i mezzi di comunicazione? Come è cambiato il volto del tifo dopo gli anni della pay-tv? Cosa succede esattamente sugli spalti durante una partita di calcio? Dopo l'introduzione del fenomeno in chiave storica e sociologica, si cercherà di analizzare come, dove e quando il tifo organizzato e i relativi episodi di violenza sono nati e si sono sviluppati. Quindi, seguirà un’analisi più dettagliata sui modi e gli strumenti di comunicazione, sul gruppo,i simboli e le metafore utilizzati dagli ultras in quanto soggetti socialmente presenti durante la partita di calcio.
In seguito l’analisi andrà a spostarsi verso l’esterno, in primo luogo osservando i particolari intrecci del mondo del tifo con la politica, e la classe politica, dalle origini ad oggi e infine andando a toccare il cuore dell’argomento: la presenza e l’effetto sempre più considerevole dei mezzi di comunicazione all’interno della sfera del tifo calcistico. Due in particolare sono i media presi in analisi: la televisione, la cui nascita e diffusione hanno radicalmente mutato sia il calcio (e lo sport, in generale), sia il suo pubblico, trasformandolo talvolta in un gruppo di “attori” e il web, che in quanto terra “di tutti e di nessuno”, ha contribuito a creare una nuova categoria di tifosi e ha permesso la diffusione di idee e materiale strettamente connessi alle tifoserie delle squadre di calcio e alle loro ideologie.

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3 Introduzione La ricerca di uno stato emotivo di tensione ed eccitazione ha caratterizzato le attività ricreative umane da secoli. Lo sport in questo senso, ha rivestito ottimamente il ruolo di gioco catartico, in grado di offrire e permettere di scaricare forti emozioni. Basti pensare al panem et circensens offerto al popolo dagli imperatori romani, passando dai giochi olimpici della Grecia antica, al rudimentale calcio dell’epoca medioevale, fino ad arrivare allo sport moderno. Essi hanno in comune non soltanto l’aspetto ludico ma anche quello passionale e, non meno importante, una certa componente “spettacolare”. Non risulta affatto fuori luogo infatti, il paragone tra una folla eccitata in un’arena di gladiatori e una curva gremita di ultras intenti a supportare la propria squadra. Appare chiaro ora, l’errore commesso da molti, giornalisti e studiosi, di considerare la violenza legata allo sport, in particolare al calcio per l’importante ruolo sociale che esso ricopre nel nostro paese, un fenomeno recente. Lo sport, come ha dettagliatamente analizzato Norbert Elias, è un’attività fortemente competitiva e come tale, tende ad incoraggiare l’aggressività (Elias, Dunning 1989), che in alcuni casi può essere esasperata al punto tale da diventare manifesta, tra gli sportivi, come tra gli spettatori. La soglia di violenza socialmente tollerata nelle diverse discipline sportive cambia a seconda dei tempi e dei luoghi. Nell’ultimo secolo, nelle società occidentali essa si è notevolmente abbassata, al punto che comportamenti comprensibili e tollerabili in una determinata cornice (quella sportiva) sono stati catalogati come devianti dall’opinione pubblica. Ciò che è recente in questo contesto, è la comparsa di una forma organizzata di tifo calcistico: i gruppi ultras. Questo movimento aggregativo giovanile è stato indubbiamente uno dei più complessi e discussi fenomeni sociali degli ultimi trent’anni, sia per le contorte dinamiche che lo regolano, sia per l’enorme impatto sociale e mediatico che esso ha avuto sulla società. Più volte è stato liquidato dai mezzi di comunicazione come uno dei tanti fenomeni di devianza giovanile, o peggio come l’iniziativa di giovani teppisti, senza

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Ilaria Bertini Contatta »

Composta da 69 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.