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I mercati e gli strumenti finanziari derivati - Una verifica empirica delle strategie nella copertura dei rischi finanziari

Informazioni tesi

  Autore: Alessio Tartaglione
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Seconda Università degli Studi di Napoli
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze dell'economia
  Relatore: Mario Mustilli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 246

1. GLI STRUMENTI DERIVATI: OVERVIEW
Si propone una visione d’insieme degli strumenti derivati, della funzione che assolvono nel sistema finanziario, della loro storia e dell’attuale normativa. In esso si esaltano i mutamenti avvenuti negli ultimi decenni che hanno innalzato lo standard di competitività degli strumenti finanziari e che hanno portato ad un vero e proprio concetto di concorrenza fra gli stessi al fine di ottenere maggior possibilità di investimento e di diversificazione del portafoglio, contribuendo allo sviluppo quantitativo e qualitativo dell’offerta di “materiale finanziario” a beneficio degli investitori. Al termine, è stata introdotta una preziosa appendice che ha lo scopo di focalizzare l’attenzione sull’eccessiva e reale esposizione degli enti locali italiani verso i prodotti derivati, nonché sull’estrema semplicità con la quale banche d’investimento riescono a far sottoscrivere contratti derivati complessi ad investitori non istituzionali.

2. TIPOLOGIE E CARATTERISTE GENERALI DEGLI STRUMENTI DERIVATI
Il secondo capitolo tratta in maniera scrupolosa dei principali strumenti derivati e dei mercati in cui essi vengono scambiati, garantendo un’attenta descrizione sia dei contratti tradizionali sia di quelli strutturati o anche detti “esotici”. Sul piano teorico, è il capitolo che permette di distinguere gli obiettivi e le finalità dei singoli strumenti derivati, evidenziando, per ogni singolo strumento, la netta differenza tra un’operazione di tipo hedging o di copertura, da una di tipo speculativo; esso consente anche di comprendere la diversità tra un impegno ed una facoltà di acquisto e/o di vendita, e la differenza una posizione a pronti ed una a termine. Viene inoltre proposta l’architettura dei mercati gestiti dalla società italiana di gestione dei mercati, Borsa Italiana S.p.A., ovviamente esaminando in maniera oculata l’Italian Derivatives Market (IDEM) ed il Securities Derivatives Exchange (SEDEX).

3. OPERATIVITA’ CON STRUMENTI DERIVATI
Il terzo capitolo affronta, in maniera piuttosto essenziale, gli aspetti positivi e negativi dell’operatività con strumenti derivati. In primo luogo, verranno proposte le diverse “sorgenti” del rischio, sopratutto quelle legate agli strumenti finanziari, concentrandosi altresì sulla corretta gestione degli stessi, concetto che sempre più va delineandosi sotto la dicitura di “financial risk management”. L’approccio consente inoltre di illustrare due principali modelli di valutazione del pricing delle opzioni, come il noto albero binomiale e la celebre formula di Black&Scholes. In tema di operatività, non è possibile poi prescindere dall’esposizione delle regole di contabilizzazione e della rappresentazione in bilancio degli strumenti derivati. L’obiettivo è quello di studiare le diverse rilevazioni contabili secondo la normativa nazionale ed internazionale. Verrà infine proposta l’osservazione dei legami che vi sono tra le crisi finanziarie e l’utilizzo di strumenti derivati evidenziando, esempi storici di usi impropri di tali strumenti e insegnamenti che investitori, istituzioni finanziare e non finanziarie dovrebbero perseguire onde evitare spiacevoli situazioni di crisi.

4. VALIDITÀ DELLE STRATEGIE IN OPZIONI. CASO EMPIRICO: COPRIRSI DA UNA CRISI FINANZIARIA È POSSIBILE?
Il quarto capitolo infine, di matrice prettamente applicativa, si suddivide in due sezioni: nella prima parte, verranno illustrate le principali strategie in opzioni, in cui l’apporto innovativo sarà l’utilizzo di un visualizzatore tridimensionale che permette di esaminare non solo il classico profilo della singola strategia, ma anche l’effetto del trascorrere del tempo sul rendimento della posizione in essere. Esso consente, in definitiva, di analizzare sotto una metodologia molto più completa l’andamento dei profitti e delle perdite per l’investitore.
Ma il contributo più interessante, sotto il profilo scientifico, proviene dalla seconda sezione del capitolo: in esso, verrà presentata una ricerca del tutto originale, il cui obiettivo è quello di verificare l’efficacia degli strumenti di copertura al manifestarsi di una crisi finanziaria. Il lavoro, frutto di diversi mesi di studio, è fondato su molteplici fogli di calcolo Excel, i cui risultati, hanno evidenziato che qualsiasi operatore avrebbe potuto proteggersi dalla recente crisi finanziaria investendo in opzioni. Fondando l’analisi sui rendimenti, si è verificato empiricamente la straordinaria capacità assicurativa tipica di questi strumenti, che consentono di riparare il reddito dell’investitore anche quanto questi effettua una strategia errata.

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1 PREMESSA Affascinato dal mondo dell’economia e delle borse, sono orgoglioso di concludere il mio percorso universitario, così come era avvenuto con la laurea di primo livello, con un lavoro incentrato sulla finanza. Appena due anni fa, trattavo di obbligazioni, bond strutturati e titoli di Stato, mentre ora dedico questo prezioso tempo ad un tema complementare che negli ultimi anni, ha conquistato sempre più spazio nel mondo finanziario, quello degli strumenti finanziari derivati. L’idea per questo progetto di tesi nasce da un profondo studio della letteratura, ma soprattutto da una passione prettamente individuale per tale disciplina che va ben oltre il profilo universitario e che spero un domani possa essere parte integrante della mia vita lavorativa. Il tema, inoltre, risulta essere piuttosto attuale. Basti considerare la vicenda giudiziaria che ha coinvolto quattro istituti di credito accusati di aver truffato il comune di Milano, degli enti locali eccessivamente esposti sul piano finanziario attraverso l’utilizzo di strumenti derivati, dall’obiettivo di stabilità finanziaria delle banche che si tenta di attuare tramite gli accordi di Basilea, ma che al contempo mal si coordina con l’aspetto speculativo e l’elevato grado di leverage di tali strumenti, per non parlare, infine, della stretta relazione che intercorre tra i derivati, le operazioni di cartolarizzazione e le crisi finanziarie.

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