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Il metodo Coerver Coaching applicato ai calciatori della categoria Esordienti

Scopo del presente elaborato è di illustrare uno tra i più efficaci percorsi di formazione di giovani calciatori, ovvero il metodo Coerver Coaching. Tale metodologia, nata in Olanda negli anni '70 per merito del grande allenatore Wiel Coerver, è riconosciuta dalla FIFA come la migliore forma di insegnamento delle abilità tecniche e tattiche individuali.
Il Coerver Coaching prevede una serie di elementi didattici concatenati e sequenziali tra loro (stadi), che danno vita alla cosiddetta "Piramide di sviluppo del calciatore". Tale schematizzazione rappresenta la progressione didattica del metodo ed evidenzia la relazione esistente tra le varie abilità che il Coerver Coaching punta a migliorare (Ball Mastery, Receiving & Passing, Moves, Speed, Finishing, Group Attack).
Nello specifico la metodologia sarà contestualizzata alla formazione di ragazzi di età compresa fra i 10-12 anni, appartenenti alla categoria definita "Esordienti". L'elaborato partirà quindi dalla comprensione delle caratteristiche del Gioco del Calcio, e in particolare dei bisogni e delle necessità dei giovani Esordienti, prima di potersi addentrare nell'analisi della filosofia, dei principi e dei mezzi d'applicazione del Coerver Coaching. Infine ad ogni stadio della Piramide verranno proposte come esempio alcune esercitazioni adatte alla categoria presa in esame.

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3 Introduzione Nel nostro Paese, calcisticamente parlando, vige la “cultura del risultato”, spiegabile con una breve e banale affermazione: se vinciamo siamo a posto, altrimenti non va bene nulla. Questa idea molto diffusa provoca un continuo via vai di allenatori, che alle prime difficoltà vengono esonerati, e una frenetica ossessione di vittoria, da ottenere subito e a qualunque costo, impedendo così qualsiasi progettualità. In questo modo si lavora difficilmente sul lungo periodo, e non è possibile puntare sulla formazione di giovani migliori, in quanto, comprensibilmente, ciò richiede del tempo. Ne consegue che le società di calcio professionistiche tendono ad importare presunti campioni dall’estero anziché coltivarli all'interno dei propri vivai. Il risultato della gara ha assunto un significato talmente esagerato da arrivare a contagiare anche il mondo del Settore Giovanile, con allenatori che "usano" i propri ragazzi per raggiungere i loro scopi di vittoria e per poter arrivare a calcare palcoscenici più importanti. Poiché la vittoria è diventato l’unico metro di giudizio, non è raro trovare ragazzi schiavi della tattica, non liberi di esprimersi o sottoposti a tatticismi esasperati, con ottime conoscenze dei moduli di gioco, ma che evidenziano pesanti lacune tecniche. Questi giocatori, dopo alcuni anni di pratica, sanno utilizzare solamente un piede, non riescono a ricevere una palla, non sanno colpire di testa, né collaborare con i compagni, ma applicano alla perfezione il fuorigioco. In una ricerca del Centro Studi di Coverciano di qualche anno fa, Luca Gotti (ex ct dell’Under 17 ed attuale vice-allenatore di Donadoni al F.C. Parma, serie A) aveva rimarcato gli stessi concetti: “Nei nostri settori giovanili, il lavoro sulla tattica collettiva occupa spesso una percentuale sostanziosa che va a discapito di altre componenti, come la tecnica individuale o la stessa tattica individuale. […] La gestualità tecnica dei nostri giovani non potrà essere la stessa di chi ci ha lavorato di più e capita spesso di avere a che fare con ragazzi che sanno tutto sulla diagonale nel 4:4:2 ma non sanno marcare né smarcarsi. […] In Italia, allenare in un settore giovanile, sia pure di alto livello, viene considerato un mezzo per crescere e approdare successivamente a livello di prime squadre e non un punto di arrivo. […]

Laurea liv.I

Facoltà: Medicina e Chirurgia

Autore: Gianluca Di Girolamo Contatta »

Composta da 97 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.