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Vittimologia penitenziaria: uno studio esplorativo nella Casa Circondariale di Torino

Lo studio qui presentato, si propone di analizzare uno dei fenomeni sociali di maggiore interesse, che suscita una forte preoccupazione all'interno del sistema giuridico e di esecuzione penale: l'autolesionismo in carcere. Nel tentativo di comprendere non solo "quanto, quando e come" i detenuti si recano danno, ma anche il "perchè" ciò accade, si vagliano tre ipotesi. Da un lato vi è
l’ipotesi che il carcere induca all'autoaggressività e che le condizioni che determina siano la principale causa di questa, dall’altro che esso vada a esacerbare dei fattori di rischio già presenti, e infine vi è l’ipotesi che il tasso di suicidi e di autolesionismo in carcere è maggiore rispetto al resto della popolazione, perché al suo interno sono reclusi individui maggiormente a rischio. Il presente studio esplorativo, condotto presso la Casa Circondariale di Torino, consiste nella analisi dei diari clinici di 789 detenuti ivi reclusi, al fine di valutare il ruolo del carcere all'interno delle dinamiche autolesioniste.

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INTRODUZIONE “Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni” recita uno dei più celebri aforismi di Fëdor Dostoevskij. Il progetto di ricerca presentato in questo elaborato di tesi prende, parzialmente, le mosse da questo concetto. Qual è lo stato di salute dei detenuti nelle carceri italiane? Purtroppo dall’esterno, facendo riferimento ai mass media, ai dati forniti dall’Amministrazione Penitenziaria e a quelli messi a disposizione dalle varie banche dati (ad esempio l’Istat), gli unici (o comunque i più frequentemente diffusi) indici di qualità di vita dei detenuti a disposizione sono relativi a tematiche con cui ormai, tristemente, abbiamo familiarizzato. In primis i fenomeni del sovraffollamento e del suicidio in carcere sono diventati la maggiore preoccupazione di chi ha a che fare con l’amministrazione delle carceri. La vittimologia si occupa della relazione tra vittima e aggressore, nella fattispecie della vittimologia penitenziaria il detenuto il cui stato di salute subisce una deflessione costituisce la vittima, e la causa di ciò può essere individuata, in alcuni casi, nelle azioni e/o nelle omissioni esercitate dall’amministrazione penitenziaria. Il concetto di salute ha notevoli sfaccettature e può riguardare diversi ambiti lungo un continuum che va dalla sfera organica alla sfera psichica. Ciò significa che lo stato di salute del detenuto deve essere tutelato tramite la cura di disturbi già presenti e la prevenzione di malattie che non si sono ancora manifestate, senza dimenticare l’attenzione rivolta all’incolumità fisica dell’individuo. Il carcere è infatti un luogo in cui il rischio di subire o agire aggressioni è molto alto e, in particolare, nello studio che verrà svolto in questo elaborato si focalizza l’attenzione su una specifica forma di aggressione: l’aggressione autodiretta. L’autoaggressività in carcere si può esplicare in diverse modalità, la forma di cui siamo più a conoscenza, in quanto viene maggiormente veicolata dai mezzi di informazione di massa, è il suicidio. Rimangono però nell’ombra un’altra serie di atti anticonservativi che non sono diretti alla morte dell’individuo quali il procurarsi tagli o l’astensione da cibi solidi e/o liquidi e tutti quei comportamenti che, pur essendo diretti al decesso dell’individuo, non causano la morte, ovvero i 1

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Psicologia

Autore: Francesca Sicoli Contatta »

Composta da 141 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 698 click dal 28/11/2012.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.