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Memorie garibaldine nel Biellese. Cronache, testimonianze e celebrazioni nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia

Nel primo capitolo, introduttivo, ho cercato di delineare brevemente la figura di Garibaldi, inserendola nel contesto locale e sottolineando gli aspetti salienti della sua biografia. Ho tralasciato, per ovvie esigenze di tempo e di spazio, quelli legati alla sua vita privata, che tuttavia già ai suoi tempi suscitarono un interesse popolare quasi pari a quello riservato alla sua vita pubblica.
Il secondo capitolo è dedicato al territorio, al contesto geografico, politico ed economico in cui si svolsero gli avvenimenti che saranno poi trattati nel terzo (il passaggio di Garibaldi a Biella). Dopo un veloce sguardo “dall’alto”, che delinea la complessa geografia del Biellese (un terzo montagna, un terzo collina e un terzo pianura), mi sono soffermato sul suo sviluppo industriale a partire da metà Settecento sino a fine Ottocento.
Il terzo capitolo, quello centrale, è dedicato al racconto del passaggio dell’eroe dei due mondi in terra biellese.
Il quarto capitolo è dedicato ai garibaldini, alle persone in carne e ossa che seguirono Garibaldi e che in qualche modo ebbero un rapporto con la città di Biella e il suo circondario.

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5 Introduzione Biellesi e Andornesi! I cacciatori delle Alpi vi debbono una parola d’affetto e di gratitudine. Accoglietela, generose popolazioni, e sia essa il pegno di indissolubile nodo che presto riunirà gli italiani dalla Patria di Archimede a quella di Pietro Micca. Giuseppe Garibaldi, 20 maggio 1859 Nel presentare questo lavoro vorrei citare un passo che mi sono appuntato sul finire del 2010 in occasione della proiezione di uno dei pochi film a tema risorgimentale prodotto dalla nostra industria cinematografica: Fra poco il cuore cesserà di battere ed è curioso che adesso non m’importi più di lasciare i miei eterni problemi insoluti: il mondo è eguale a come l’ho trovato nascendo, sordo e falso. Non saprò mai se agendo diversamente, con più accortezza e minore orgoglio, non avrei meglio giovato alla realizzazione delle idee che ancora credo giuste. […] Non ho taciuto né risparmiato nulla, infanzia, gioventù, famiglia, amicizie, le mie responsabilità e quelle degli altri. Le ho passate al setaccio e non ho rintracciato l’errore in cui siamo caduti, l’inganno che abbiamo tessuto senza volerlo. Pisacane seppe far meglio e se sbagliò trovò misericordia nella morte. Io l’aspettavo a Montefusco e lei passò via, dandomi appuntamento su questo letto di vecchio. Ma io non conto, eravamo tanti, eravamo insieme, il carcere non bastava; la lotta dovevamo cominciarla quando ne uscimmo. Noi, dolce parola. Noi credevamo... Con queste parole si chiude il libro di Anna Banti, Noi credevamo, da cui è stato tratto il film omonimo di Marco Martone. Il lungometraggio è un segno evidente - tra i tanti - del fervore culturale che, in vista del 150° anniversario dell’unificazione italiana, ha investito la società civile, molti intellettuali, artisti e studiosi contemporanei, risvegliando l’interesse per quelle straordinarie vicende che, in meno di un triennio (1859-1861), hanno portato alla formazione del Regno di Italia, smentendo ogni aspettativa. Dovendo scegliere un argomento per la tesi di laurea, in un clima di rivisitazioni e di revisioni profonde del nostro Risorgimento, in un periodo di forte contestazione da parte dei movimenti localistici, della storiografia clericale e del cosidetto revisionismo

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Riccardo Pozzo Contatta »

Composta da 297 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 416 click dal 30/11/2012.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.