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Disabilità e Integrazione Socio-Lavorativa - Analisi della Rappresentazione del Cliente negli Operatori di un Centro di Riabilitazione per Persone con Disabilità Visiva

Informazioni tesi

  Autore: Francesca Greco
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Massimo Grasso
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 216

Nel primo capitolo sono stati tracciati i punti di riferimento epistemologici e teorici che hanno supportato le scelte metodologiche, delineando in tal modo quello che riteniamo essere l’oggetto di studio della psicologia clinica. Questo perché riteniamo che la qualità scientifica della conoscenza sia rintracciabile nella coerenza con cui è possibile rendere conto di quanto si sia voluto realizzare a partire dalle teorie e dai modelli usati. Infatti, pensiamo che l’atto stesso di esplorare un fenomeno entro una prospettiva psicologico-clinica non possa prescindere dalla necessità di esplicitare quali siano gli ancoraggi che hanno organizzato il lavoro. Questo perché riteniamo che le premesse e le scelte teoriche sono indissolubilmente legate alla prassi, cioè alla metodologia e alle tecniche usate, al contesto entro cui l’osservazione ha luogo, all’oggetto nonché ai risultati che si intende ottenere.
In questa prospettiva, la scelta del modello teorico non è casuale o legata alle proprie preferenze, bensì è legata al tipo di problema che ci si pone.
Nel secondo capitolo è stato descritto il ruolo della cultura nell’organizzare e dare senso alla percezione e, in particolar modo, alla percezione visiva. Infatti, la conoscenza del mondo attraverso la percezione è un processo complesso che rileva solo parzialmente dalla fisiologia. Gli antropologi ci hanno mostrato come ogni cultura ha un suo modo specifico di considerare i sensi e le informazioni che da esso derivano, di organizzare la percezione e di darle importanza. Ogni senso ha quindi un valore, legato alla sua capacità di favorire praticamente l’adattamento, ma è anche in relazione al valore che ad esso viene attribuito. Il senso della vista nel corso dei secoli e ancora oggi prevale rispetto agli altri sensi nella cultura occidentale: essere privi di questa risorsa non rileva della semplice assenza di una funzione, ma di tutta quella dimensione simbolica e valoriale che l’accompagna.
Il terzo capitolo riguarda la disabilità in senso generico. Per comprendere come questo fenomeno viene immaginato nella nostra società si è ripercorsa l’evoluzione della rappresentazione della disabilità nei secoli soffermandoci sulla nostra epoca. E stata inoltre trattata come viene definita la disabilità sia in ambito sanitario, attraverso l’analisi dell’evoluzione della sua classificazione internazionale, sia in ambito giuridico, attraverso l’analisi della legge che regola questo fenomeno.
Nel capitolo quarto è stato trattato il tema della rappresentazione della disabilità visiva nella cultura occidentale. Una rappresentazione che sembra vedere il cieco come un minorato, incapace di adattarsi all’ambiente, poiché ciò che ha perso è la capacità di percepire il mondo. Come i bambini è indifeso e richiede cure, ma a differenza di essi sembra non poter crescere e diventare autonomo e indipendente. Infatti, lo sviluppo degli altri sensi non sembra essere visto come qualcosa di facilmente raggiungibile o consueto.
Nel capitolo quinto sono stati tracciati brevemente i quadri clinici del deficit visivo, che spesso viene categorizzato dicotominamente come presenza-assenza della vista. Quest’ultima viene spesso paragonata alla vista ad occhi chiusi che, di fatto, non è paragonabile all’assenza della percezione.
Abbiamo quindi provato a realizzare un quadro delle molteplici forme che comportano la disabilità visiva, dalla riduzione del visus a quella del campo visivo, dalla patologia dell’occhio al danno cerebrale. Inoltre è stata realizzata una panoramica del fenomeno a livello internazionale per comprenderne l’entità e le implicazioni.
Il capitolo sesto riguarda i centri di riabilitazione: come sono nati i primi centri, la storia del S. Alessio e il suo funzionamento, nonché la resocontazione della nostra esperienza di un rinomato centro di riabilitazione di Parigi, il CRPM, che ci ha fornito di parametri per comprendere il funzionamento del centro sul quale è stata realizzata la ricerca. In questo capitolo sono state inoltre analizzate le molteplici definizioni del processo, che rimandano a un modo diverso di rappresentarlo.

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INTRODUZIONE Nell’ultimo decennio l’OMS, l’ONU, l’Unione Europea e gli Stati membri si sono mossi per affrontare il fenomeno della disabilità, spingendo il mondo politico, economico e sanitario a prestare sempre più attenzione al fenomeno. Nel 2006 a New York l’ONU ha stilato la convenzione per i diritti delle persone con disabilità, con l’obiettivo di promuovere, tutelare e assicurare il pieno rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali di tutte le persone portatrici di handicap. Questa iniziativa, ratificata nel 2008, ha aperto la strada ad una lettura del fenomeno della disabilità molto diversa da quella precedente, collocando il problema entro l’ambito dei diritti umani. La disabilità non è, quindi, più un problema sociale, ma un fenomeno che implica la necessità di tutelare quegli inalienabili diritti che l’ONU aveva delineato nel 1948 con la “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani”. Ogni uomo ha gli stessi diritti degli altri, come viene sottolineato nell’art.1 : quindi, ad esempio, ha diritto al lavoro (art.23) e all’istruzione (art.26). Con la convenzione del 2006 si viene a sottolineare ciò che può apparire scontato, ma non lo è: il disabile è, prima di tutto, una persona come gli altri e come gli altri ha dei diritti, che non possono essergli negati sotto il pretesto della sua disabilità. Anche l’UE aveva già attivato un Piano d’Azione settennale nel 2003 per la lotta alla discriminazione e la promozione delle pari opportunità delle persone con disabilità in molti ambiti: giustizia, trasporti, lavoro, politica sociale e sanitaria, ICT , in linea con la successiva convenzione ONU del 2008. L’integrazione è quindi un punto centrale della politica europea che si declina attraverso la promozione della partecipazione attiva delle persone disabili soprattutto per quanto riguarda l’ambito professionale, l’accessibilità e l’autonomia personale. Una delle indicazioni della UE, ad esempio, per promuovere l’integrazione delle persone disabili, si declina attraverso la possibilità di trovare delle strategie per favorire l’inserimento lavorativo. Infatti, per loro la probabilità di restare inattivi è più del doppio rispetto alle altre persone, come messo in evidenza dall’Unione Europea . La disabilità, di conseguenza, toccando circa il 15% della popolazione in Europa, incide in maniera significativa sull’economia di un paese non solo per il costo di prevenzione, cura, riabilitazione e assistenza che comporta, ma anche per l’incidenza che ha sulla produttività di un paese, come messo in evidenza anche dall’OMS. L’Italia ha ratificato la convenzione ONU nel 2009 e possiede una normativa tra le più moderne in questo ambito: la legge quadro 104/92 (Cendon, 1997) che regola l'assistenza, l'integrazione sociale 7

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Parole chiave

analisi del testo
rappresentazioni sociali
riabilitazione
orientamento al cliente
cultura locale
operatori
disabilità visiva
psichiatri
tiflologi
inserimento socio-lavorativo
oftalmologi

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