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Come garantire al minore la sua famiglia e l'inserimento nella società: dall'affido del minore all'affido genitore bambino/i

La tesi descrive quella forma di affido nella quale oltre al minore ospite della famiglia affidataria va anche uno dei due genitori.

Il mio interesse per l'affido nasce dal suo intrinseco carattere transitorio, in quanto pensato con l'obiettivo di dare una possibilità altra ad entrambi i soggetti coinvolti nella relazione: al minore di sperimentarsi in rapporto a se stesso, al mondo adulto e a relazioni familiari incardinate su di un principio di equilibrio. Alla famiglia di origine, di ritagliarsi uno spazio nel quale poter pensare ad un percorso che, sostenuto dai servizi e dalle reti disponibili, possa permetterle di riorganizzarsi e, nel momento in cui si dovessero ripristinare le condizioni adatte, di ri-accogliere il minore al proprio interno. Anche quelle forme di affido definite “sine die” per le quali non si prevede un'ipotesi di rientro vista la natura multiproblematica del nucleo familiare di origine, rimangono, a parere di tutti gli operatori, degli affidi a tutti gli effetti. Infatti, la lontananza permanente genitori-figlio/i si combina con la possibilità di mantenere un filo diretto e continuo tra gli uni e gli altri, nei limiti delle capacità e delle esigenze di ognuno.
Il tratto che rende speciale l'affido familiare è lo spirito di solidarietà che lo sottende, l'idea, così lontana dalla visione nucleare delle priorità della famiglia odierna, che alcuni pezzi della società possono muoversi e incanalare risorse in direzione di altri che vivono una sofferenza. Ogni progetto di prossimità familiare contribuisce a muove un passo verso il superamento della visione parcellizzata dei rapporti sociali, proponendo una qualità della vita che dipende dalla qualità delle relazioni. La sua natura “laica” si esprime nel rispetto dell'altro che viene accolto senza l'obiettivo di cambiarlo ma con quello di farlo crescere nelle sue potenzialità, proponendo un modello altro di vita e di relazione al quale il minore potrà decidere se e come aderirvi.

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INTRODUZIONE Pensando ad un'introduzione che potesse motivare la natura e la struttura della tesi, mi sono trovato a riflettere sulle ragioni che mi hanno portato qui oggi, facendo emergere in me la necessità di considerare questo mio lavoro finale quale ultimo atto che si inserisce in un percorso più ampio del quale esso ne rappresenta il completamento. Concludo, quindi, ripartendo dall'inizio, da quando tre anni or sono ho deciso di lasciare il lavoro in fabbrica e tentare quello che poteva apparire (e per certi versi lo era) un azzardo. La motivazione che mi ha convinto ad operare questa scelta, è stata quella di trasformare un interesse e un modo di essere, in un impegno professionale: operare, agire, intervenire sulle molteplici forme di malessere e di difficoltà del singolo o del gruppo, in una fase di forte rallentamento economico (almeno in tutti i Paesi dell'ex occidente produttivo ed opulento)e di “inviluppo”sociale quale quella attuale, che in parte esaspera quelle criticità ma in parte essa stessa contribuisce direttamente a produrre. Le mancanze di un'utenza sempre più variegata, rischiano di non trovare una risposta adeguata e a fronte del bisogno incalzante di offrire proposte articolate a necessità complesse, si impongono all'assistente sociale (AS) vincoli economici ed organizzativi che rischiano di limitare progressivamente l'incisività e la prospettiva dell'intervento, a favore di risposte parziali o standardizzate. I tagli ai fondi per le politiche sociali 1 che incidono pesantemente anche sui settori dell'infanzia e dell'adolescenza 2 ipotecano la possibilità di poter continuare a parlare di stato sociale e stato di diritti e credo necessitino della mobilitazione dell'intera comunità professionale. Da un lato essere consapevole di ciò ha significato per me condividere l'idea, oggi più che mai necessaria, di un AS capace di alzare lo sguardo sul mondo e prendere coscienza dei grandi temi legati all'analisi delle contraddizioni che attanagliano questo modello di sviluppo. Dall'altro, nel rapporto quotidiano con l'utenza, mi sono interrogato su quali potevano essere gli esiti di questo scenario per coloro che possiedono gli strumenti meni testati ed affinati per farvi fronte: i minori. Ecco, dunque, come è progressivamente cresciuto il mio interesse per quest'area di intervento del Servizio Sociale, che si è concretizzato, prima, nella possibilità di svolgere il tirocinio 1 A. Misani, “Finanziaria 2011: fine delle politiche sociali?” 2 http://www.cnoas.it/documento.php?id=346 6

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Società e del Servizio Sociale

Autore: Massimo Buciol Contatta »

Composta da 66 pagine.

 

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