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L'immunità degli stati stranieri dall'esecuzione forzata

Ci troviamo in un’epoca in cui gli Stati intervengono sempre più spesso nell’ambito del libero mercato utilizzando strumenti propri degli operatori privati. Il problema è che se gli Stati sembrano ben contenti di intervenire nel gioco del mercato, come se fossero investitori privati, sono più riluttanti ad accettarne anche i vincoli e le limitazioni. Ecco, dunque che gli operatori privati, che sempre più spesso devono rapportarsi con le istituzioni sovrane, quali controparti di investimenti ed accordi commerciali, si trovano nella non invidiabile situazione di dover agire in giudizio contro soggetti internazionali che oppongono a tali azioni i privilegi ad essi spettanti in virtù della loro sovranità.
Dalle pagine della trattazione è emerso chiaramente che, in questo quadro, alcuni passi avanti sono stati fatti, in primis, attraverso l’accoglimento, pressoché unanime, del principio in base al quale la famigerata immunità assoluta, che poneva gli Stati al riparo da qualsiasi azione giudiziaria, sia cognitiva che esecutiva, contro di essi intentata, è limitata solamente agli atti che gli Stati stessi compiono jure imperii, ossia nell’esercizio di prerogative sovrane, mentre tutti gli atti jure gestionis, ossia di natura privata e commerciale, ne restano sottratti e possono essere sottoposti ad esecuzione coattiva in giudizio.
In secundis, a parte il regime instaurato negli anni ‘20 dalla normativa italiana, naufragato in seguito alle decisioni della Corte Costituzionale e della Corte di Cassazione, una vera e propria innovazione si è avuta non tanto con la Convenzione Europea, quanto con la Convenzione delle Nazioni Unite sulle immunità giurisdizionale degli Stati e dei loro beni. Essa riesce a stabilire un equilibrio soddisfacente tra l’esigenza di protezione dei soggetti di diritto e le prerogative di potere pubblico che sono appannaggio dello Stato, che devono rimanere libere da qualsiasi interferenza dei Tribunali esteri.

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4 INTRODUZIONE L’ espressione “immunità degli Stati” fa riferimento ad una situazione giuridica soggettiva, privilegiata e riconosciuta agli Stati o agli enti pubblici, in considerazione della loro posizione e funzione istituzionale. Letteralmente, implica la protezione della sovranità di uno Stato, tale da sottrarre lo stesso dalla giurisdizione di un altro Stato. Tale concetto si collega inevitabilmente al principio della “territorialità”, secondo il quale ogni Stato possiede il diritto esclusivo di esercitare le funzioni statali sul proprio territorio, funzione giurisdizionale inclusa; correlativamente, ogni Stato ha l’obbligo << di non esercitare in altrui territorio il proprio potere di governo, ossia di non svolgervi, con i propri organi, azioni di natura coercitiva o comunque suscettibili di essere coercitivamente attuate >> 1 . Pertanto, l’assenza di qualsiasi gerarchia tra Stati esclude che uno di 1 Conforti B., Diritto Internazionale, Ed. Scientifica, Napoli, 1998. pag. 196 e segg.

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Francesco Attianese Contatta »

Composta da 73 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.