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Giornalisti italiani in Sudan. Storia e drammi nei racconti di Enzo Nucci, Luciano Scalettari, Barbara Schiavulli

Informazioni tesi

  Autore: Stefania Dal Canto
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Elena Dundovich
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 59

L’introduzione al lavoro di tesi è tratta dagli scritti del giornalista polacco Ryszard Kapuściński. Si è analizzato il ruolo che il giornalismo ha avuto nel passato e quello che gli è riservato oggi, le caratteristiche proprie di un bravo giornalista e tutti quei dettagli che rendono un articolo di giornale esempio di buon giornalismo. Attraverso l’esperienza del noto giornalista si sono introdotte le difficoltà e le gratificazioni che accompagnano chi esercita il mestiere in Africa. Gli italiani Enzo Nucci, Luciano Scalettari e Barbara Schiavulli sono stati presi a modello per aver raccontato, immergendosi nella società africana, realtà ai più sconosciute riguardo gli attuali drammi del Sudan.
Nel primo capitolo è inserito un excursus sulla storia del Sudan, con particolare attenzione al periodo del condominio anglo-egiziano e alle fasi che hanno portato all’indipendenza, gettando le basi per la scissione politica, religiosa e culturale del Nord arabo e musulmano dal Sud nero prevalentemente cristiano, resa ufficiale dalla secessione del Sud Sudan il 9 luglio 2011. A partire dalla mappa etnico-tribale del Paese si sono analizzate le guerre tribali sulle Montagne dei Nuba e nel Darfur, e il ruolo esercitato da Stati Uniti e Cina nelle recenti vicende sudanesi: il primo con la lotta al terrorismo di Al-Qaeda, la seconda con l’economia del petrolio e la connivenza nei crimini contro l’umanità.
Nel secondo capitolo sono stati esaminati i drammi del Sudan, oltre al ruolo esercitato dai giornalisti sudanesi e soprattutto da quelli stranieri nel farli conoscere al mondo. Fonti principali sono gli articoli di Nucci, Scalettari e Schiavulli in relazione al tema dei bambini soldato, al sistema sanitario e scolastico e al problema dei profughi, con particolari riferimenti a Sud Sudan e Darfur. Sono state inoltre approfondite la questione femminile e la piaga della schiavitù.
Il lavoro di tesi si è concluso con l’appello di Ryszard Kapuściński alle nuove generazioni, affinché possano conoscere quanto è tenuto nascosto e divulgare ciò che si vuole non sia raccontato. È soltanto attraverso la sensibilità e la totale assenza di cinismo dei giornalisti sempre presenti nei luoghi più remoti, in mezzo a gente e culture diverse, che le esperienze di chi vive in prima persona storia e drammi sono trasmesse allo scrittore e, attraverso l’attenzione del lettore, tornano alla vita.

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3 Introduzione zsard apu ci s i , uno dei più noti reporter del Novecento, autore di opere di storia contemporanea a cavallo tra reportage giornalistico e grande letteratura, nel volume “Il cinico non è adatto a questo mestiere” spiega che cosa sia il “buon giornalismo”, intendendo con questo termine il livello più creativo di “un mestiere che prende tutta la vita, non c’è altro modo per esercitarlo.” 1 Necessari sono lo studio e il continuo aggiornamento, in quanto il mondo contemporaneo, la cui indagine è alla base del giornalismo, è “in continuo, profondo, dinamico e rivoluzionario cambiamento.” 2 All’inizio del secolo scorso l’informazione mirava a ce rcare la verità che veniva utilizzata o per indirizzare l’opinione pubblica o come strumento di lotta politica. Tuttavia dopo la fine della Guerra Fredda “l’informazione si è totalmente separata dalla cultura” 3 e oggi quel che più conta nelle notizie di cronaca è l’attrazione che queste riescono a suscitare : la maggior parte dei direttori delle grandi testate giornalistiche appartiene alla categoria dei manager e l’informazione è diventata un business. Per l’autore però l’unico giornalismo possibile resta quello “intenzionale”, cioè quello che si pone come obiettivo la produzione di un cambiamento nella gente e nella società, in cui proprio le persone sono la fonte principale. apu ci s i è riuscito a mimetizzarsi tra la gente comune utilizzando qualsiasi mezzo di trasporto fosse a sua disposizione, per immergersi nella vita dei protagonisti dei suoi articoli. “Non potrà mai fare il corrispondente chi ha paura della mosca tse-tse, del cobra nero, degli elefanti, dei cannibali, di avvelenarsi con l’acqua dei fiumi e dei ruscelli, di mangiare un tortino di formiche arrosto, chi trema al solo pensiero dell’ameba e delle malattie veneree, o all’idea di essere derubato e picchiato, chi mette da parte i dollari per farsi una casetta in patria, chi non sa dormire in una capanna africana e chi disprezza la gente di cui scrive.” 4 Se attraverso un abito o un comportamento trapela un messaggio sbagliato, se emerge un atteggiamento distaccato e arrogante, il reporter rischia di essere escluso dal contatto con la gente comune. 1 R. apu ci s i , a cura di M. Nadotti, Il cinico non è adatto a questo mestiere. Conversazioni sul buon giornalismo, edito da E/O, 2002, pag. 32. 2 Ivi, pag. 33. 3 Ivi, pag. 36. 4 R. apu ci s i , La prima guerra del football e altre guerre di poveri, Serra e Riva, 1990, pagg. 164-165.

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