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Ebraismo e filosofia del dialogo in Martin Buber

Informazioni tesi

  Autore: Raffaela Usenza
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università Telematica Guglielmo Marconi
  Facoltà: Scienze dell'Educazione
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: Tommaso Valentini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 122

La presente tesi dal titolo “Ebraismo e filosofia del dialogo in Martin Buber” è composta da cinque capitoli. Nel primo capitolo viene presentato l’itinerario intellettuale del filosofo situandolo nel suo contesto storico. Buber nasce a Vienna e sin da giovanissimo si dedica allo studio di Nietzsche e Kant, filosofi che avranno una forte influenza su tutta la sua formazione culturale. All’università si avvicina al movimento sionista di Herzl da cui ben presto prende le distanze, dedicandosi ad un sionismo di tipo culturale; nasce così il suo concetto di “Rinascimento ebraico”. Più avanti riscopre i testi chassidici dedicandosi quasi esclusivamente al loro studio. In età matura Buber ottiene una cattedra di filosofia sociale presso l’Università Ebraica di Gerusalemme, dove si trasferisce con moglie e figli. E’ da qui che il filosofo lancia messaggi per una risoluzione della questione palestinese. I suoi studi e il suo lavoro, in età matura, convergono sulle questioni religiose ed esistenziali; nel 1953 viene pubblicato il volume “L’eclissi di Dio”, che raccoglie una serie di testi scritti in quegli anni sul rapporto tra filosofia, religione e pensiero moderno. Fino al giorno della sua morte (13 giugno 1965) Buber lavorò per una convivenza pacifica.
Nel secondo capitolo ho affrontato la dimensione dell’Ebraismo così come viene studiata ed interpretata da Buber. Tutte le sue opere, tutta la sua vita sono intrise di Ebraismo.
L’autore ha sempre fatto opera di ricerca delle proprie radici assumendo un punto di vista innovativo, con uno sguardo puntato sempre al futuro. L’Ebraismo per Buber è un fenomeno polare che ha le sue radici nel mito. L’Ebreo tende all’unità nonostante il dissidio interiore che lo accompagna dall’antichità. Buber si è dedicato molto al mito, essendo il popolo Ebreo l’unico popolo che non ha mai smesso di produrre mito; ci spiega il nostro Autore, il mito è una funzione eterna dell’anima: ogni cosa diviene espressione e manifestazione dell’assoluto. Buber è così giunto anche allo studio delle dottrine di Isaac Lurja, celebre studioso del pensiero mistico ebraico.
Il terzo capitolo tratta uno dei nuclei fondamentali del pensiero buberiano: la filosofia dialogica. Il testo su cui si fonda la filosofia dialogica, come è noto, è “Ich und Du” del 1923. In questo volume Buber analizza la duplice posizione dell’uomo rispetto alla realtà: “Io-Tu” e “Io-Esso”; il primo atteggiamento si riferisce alla relazione inter-personale, il secondo all’esperienza con il mondo degli oggetti. Solo il rapporto “Io-Tu” può portare l’uomo attraverso il dialogo in un rapporto autentico che lo può avvicinare all’Assoluto, a Dio.
Nel quarto capitolo ho rappresentato il concetto di comunità (Gemeinschaft) in Buber. Nella comunità egli vede la possibilità di un arricchimento per tutti i membri. Non solo, la comunità è la risposta ad un bisogno psicologico dell’uomo, quello di sentirsi parte integrante di qualcosa di grande, in cui ha un ruolo e può confrontarsi con gli altri membri. Ma tutto ciò comporta una conversione, un’apertura verso quel Tu rappresentato dalla comunità. Lo scopo dell’uomo, per il nostro Autore, è la costruzione della pace affinché l’umanità diventi una cosa sola. Costruire la pace significa, quindi, completare la creazione.
Nel quinto e ultimo capitolo della tesi, ho affrontato lo studio del testo “L’Eclissi di Dio”. Il volume raccoglie una serie di riflessioni sul rapporto tra filosofia, religione e morale; partendo dall’affermazione di Nietzsche “Dio è morto”, Buber si confronta con intellettuali come Heidegger, Sartre e Jung. Dio, per il nostro filosofo, non è scomparso ma si è eclissato agli occhi dell’uomo moderno che ha interposto tra lui è Dio il proprio Ego, trasformando così il rapporto con il Tu assoluto in rapporto con l’Esso.
Nel capitolo e nelle conclusioni è stato quindi effettuato un confronto critico tra Buber ed altri significativi autori del Novecento (come Franz Rosenzweig ed Emmanuel Levinas) che hanno considerato Buber come uno dei loro maestri.

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4 Introduzione La dissertazione che mi accingo a presentare tratta del percorso intellettuale del filosofo austriaco Martin Buber (1878-1965). La dissertazione è suddivisa in cinque capitoli. Nel primo capitolo viene presentato l’itinerario intellettuale del filosofo; Buber nasce a Vienna e trascorre la sua infanzia con i nonni, che lo avvicinano alla conoscenza delle Scritture Ebraiche. Adolescente inizia il suo confronto con filosofi del calibro di Kant e Nietzsche: “In Nietzsche, il diciassettenne Buber trova la secca smentita del razionalismo kantiano” e una radicale messa in discussione delle giovanili certezze religiose” 1 . Si iscrive all’Università di Vienna e trascorre anche qualche mese a Lipsia, è qui che inizia il suo percorso verso il sionismo entrando in contatto con Theodor Herzl, fondatore del Movimento sionista. Buber prenderà subito le distanze dall’aspetto prettamente pragmatico e politico del programma di Herzl, dedicandosi più all’aspetto di rinascita culturale del popolo ebreo. Al suo primo apparire, il concetto di “Rinascimento ebraico” è la diramazione di un discorso estetico più ampio, dai contorni spesso indistinti: Buber descrive un’universale “primavera dei popoli”, non politica ma culturale; parla, nella prospettiva ebraica, della nascita di una nuova cultura del bello in tutta Europa, una rivoluzione estetica di cui ciascun popolo e ciascun individuo sarà partecipe. Qualche anno più tardi, attraverso la riscoperta del chassidismo, darà un forte impulso al suo Rinascimento. All’inizio del primo conflitto mondiale, l’Autore si mostra entusiasta come moltissimi intellettuali dell’epoca; questo lo porterà ad uno scontro con l’intellettuale e amico Cohen. Negli anni successivi Buber continua a dedicarsi alle sue raccolte chassidiche e nel 1923 pubblica “Ich und Du”; il testo si mostrerà di fondamentale 1 Massimiliano De Villa e Andreina Lavagetto, “Buber Storie e leggende Chassidiche”, Milano, Mondadori Ed. , 2010, p. 64.

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ebraismo
comunità
sionismo
buber
martin buber
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