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L'emergenza come deroga all'evidenza pubblica

Nella parte iniziale ho presentato il procedimento “ordinario” previsto dalla legge italiana, in modo particolare dal D. Lgs. 163/2006, per la conclusione dei contratti e l’aggiudicazione degli appalti.
Tale procedimento è sempre preceduto dalla programmazione, con la quale ogni amministrazione pianifica la propria attività contrattuale per un congruo periodo di tempo, individuando le proprie esigenze e basandosi su studi di fattibilità, che possano precisare i lavori strumentali a tali esigenze. Successivamente, il procedimento in senso stretto inizia con la determinazione a contrattare (un provvedimento amministrativo di tipo gestionale che predispone il contenuto del futuro contratto), ovvero predisponendo un progetto di contratto (in cui si indicano l’oggetto e le condizioni alle quali l’amministrazione è disposta a contrattare).
Il secondo stadio del procedimento è costituito dalla ricerca dell’imprenditore cui affidare in appalto l’esecuzione dell’opera. La scelta del contraente può compiersi attraverso il ricorso a vari sistemi, quali l’asta pubblica, la licitazione privata, la trattativa privata e l’appalto-concorso. Il codice dei contratti pubblici, adeguandosi alla terminologia comunitaria, parla di procedure aperte, procedure ristrette, procedure negoziate e dialogo competitivo (artt. 54 ss. D. Lgs. 163/2006).
Dopo la deliberazione a contrattare e la scelta del contraente, le altre fasi della procedura ad evidenza pubblica sono: la stipulazione, l’approvazione ed il controllo (oltre, ovviamente, alla successiva esecuzione del contratto).

Nella seconda parte ho pensato di mettere a fuoco la nozione di “stato d’emergenza” – e come essa si sia sviluppata nel tempo – e ho passato in rassegna gli istituti dell’emergenza disciplinati dalla nostra Costituzione; mi sono soffermato, inoltre, sullo strumento tipico con cui si esercita il potere d’emergenza – l’ordinanza di necessità ed urgenza – e sui limiti che esso incontra e che deve rispettare.

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5 Introduzione Il mio interesse per il problema della gestione dell’emergenza è sorto in occasione della preparazione dell’esame di Diritto Amministrativo I, in concomitanza, quasi per caso, con i tragici fatti del sisma in Abruzzo del 6 aprile 2009 che causò 309 vittime. L’attenzione mediatica dei giorni e dei mesi successivi all’evento si concentrò non solo sulle misure di sicurezza che potevano essere adottate in via preventiva e sulle eventuali responsabilità di alcuni costruttori, ma soprattutto sulla gestione della situazione emergenziale venutasi a creare dopo il terremoto. A prescindere dalle considerazioni sulla “tragedia annunciata” da precedenti scosse (i principali focolai sismici avevano interessato la zona dell’aquilano e di Sulmona già il 14 dicembre 2008, il 16 gennaio 2009, fino al 17 e 29 marzo, con una magnitudo pari a 3,7 e 3,9 della scala Richter), telegiornali e quotidiani, nonché amministratori locali e nazionali, denunciavano distorsioni nell’affidamento dei lavori per la ricostruzione, la quale ovviamente

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Michele Dabbicco Contatta »

Composta da 140 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.