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Analisi allo stato limite di dighe a gravità

Informazioni tesi

  Autore: Mirko Spagnotto
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Politecnico di Torino
  Facoltà: Ingegneria
  Corso: Ingegneria Edile
  Relatore: Silvio Valente
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 290

La tesi tratta in particolare un benchmark della C.I.G.B I.C.O.L.D. ("V International Benchmarkworkshop on Numerical Analysis of dam") in relazione al calcolo dell'I.F.F. (Imminent Failure Flood) per una diga massiccia. Partendo dall'analisi delle varie problematiche relative alle dighe a gravità si arriva fino alle moderne tecniche di analisi (FEM) impiegate poi nel caso studio.

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Capitolo 1 Introduzione 1 1 INTRODUZIONE Per la realizzazione di un bacino idrico in rilevato è necessario realizzare particolari strutture, identificate nella letteratura come opere d’arte idrauliche, atte a contrastare soprattutto le spinte (idrostatiche, ma anche idrodinamiche) esercitate dal liquido contenuto nel bacino stesso. Tali strutture assumono il nome di muri o pareti di sostegno quando vengono destinate ad essere opere d’arte idrauliche di modeste dimensioni come vasche, serbatoi o argini di piccoli bacini; invece si chiamano più propriamente dighe 1 quando tali strutture vengono destinate ad essere opere d’arte idrauliche di grandi dimensioni, inserite in un contesto come quello dei laghi artificiali i quali possono servire, ad esempio, per alimentare le turbine delle centrali idroelettriche. Rimanendo nell’ambito di una classificazione dimensionale, è per completezza che si informa il lettore del fatto che le dighe possono ancora essere suddivise in dighe normali (se l’altezza massima, misurata tra la porzione più bassa della fondazione e la testa del paramento, risulta essere inferire a 10m), più propriamente dette dighe, ed in grandi dighe (per una maggiore chiarezza circa le caratteristiche richieste ad un’opera idraulica al fine di essere classificata come grande diga si rimanda a quanto riportato nel glossario sotto la voce I.C.O.L.D.). 1 Anche se è ben nota l’accezione comune del termine diga, tale termine deriva dall’olandese dijk usato per indicare gli argini che difendevano le terre litoranee dal mare. Da tale termine olandese la derivazione francese antica di dique e l’attuale di digue. Sostanzialmente quindi l’origine del termine diga è riferito non ad opere di sbarramento di corsi d’acqua bensì alle classiche difese dal mare dei “paesi bassi”.

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