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Dalla Via della Seta alla via del gas naturale: geopolitica e relazioni internazionali in Asia Centrale

Il crollo dell’Unione Sovietica ha dato l’avvio a cambiamenti importanti, sia dal punto di vista interno che internazionale. I paesi che ne hanno risentito di più sono stati quelli che da decenni gravitavano nell’orbita di Mosca, che si sono trovati a dover affrontare un percorso di costruzione nazionale problematico. In particolare, i cinque paesi dell’Asia Centrale, e cioè Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan, hanno dimostrato, in questi primi due decenni d’indipendenza, di non andare verso un consolidamento democratico ma verso un’involuzione autoritaria. A questo elemento ne vanno aggiunti altri, come le grandissime ricchezze di giacimenti naturali, e in particolare gasiferi, posseduti da tre delle cinque repubbliche, e cioè Kazakistan, Turkmenistan e Uzbekistan, che però sono poveri di risorse idriche, possedute in larga parte da Kirghizistan e Tagikistan, determinando così una situazione di forte interdipendenza. Le risorse naturali, insieme alla possibilità di accedere direttamente all’area, hanno risvegliato gli appetiti di potenze quali la Russia, la Cina, l’Unione Europea e gli Stati Uniti. Con il presente lavoro si tenterà di mettere in relazione tutti questi elementi, per analizzare il ruolo che il gas naturale può e potrà avere nel regolare le relazioni internazionali dei paesi dell’Asia Centrale, sia in una prospettiva globale e quindi con le grandi potenze, sia in una prospettiva regionale, andando ad esaminare se vi siano più probabilità di convergenza verso un regionalismo centroasiatico o di divergenza, rischiando lo scoppio di tensioni tra le cinque repubbliche.

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4 INTRODUZIONE Le risorse energetiche hanno rivestito in ogni epoca e periodo un’importanza strategica, che si trattasse di legno da bruciare, di carbone o, in epoca più moderna, di petrolio e gas naturale. Questo ruolo centrale delle fonti energetiche nella società moderna ha assunto proporzioni considerevoli dalla Rivoluzione Industriale in poi, fino ad arrivare al XX secolo, con lo sfruttamento intensivo del petrolio e dei suoi derivati tanto nell’industria quanto per assolvere ai bisogni quotidiani delle popolazioni. Proprio il caso del petrolio ha consentito di mettere in luce lo stretto collegamento tra le decisioni di natura politica e le ripercussioni sulla questione energetica: ne è una prova il blocco delle esportazioni deciso dai paesi arabi dell’OPEC in risposta all’appoggio fornito dalle potenze occidentali a Israele durante e dopo la guerra del Kippur del 1973. Le crisi petrolifere degli anni ’70 hanno dunque dimostrato come un’improvvisa variazione delle forniture energetiche possa considerevolmente danneggiare le economie dei paesi importatori. 1 Si è cominciato così a parlare di sicurezza energetica, per indicare il bisogno di garantire in modo costante e duraturo la fornitura energetica a ciascun Paese. La necessità di sicurezza ha dunque contribuito a sviluppare la ricerca di nuove fonti energetiche, per evitare di subire le incertezze del mercato; tra queste, il gas naturale ha conosciuto un consumo progressivamente sempre più importante nel corso degli anni ’80 e ’90 per poi ritagliarsi un ruolo principale sul palcoscenico mondiale dall’inizio del secolo in corso. 1 La seconda crisi petrolifera avvenne nel 1979, in seguito alla rivoluzione iraniana guidata dall’ayatollah Khomeini e al rovesciamento del regime dello scià Reza Pahlavi, che causò una sospensione nell’estrazione di petrolio e un conseguente rialzo del prezzo a livello mondiale.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Sara Roasio Contatta »

Composta da 119 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.