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Riduzione e prevenzione dell’inquinamento delle acque dai nitrati provenienti da fonti agricole

Informazioni tesi

  Autore: Cosimo Pastore
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Agraria
  Corso: Tecnologie agrarie
  Relatore: Fabrizio Quaglietta Chiarandà
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 69

L’inquinamento delle acque da nitrati provenienti da fonti agricole è un problema che interessa tutta l’Europa. Per questo motivo la Commissione Europea ha emanato il 12 Dicembre 1991 la Direttiva nitrati (91/676) in cui venivano prescritte agli stati membri le azioni da intraprendere sia per identificare il problema sul proprio territorio, sia per porvi gli adeguati rimedi. L’Italia ha fatto propria questa scelta comunitaria con la normativa introdotta nel 1999 dal decreto legislativo 152 ed ha delegato alle Regioni la designazione delle zone vulnerabili ai nitrati (ZVN) e dei programmi d’azione, da attuare obbligatoriamente nelle aree vulnerabili.
L’origine dei nitrati è in parte legata all’utilizzo dei concimi chimici, del letame e dei reflui zootecnici. La dispersione dei nitrati nel sottosuolo può causare la contaminazione dell’acqua potabile. L’assunzione in dosi elevate di nitrati da parte dell’organismo umano è estremamente dannoso per la salute portando a diverse disfunzioni, non a caso esiste una limitazione della loro concentrazione nell’acqua potabile che la normativa europea ha fissato a 50 mg L-1. Inoltre tali sostanze tali sostanze producono danni ambientali attraverso un massiccio impatto anche su fiumi, laghi e acque costiere, in quanto favoriscono, insieme al fosforo, il fenomeno dell’eutrofizzazione.
Per limitare i danni da inquinamento da nitrati è importante indirizzare l’attività agricola verso sistemi che limitino il consumo e lo spreco d’azoto, che ne riducano, attraverso un razionale utilizzo la dispersione nelle falde e nelle acque superficiali.
In questo lavoro di tesi, dopo aver trattato il ciclo dell’azoto nel sistema suolo-pianta, i fertilizzanti, principalmente azotati, e la Direttiva nitrati, vengono esposte le tecniche di riduzione e prevenzione dell’inquinamento delle acque da nitrati provenienti da fonti agricole riguardanti l’applicazione dei fertilizzanti al terreno, la gestione del terreno, la gestione dell’allevamento e degli effluenti, la gestione dell’irrigazione ed infine il piano di fertilizzazione azotata.

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5 INTRODUZIONE INTRODUZIONE La presenza dei nitrati nelle acque superficiali e in quelle destinate alla produzione di acqua potabile è un problema molto sentito in Europa. Già nel 1975 l’inquinamento da nitrati provocava problemi alla qualità delle acque in tutti i Paesi della Comunità, problemi che stavano diventando sempre più rilevanti e diffusi. Nel decennio 1980- 1990 era stato osservato un costante aumento della concentrazione di nitrati nelle acque comunitarie (1 mg L -1 anno -1 ). Nel 1991 il Consiglio della Comunità Europea ha emanato una direttiva, la 676, al fine di tutelare la salute umana, le risorse viventi, gli ecosistemi acquatici e terrestri e salvaguardare gli atri usi legittimi dell’acqua. “È forse retorico ripetere quanto sia indispensabile la disponibilità di un bene prezioso come l’acqua potabile e quanto sia necessario e doveroso garantire l’utilizzo di questa risorsa alle generazioni future. Ricordiamo che già oggi, purtroppo, questo utilizzo non è ancora accessibile ad un quarto della popolazione del pianeta” (Cesari, 2003). La concentrazione dei nitrati nei terreni rappresenta uno dei principali elementi inquinanti delle acque sotterranee. La loro origine è per lo più legata all’utilizzo dei concimi chimici in agricoltura, ma anche il letame, i reflui zootecnici e gli scarichi fognari possono infiltrarli nel sottosuolo. É fondamentale quindi, indirizzare l’attività agricola verso sistemi che limitino lo spreco d’azoto e ne riducano la dispersione nel sottosuolo affinché non raggiungano le falde acquifere sotterranee andando a contaminare l’acqua potabile. L’assorbimento, in dosi eccessive, di sostanze azotate da parte dell’organismo umano è estremamente dannoso per la salute e può comportare disturbi a livello intestinale, formazione di nitrosammine, che sono agenti potenzialmente cancerogeni e metaemoglobinemia 1 che provoca stati di ipossia generalizzati che possono portare anche alla morte. Per evitare l’insorgenza dei citati problemi sanitari la normativa europea ha stabilito che le acque da destinare al consumo umano non devono contenere più di 50 mg L -1 di nitrati, pari a circa 11,3 mg L -1 di azoto in forma nitrica. Oltre ai problemi legati direttamente all’uomo, non sono da sottovalutare i danni all’ambiente. L’azoto, insieme al fosforo, può provocare l’eutrofizzazione delle acque superficiali, con i nitrati maggiormente responsabili dell’inquinamento delle acque marine costiere e i fosfati di quelle interne. “L’inquinamento delle coste a seguito di un arricchimento di nutrienti (eutrofizzazione) con azoto e fosforo è una notevole minaccia per gli ecosistemi costieri” (Nedwell et al, 2001). “Nei casi peggiori, tale inquinamento consiste in fioriture algali dannose e fastidiose ma ci 1 La metaemoglobinemia consiste nella riduzione della capacità del sangue di trasportare ossigeno ed è dovuta all’ossidazione del ferro contenuto nella molecola di emoglobina, da ferroso a ferrico, operata dai nitriti formatisi per riduzione dei nitrati.

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