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I limiti del potere di controllo del datore di lavoro

Da anni stiamo assistendo ad un processo di profonda trasformazione nel mondo del lavoro, difatti se da un lato emerge il diritto del datore di lavoro di esercitare un certo potere di controllo, nel senso che è legittimato a verificare il corretto andamento dell’organizzazione produttiva e, quindi, anche lo svolgimento dell’attività lavorativa; dall’ altra , il diritto del lavoratore a non essere leso nella propria dignità, libertà e riservatezza.
Il potere di controllo del datore di lavoro, molto spesso sconfina in atti lesivi dei diritti della personalità fisica e morale dei lavoratori.
A tracciare i primi limiti a tali poteri, è stata la Costituzione, fino a trovare un fondamento nella legislazione speciale contenuta nello Statuto dei lavoratori, Legge n. 300 del 20 maggio 1970. A riguardo l’analisi dell’evoluzione normativa, dalle norme della Costituzione, ai limiti previsti dallo Statuto dei lavoratori, ci ha portato a prendere atto delle insormontabili difficoltà incontrate dal Legislatore nel rispondere in modo tempestivo ed efficace alle esigenze poste dalle innovazioni tecnologiche, in particolare quelle dell’informazione e delle comunicazioni, il cui impatto ha posto degli interrogativi sulla regolamentazione del rapporto di lavoro all’ interno dell’impresa. I dispositivi telematici, quali Internet e posta elettronica, non sono solo strumenti utilizzati nel tempo libero ma rappresentano strumenti di lavoro, posti dall’azienda a disposizione dei propri dipendenti al fine di accrescere e sviluppare in modo più rapido le prestazioni lavorative. Pertanto, il datore di lavoro, avverte l’esigenza di porre in essere adeguati sistemi di controllo sull' impiego di tali strumenti e di sanzionare quegli usi scorretti che, oltre ad integrare comportamenti contrari ai doveri di diligenza e fedeltà propri del rapporto di lavoro, possono esporre l’azienda stessa a responsabilità anche gravi. Ciò considerato, si pone il problema di limitare i controlli da parte dei datori di lavoro, o quanto meno far rispettare il sistema di tutele predisposto normativamente per i lavoratori.
I limiti che si pongono al datore di lavoro che intende procedere al controllo telematico dell’azienda è rappresentato dall’art. 4 Statuto dei lavoratori e dal Testo Unico sulla Privacy, D.lg. 30 giugno 2003 n. 196, che raccoglie tutte le norme in materia dei dati personali. A sua volta il Garante, con la deliberazione n. 13 del 1 marzo 2007, ha ritenuto opportuno prescrivere ai datori di lavoro alcune misure necessarie, per conformare le disposizioni vigenti al trattamento di dati personali, per un corretto utilizzo, nel rapporto di lavoro, della posta elettronica e della rete Internet.
Sul punto, è intervenuta anche la Corte di Cassazione che con sentenze succedutesi negli anni, ha cercato di creare un equilibrio tra le disposizioni di legge e le situazioni di fatto concretizzatesi, a tutela del lavoratore dipendente.

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7 INTRODUZIONE Da anni stiamo assistendo ad un processo di profonda trasformazione nel mondo del lavoro, difatti se da un lato emerge il diritto del datore di lavoro di esercitare un certo potere di controllo, nel senso che è legittimato a verificare il corretto andamento dell’organizzazione produttiva e, quindi, anche lo svolgimento dell’attività lavorativa; dall’altra , il diritto del lavoratore a non essere leso nella propria dignità, libertà e riservatezza. Il potere di controllo del datore di lavoro, molto spesso sconfina in atti lesivi dei diritti della personalità fisica e morale dei lavoratori.

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Maria Lauri Contatta »

Composta da 109 pagine.

 

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