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La pieve di San Pancrazio di Montichiari

La storiografia del paese di Montichiari è ricca di scritti riguardanti i numerosi edifici presenti nel territorio, come il castello Bonoris, il duomo, il teatro, le chiese e cappelle minori e altri poli culturali come la biblioteca comunale Giovanni Treccani degli Alfieri e la pinacoteca Pasinetti. Tuttavia, pubblicazioni puntuali e recenti dedicate alla pieve di San Pancrazio, che ne approfondiscano in modo dettagliato le origini e la storia, non esistono, ad eccezione dell'unico lavoro di Gaetano Panazza e Lionello Costanza Fattori che nel 1980, a seguito dei restauri, presentarono alle stampe "La pieve di San Pancrazio a Montichiari".
Per questo motivo ho deciso di procedere verso uno studio dettagliato dell'edificio romanico, che ne tracci non solo le vicende storiche, ma anche gli sviluppi architettonici e le caratteristiche formali.
La chiesa, che è posta sul versante sud-ovest del colle omonimo, uno dei sei che caratterizzano il territorio monteclarense, guarda l'orizzonte e abbraccia una buona parte della pianura bresciana con le località di Calvisano, Carpenedolo, Ghedi e Leno. Il promontorio costituisce le ultime propaggini delle colline moreniche formatesi dal ritiro del preistorico ghiacciaio del monte Baldo, divenendo fin dall'antichità un luogo di notevole importanza strategica.2 Fu così che negli anni intorno al Mille sorsero sulla sua sommità, da una parte una rocca o castello, simbolo del potere politico dei conti Longhi, e dall'altra la chiesa di San Pancrazio, a tutela dei beni della pieve. Nei secoli successivi, e in particolare durante l'XI, questa istituzione esercitò il governo religioso sulla popolazione delle campagne che era dedita alla coltivazione della terra e alla pastorizia.
L'idea di affrontare la storia e l'origine della pieve è derivata dalla consapevolezza che l'edificio è uno dei pochi sopravvissuti del periodo nel territorio bresciano, e ancora oggi non è chiaro il tempo di edificazione né tanto meno la committenza.
Negli ultimi anni uno studioso che ebbe a cuore la pieve di San Pancrazio è monsignor Angelo Chiarini che, durante tutta la durata del suo mandato in terra monteclarense, cercò di ricostruire le vicende della chiesa. Egli, di fatto, scrisse molti articoli sulla rivista parrocchiale "La vita monteclarense", ma, come altri prima di lui, si affidò più alle leggende popolari tramandate dai cronisti che all'analisi delle fonti, e in tal modo contribuì ad accrescere e consolidare la tradizione che vorrebbe la pieve edificata su un sacello pagano o su un tempio dedicato alla dea Minerva. Anche nella pubblicazione di Panazza e Costanza Fattori è ripresa questa teoria e viene spiegato che la derivazione del culto pagano al dio Pan non è del tutto attendibile; i due autori sostengono comunque l'esistenza, in età pagana, di una struttura difensiva ad uso militare dove oggi sorge la pieve e che in appendice avrò modo di riproporre e commentare.
Con il presente studio ho cercato di ricostruire le fasi di sviluppo storico del territorio di Montichiari, con particolare attenzione agli anni intorno al Mille, senza tralasciare gli importanti rimandi alle questioni politiche tra Chiesa e Impero che allora si contendevano il governo della popolazione.
In seguito ho svolto un'attenta analisi descrittiva della pieve e ho cercato di trattare con attenzione gli elementi formali dell'edificio. In questa fase del lavoro, molto lunga e meticolosa, ho osservato in generale la struttura dell'edificio prima esternamente e poi internamente, compiendo misurazione e confronti tra le parti, e in seguito ho esaminato con maggior perizia ogni particolare riportato all'interno del capitolo tutto quello che ho potuto rilevare. In questo modo ho iniziato a formulare qualche teoria sul tipo di costruzione, sulle fasi di lavoro e sul modo di operare delle maestranze che edificarono questo cantiere.
Successivamente ho compiuto una ricerca sulle fonti che ho diviso all'interno di tre capitoli distinti. Nel terzo capitolo ho analizzato le vicende storiche, partendo dalle fonti archivistiche, quali le bolle papali emanate a beneficio della pieve. Nel quarto ho commentato la visita pastorale di Domenico Bollani, del 1655, dove troviamo indicazioni su lavori di manutenzione e di restauro ordinati dal vescovo.
Nel quinto capitolo è stata unificata tutta la fortuna critica esistente sulla Piave, dai primi compilatori, che molte volte, come abbiamo già detto, si sono affidati alle leggende, ai più recenti studiosi.
Infine, nel sesto capitolo sono stati sfruttati i documenti presenti presso d'Archivio della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le provincie di Brescia, Cremona e Mantova e quelli dell'Archivio Abbaziale del duomo di Santa Maria Assunta di Montichiari che sono stati preziosi per ricostruire soprattutto la storia dell'edificio dai primi anni del '900 e gli interventi conservativi e di restauro che hanno coinvolto la chiesa.
L'ultimo capitolo è quello conclusivo dove ho confrontato il materiale fino a qui riunito ed elaborato e ho cercato di paragonare l'edificio con altri coevi. Infine, ho esposto le mie teorie sull'origine e sulla committenza di San Pancrazio.

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7 1. Inquadramento storico e geografico del territorio di Brescia e Montichiari. Montichiari, il cui nome, in origine Montechiaro, potrebbe derivare dal colore biancastro della sua creta, 6 è una cittadina della provincia di Brescia situata a 104 metri s.l.m. e posta sul versante occidentale del fiume Chiese, si sviluppa parte in pianura e parte in collina. 7 Il paese è collocato sull’estrema ondulazione sud-ovest dell’anfiteatro morenico del Garda ed è costituito da sei promontori: Santa Margherita, San Pancrazio, Arzaga, San Zeno, San Giorgio o Monte Mediano e Monte Rotondo, alti dai 20 ai 40 m. 8 Nonostante la modesta altitudine del colle di San Pancrazio, dalla sua sommità è possibile scorgere l’ampia pianura lombarda, che volge verso meridione coprendo le province di Mantova e Cremona. Nell'Historia di Montechiaro, 9 di autore anonimo del XVII secolo, vi sono una descrizione dei colli e delle indicazioni sulla conformazione del paese: «Possiede [Il Comune] in oltre sei Colli o piccoli Monti, quasi in linea retta fra loro poco distanti chiamati S. Margaritta, S. Pangratio, Arzaga, S. Zeno, S. Giorgio, e Rotondo. Freggiandosi la comunità portarli per suo stemma di color d’argento in campo rosso». 10 Questa configurazione territoriale determinò e condizionò lo sviluppo degli insediamenti abitativi fin dall’antichità 11 e fu talmente rilevante da determinare l’aspetto dello stemma del paese, composto da sei colli d’argento in campo rosso sormontati da una croce. 12 Il territorio di Montichiari è uno dei più estesi del circondario. 13 Analizzandolo dal punto di vista archeologico, può essere suddiviso in tre zone in direzione nord-sud: la prima, centrale, coincide con il fiume Chiese e con le colline moreniche, e forma una lingua adiacente al corso del fiume; le altre due, più esterne e pianeggianti, racchiudono la prima. 14 Esse si formarono con il deposito dei detriti di derivazione glaciale e oggi costituiscono la zona pianeggiante e agricola di Montichiari. 15 Lo sviluppo abitativo, da epoche assai remote 16 fino agli anni intorno al Mille, accrebbe lungo la 6 CHIARINI 2008, p. 12. 7 FOFFA 1949, p. 3. 8 Ibidem. 9 CHIARINI-SUPERFLUO 1995. Il manoscritto anonimo è trascritto integralmente da questi due autori ed è conservato anche in copia dattiloscritta nell’Archivio Abbaziale di Santa Maria Assunta di Montichiari. 10 Ivi, p. 42. 11 CHIARINI 2008, p. 12. 12 FOFFA 1949, pp. 3-7. 13 CHIARINI 2008, p. 12. 14 BREDA 2007, p. 23. 15 ZAINA 1963, p. 29. 16 Le tracce più antiche della presenza umana in questo territorio risalgono al Paleolitico inferiore: reperti litici provengono da una località situata sulla sommità di Monte Rotondo, ma anche presso Monte San Giorgio sono stati

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Chiara Botticini Contatta »

Composta da 354 pagine.

 

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