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L'avventura di RT90. La voce intangibile di un popolo nel panorama radiofonico degli anni '90

Nel corso della sua evoluzione storica la radio ha accompagnato momenti importanti della storia italiana dimostrando, in particolare, quanto la sonorità possa coinvolgere, attirare l’attenzione senza precluderla: il suo vero punto di forza. La radio, le radio che hanno popolato il nostro paese si sono imposte come orecchio sul mondo e orecchio sull’uomo stesso: come quando si osserva da una finestra e il momento diventa occasione per sondare se stessi. La gente sentiva, ascoltava, sognava e immaginava da ogni parte del mondo e soprattutto iniziava a sentirsi ascoltata. Una comunicazione senza fili che permetteva di costruire legami e anticipare quello che si sarebbe preposto, in maniera diversa, con il Web. Nel corso degli anni Novanta il mezzo radiofonico inizia a mettere in evidenza aspetti diversi e definire i propri percorsi mediali all’interno del sistema comunicativo, in particolare cambia e si evolve l’universo delle radio private e il ruolo assunto dalla radio pubblica. Le pagine a seguire cercheranno di mettere in luce le polisemie e le pluralità di esperienze radiofoniche che hanno preso corpo in quel decennio e non solo, tracciando una sorta di linea storica per soffermarci poi su un caso particolare (Cap. 2). La breve storia di una radio locale, una testimonianza di una radio all’avanguardia, nell’affollato cielo dell’etere. In un mondo fatto di nicchie e di tribù anche una piccola emittente di un paese siciliano può aiutare a spiegare quel particolare mix di appartenenza e d’individuazione che una radio può rappresentare, quel senso d’identità che può essere inteso come scelta totale o come scelta di vita perché in sintonia con le proprie esigenze o con quelle della propria comunità. Oggi, all’interno dell’universo mediale, la radio si pone come un apparecchio sempre giovane, il quale non perde punti grazie alla sua capacità di rinnovarsi e di seguire le onde sommerse nella fiumana della società...

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6 INTRODUZIONE - LA RADIO: MEZZO DI DIFFUSIONE E INCLUSIONE “Esistono pochissimi modi per scrivere una parola, ne esistono tantissimi per pronunciarla” M. McLuhan La radio dà forma alla nostra esperienza più che comunicarci cose che sappiamo già. La radio nasce come un progetto preciso, in altre parole quello di trasmettere e/o ricevere informazioni. Nel tempo viene modellata dalla cultura, dalla conoscenza per divenire un imbuto da cui attingere e in cui raccogliere e mescolare le storie di un paese, di una società piccola o grande che sia. Il fascino di questo sempre “nuovo” mezzo viene definito nel corso del tempo in tanti modi, da “tamburo tribale” a “voce invisibile” 1 , al fine di poter cogliere le sue tante sfaccettature. Un mezzo che si affida alla parola pronunciata e a un nuovo tipo di ascolto che si serve d’indizi visivi per lasciar spazio all’immaginazione. Forse è proprio questo che incuriosisce della radio: la libertà di far giri e giochi mentali nell’unire immagini e suoni. La nostra percezione cambia e cambia da persona a persona e in base alle nostre esperienze e proiezioni ci rendiamo autori di un “ascolto selettivo” selezionando le parti da ascoltare, prestando un’attenzione ora superficiale ora cinica a quel dato suono; forse, perché l’“acusma”, ovvero la possibilità di ascoltare il suono da qualunque luogo provenga , non ci costringe a fermarci su una riga o su un’immagine. Eppure, dovremmo parlare anche di un altro tipo di ascolto selettivo 2 , in quanto capace di creare uno spazio esclusivo ma al tempo stesso inclusivo, in cui sentirsi accettati e parte di una fruizione culturale condivisa. Apparsa la tv, la radio, seppur un mezzo “monosensoriale”, sembrava dominare la scena mediatica e poco si credeva nella tv come medium domestico. Si guardava soprattutto alla straordinaria potenza evocativa che mancava alla tv, alla strepitosa facoltà di creare legami ed essere comunque presenti a distanza: quello che uno studioso avrebbe definito l’essere un “medium caldo”. Eppure, con gli anni, la profezia non si rivela corretta. Alla luce delle nuove tecnologie, l’effetto dell’immagine risulta essere preponderante e la radio assume la parte della “sorella cieca della televisione” e, in seguito, con l’arrivo del web la parte del terzo incomodo. Si inizia, tuttavia, a concepire il suo limite come un potenziale, come un quid essenziale da cui ripartire. Fin’ora la sua aderenza allo statuto del suono e della voce si è dimostrata vitale. Con lo sviluppo economico e il progresso tecnologico, la televisione ben presto si conferma da finestra sul mondo a finestra sul mercato pubblicitario (Antonio Ricci), mentre lo spettatore da casa 1 M. McLuhan, “Gli strumenti del comunicare”, 1964; Raymond Williams, “Tecnologia e forma culturale”, 1974 2 E. Menduni, “La radio. Percorsi e territori di un medium mobile interattivo”, Baskerville, Bologna 2002, p.8

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Lucia Geremia Contatta »

Composta da 84 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 353 click dal 28/01/2013.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.