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Caratterizzazione multitecnica di materiali adesivi e di riempimento usati nella oreficeria medievale

In questo lavoro di tesi sono stati caratterizzati campioni di riempitivi usati durante il Medioevo per unire il metallo prezioso (oro o argento) alla base di legno sottostante e per fare da base alla lavorazione della lamina stessa. Gli adesivi provenivano dal Crocifisso del Duomo di Vercelli e tre legature – cioè copertine di Vangeli o altri testi sacri: il "Liber Evangeliorum" o Codice C, il "Codex Eusebianus" o Codice A e la Pace di Chiavenna; per analizzare sia la componenente organica (cera o colofonia)che quella inorganica (sabbia, argilla o cocci di terracotta) sono state usate le spettroscopie FT-IR e Raman, la diffrazione dei raggi X (XRD), la fluorescenza dei raggi X (XRF), la gascromatografia accoppiata a spettrometria di massa (GC-MS) e la termogravimetria (TGA); sono inoltre stati riportati i risultati della datazione al radiocarbonio.

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Introduzione 1 1. Introduzione In questo lavoro di tesi mi sono occupata della caratterizzazione del materiale di riempimento prelevato da diverse opere d’arte di epoca medioevale, specificatamente il Crocifisso del Duo- mo di Vercelli (XI secolo) e tre legature – cioè copertine di Vangeli o altri testi sacri: il Liber E- vangeliorum o Codice C (XI – XII secolo), il Codex Eusebianus o Codice A (X secolo) e la Pace di Chiavenna (XI – XII secolo)[11]. Le prime due sono conservate nel Museo del Tesoro del Duomo di Vercelli, l’ultima nel Museo del Tesoro di Chiavenna (SO). Nel caso dei campioni provenienti dal Crocifisso, inoltre, si è voluto verificare se, come attesta la tradizione [49], alcuni di essi provengano da parti aggiunte a posteriori rispetto all’epoca di realizzazione del manufatto stesso. L’oreficeria ebbe una vera e propria esplosione di forme durante l’Alto Medioevo, dato che ogni popolazione cosiddetta “barbara” aveva uno stile caratteristico e tutte queste genti possedeva- no una grande conoscenza riguardo la lavorazione dei metalli. Nel loro studio si tende perciò a dividere i manufatti secondo il popolo che le ha create, ma anche questo può essere molto complicato, visto che le commistioni erano frequenti; nel nord Italia, per esempio, convissero felicemente arte bizantina, carolingia e ottoniana. In generale, le opere di oreficeria avevano scopo decorativo (gioielli, fibule di cinture, spille, el- se di spade), magico–protettiva (amuleti) o devozionale, come nel caso degli oggetti citati in questo lavoro di tesi: i Crocifissi, le legature di testi sacri e le corone e gli altri attributi dei so- vrani, anche se questi ultimi intersecano tutte e tre le categorie citate. Comunque, a un oggetto in oro o argento si attribuiva sempre un significato magico o sacro, per l’incorruttibilità dei me- talli, insieme a una manifestazione della ricchezza e del potere del committente e di chi li indos- sava. Eppure, paradossalmente non abbiamo notizie delle officine orafe che creavano questi oggetti, anche se è noto che gli oggetti religiosi erano spesso creati direttamente nei monasteri; per quanto riguarda le tecniche di realizzazione, invece, esse sono state ricavate o dall’analisi delle opere giunte fino a noi, o dai trattati tecnici dell’epoca, il più famoso e importante dei quali è il De Diversis Artibus del monaco Teofilo, una sorta di enciclopedia del sapere tecnico del Medioevo (è stata redatta nel XII secolo) nel campo dell'arte e dell'artigianato.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Dipartimento di Scienze e Innovazione Tecnologica

Autore: Eleonora Agosta Contatta »

Composta da 161 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 685 click dal 31/01/2013.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.